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Come hanno fatto le assicurazioni ad assicurarsi un futuro

dicembre 15, 2016 Francesco Megna

In uno scenario di perdurante crisi in Italia e di rallentamento internazionale, il settore sembra essere al riparo dagli shock peggiori. Ecco perché

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Nel 2016, il settore assicurativo vita italiano continua ad essere fortemente attrattivo per i consumatori (+5-6 per cento), anche se sarà fisiologico un calo della nuova produzione dopo i record degli ultimi anni. Per quanto riguarda il ramo danni, pur in uno scenario di deterioramento dell’income ratio per effetto della caduta dei prezzi, nel 2015, per la prima volta, la raccolta non auto ha superato quella del settore motor.

Il settore assicurativo è pronto per affrontare i cambiamenti dello scenario macro, internazionale e nazionale. Il 2016, si sta caratterizzando per un rallentamento strutturale della crescita cinese e per uno slittamento del traino dello sviluppo globale dai paesi emergenti alle economie mature. Gli sforzi del governo cinese per mantenere la crescita intorno al 7 per cento difficilmente avranno successo, in una fase in cui il modello economico sta virando verso i consumi interni. A questo si aggiunge il prezzo del petrolio: uno scenario che creerà grandi problemi ai paesi emergenti e a quelli esportatori. Il crollo dei prezzi delle commodity ha finora avvantaggiato le economie mature, ma sta destabilizzando l’economia globale e lo scacchiere geopolitico.

L’Italia finalmente ha ricominciato a crescere. Ma sappiamo che la ripresa è ancora debole e finora sostenuta da alcuni fattori esogeni (la politica monetaria della Bce, il deprezzamento dell’euro e i costi ridotti dell’energia) e altri endogeni, come le riforme del governo: Jobs Act, spendig review e taglio delle tasse, in primis. Nel 2016, lo sviluppo italiano dovrà però puntare sulla ripresa dei consumi interni, di cui già si intravedono i prodromi.

I dubbi maggiori sull’Italia derivano dagli investimenti: l’economia italiana non è ancora in grado di trasformare la ricchezza in business e produttività. Senza un miglioramento in questo senso la ripresa non potrà essere né forte né duratura. Questi ritardi sono giustificati dalla paura per la volatilità, un rischio che nel 2016 sarà effettivamente molto presente a livello internazionale: ecco perché è essenziale che i consumi tornino a essere robusti e diano fiducia al settore privato.

In questo scenario, il settore assicurativo italiano dovrebbe essere al riparo dagli shock peggiori, soprattutto grazie al lavoro fatto dal 2012 in poi. Il cambiamento principale è l’avvento del regime di Solvency II. Le compagnie italiane sono arrivate preparate all’appuntamento, soprattutto dal punto di vista della gestione patrimoniale: in questi ultimi due anni, è stato ridotto in modo significativo lo stock di polizze vita a tassi minimi garantiti, che sono state sostituite con prodotti di ramo III. Non solo: i ritorni garantiti dalle polizze di ramo I sono più bassi della maggior parte dei paesi europei (1,7 per cento); meglio dell’Italia fanno solo Regno Unito e Svizzera.

Pur in un contesto di lento declino della raccolta, si prevede che i contratti unit linked rappresenteranno nel 2016 il 30-40 per cento della nuova produzione del comparto vita. Altra caratteristica di forza del mercato assicurativo italiano è il matching virtuoso tra passività e attività. Lo ha certificato Eiopa con lo scorso stress test e lo conferma l’agenzia di rating, che prevede una riduzione dell’impatto dei bassi tassi d’interesse sul capitale richiesto da Solvency II alle compagnie italiane proprio grazie alla struttura asset/liability. L’unico punto debole è la duration che, essendo minore (5-7 anni) rispetto ad altri mercati, limiterà in futuro l’incasso delle plusvalenze.

Il mercato italiano è favorito anche della formula standard di Solvency II, che garantisce benefici a chi, come le compagnie italiane, hanno nelle casse molti titoli di Stato. È ovvio che qualora i bond governativi non fossero più considerati risk free (questa è la tendenza della stessa Eiopa), le imprese avrebbero necessità di incrementare (e di molto) il proprio capital requirement.

Infine il mercato danni, che si trova nella posizione per poter affrontare la competizione e le incertezze normative. I punti critici sono proprio la non prevedibilità del costo dei sinistri, la quale, non sarà risolta dall’eventuale approvazione delle tabella nazionale sulle macrolesioni, e la risalita della frequenza sinistri auto nel prossimo anno. Ci si attende un leggero deterioramento del combined ratio del ramo danni (circa al 95 per cento) a causa anche del calo dei prezzi Rc auto. Tuttavia, ricordiamo come il combined ratio netto del settore italiano sia passato dall’essere il peggiore nel 2009, tra Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, all’essere il migliore nel 2015: il tutto grazie alla competitività tra i player del mercato e ai cambiamenti delle normative.

Foto assicurazione da Shutterstock

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