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Con il decreto Salva Italia si potranno comprare gli anticoncezionali al supermercato?

dicembre 12, 2011 Benedetta Frigerio

Con la manovra le pillole anticoncezionali, la pillola del giorno dopo, gli psicofarmaci e i sonniferi potranno essere venduti anche al di fuori delle farmacie? Intorno alla decisione del governo Monti si sta svolgendo un’aspra battaglia, come confermano le due lettere che pubblichiamo: quella di Bersani ai parafarmacisti e quella di 73 pidiellini al premier

Con il decreto Salva Italia le pillole anticoncezionali, la pillola del giorno dopo, gli psicofarmaci e i sonniferi potranno essere venduti anche al di fuori delle farmacie? Il dubbio è lecito. Ad ora la situazione non è ancora chiara, ma pare che con l’approvazione del decreto, essendo prevista la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, anche questi potranno arrivare sui banchi dei supermercati. Renzo Puccetti, membro dell’unità di ricerca della European medical association, è preoccupato perché vede in questa decisione un ulteriore passo in avanti sulla strada della banalizzazione dell’aborto: «Se si banalizza la contraccezione – dice a Tempi.it – il comportamento sessuale diventa un gioco cui si può partecipare senza conseguenze e a prezzi stracciati. E questo non educa certo all’importanza o all’accoglienza del frutto di un atto d’amore». Il senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri (Pdl), segretario della commissione Igiene e sanità di palazzo Madama, concorda: «Abbassare i prezzi dei contraccettivi significa aumentarne la distribuzione». Ed è stupito che, finora, sia i ministri cattolici sia lo stesso premier non abbiano detto una parola in merito: «Non ho sentito una parola né da Andrea Riccardi, né dal ministro della Salute Renato Balduzzi né da altri. Solo silenzi. E come tacciono loro tacciono i leader dei partiti».

Perché? La partita che si sta giocando è un po’ più ampia e non riguarda solo le pillole e gli psicofarmaci. La senatrice del Pdl, Laura Bianconi, in Commissione igiene e sanità, spiega a Tempi.it che su un provvedimento del genere «Pier Luigi Bersani sta lavorando da molto tempo. Il decreto va infatti a vantaggio delle grandi cooperative da cui Bersani prende voti». Il sospetto della senatrice trova una conferma indiretta in una lettera che Tempi.it è in grado di mostrarvi. È stata indirizzata nei giorni scorsi da Bersani ai rappresentanti del mondo delle parafarmacie italiane. Scrive Bersani: «Nel ringraziarvi innanzitutto per il riconoscimento che avete voluto esprimere nei riguardi dell’azione che il Partito Democratico ha condotto in questi tre anni per la difesa e valorizzazione sia del ruolo delle parafarmacie che della professione di farmacista, sono a condividere con voi la soddisfazione per il traguardo raggiunto con l’inserimento nel decreto-legge del principio della liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C, che fino a poco tempo fa sembrava di difficile raggiungimento in considerazione della situazione politica esistente».

Nella missiva, il segretario del Pd trova modo di lamentarsi per la restrizione prevista nel decreto di dare il via libera alla vendita nei supermercati solo nei Comuni con più di 15 mila abitanti. Scrive, infatti, Bersani: «Purtroppo inaspettatamente il Governo ha voluto inserire nel decreto un’immotivata limitazione territoriale nell’applicazione di tale principio. Vi posso assicurare che il Partito Democratico si adopererà per eliminare tale vincolo, continuando la battaglia per la modernizzazione del sistema delle professioni e per le liberalizzazioni a difesa dell’interesse dei consumatori».

In opposizione alla novità introdotta dal decreto, Luigi d’Ambrosio Lettieri ha scritto una lettera a Mario Monti. A Tempi.it spiega che «insieme a 70 parlamentari abbiamo scritto questa lettera in cui le argomentazioni contro il provvedimento sono sia di tipo etico sia di tipo economico. La non eticità sta nel messaggio di banalizzazione dei farmaci: che idea si dà alle persone, vendendo contraccettivi, pillole del giorno dopo o ansiolitici al supermercato e a prezzi stracciati? La gente penserà che sono pillole da assumere senza troppi scrupoli, come fossero Zigulì». Ma per Lettieri la manovra è anche antieconomica: «Le parafarmacie, con l’appoggio delle grandi catene multinazionali, avranno accesso ai farmaci a prezzi stracciati: così molte farmacie non reggeranno. Sarà un monopolio che svilirà il servizio, non dovendo le parafarmacie competere con nessuno». La lettera è firmata da molti pidiellini, ma ci sono anche i nomi di Mario Ferrara, Giuseppe Menardi, Maria Castiglione (Io Sud), Egidio Digilio (Fli) e Giuseppe Astore (Misto). La sorpresa per Lettieri è stata nel constatare che «quando ho chiesto ad altri colleghi, trasversalmente d’accordo con la mia idea, di firmare, ho trovato imbarazzo. Sicuramente è arrivato un ordine di scuderia, non mi spiego altrimenti perché non abbiano voluto mettere la loro firma».

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1 Commenti

  1. atchir scrive:

    Solo alcune domande:chi è l’ingenuo che crede che i governi tecnici non siano politici? Chi pensa che i politici abbiano fatto un passo indietro per responsabilità e non per perseguire meglio interessi sporchi che non potevano più permettersi di sostenere apertamente davanti ai propri elettori? Chi pensa che siano state casuali certe nomine e certi atteggiamenti(vedi da una parte il ministro della salute, dall’altra la sbandierata “sobrietà” e partecipazione quotidiana alla Santa Messa)? Io continuo a pensare che in democrazia occorra dare sempre e comunque la parola alla politica, rischiando anche il voto e che da una falsità come punto di partenza non può nascere nulla di buono.

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