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Come fare banca senza andare in banca, e risparmiando

settembre 20, 2012 Massimo Giardina

In banca non si va più perché non serve. I servizi on-line stanno rendendo inutili le troppe filiali sparse nel territorio e cresciute dal 1993 ad oggi. Intanto le “virtual” guadagnano e le altre si mettono i cerotti

Si fa ancora fila in banca? Pare di no e non è a causa della crisi. È abbastanza noto che se le entrate diminuiscono, le uscite permangono: mutui, spese, bonifici, F24, bisogna sempre pagarli. La fila in banca è diminuita per una semplice ragione: in banca non si va più. La propensione al virtual banking in Italia è ancora molto bassa, ma in aumento. Si è passati da 13 per cento nel 2008 al 18 per cento nel 2012, ma la media europea è decisamente più alta: 50 per cento.

L’OSSESSIONE DEGLI SPORTELLI. La corsa alle filiali dopo la riforma del Testo unico bancario nel 1993 dove si liberalizzava l’apertura degli sportelli non più vincolati all’autorizzazione di Banca d’Italia si è da poco conclusa con un esito pesante. Le banche tradizionali si sono ingrandite e hanno aumentato i propri costi fissi mettendo a repentaglio l’efficienza del servizio offerto.
«Banking is essential, banks are not» diceva agli inizi del 2000 Bill Gates. L’attività bancaria continuerà senza le banche è il messaggio: ci sarà sempre bisogno di un soggetto che raccoglie e impiega denaro, ma il modello bancario come lo abbiamo conosciuto fino ad ora non sarà più lo stesso.
Anche in Italia stiamo osmotizzando la profezia del fondatore della Microsoft, tant’è che negli ultimi tempi gli italiani abbandonano le banche fatte di muri e mattoni per approdare al virtual banking. Le offerte sul mercato delle proposte on line mettono in atto un nuovo modello, impossibile da praticare per i soggetti che devono pagare affitti, utenze, stipendi degli spostellisti. Il nuovo modello è: zero costi per il cliente, grazie al vantaggio competitivo dei servizi on-line.
Mediolanum, Ing Direct, Fineco, WeBank, sono alcuni esempi del nuovo sistema di fare banca che entro pochi anni soppianterà i numerosi sportelli sparsi nei territori.

ESEMPI VIRTUOSI. Ing Direct è salpata in Italia nel 2001 e in undici anni ha superato il milioni di clienti che utilizza per il 95 per cento i canali digitali nell’effettuare le classiche operazioni bancarie. Dato significativo è che il 90 per cento degli utenti è esodato da banche tradizionali e nella maggior parte dei casi chiudendo i rapporti di provenienza. Anche Fineco cresce: a fine 2011 si avvicinava ai 850 mila clienti con ottimi risultati per il gruppo Unicredit (a cui Fineco appartiene) con un Roe del 19,82 per cento. Da rilevare che la media nazionale per l’indicatore di redditività appena menzionato nel settore bancario tradizionale è del 2,2 per cento.
Anche Mediolanum cresce. Il gruppo di Ennio Doris è sempre stato all’avanguardia nel proporsi al pubblico ed è sempre stato attento alla gestione dei costi. Infatti la banca di Basiglio non ha mai investito in filiali, ma nella figura del family banker. A giugno Mediolanum superava il milione di clienti con 676 mila conti correnti e di deposito, registrando un incremento dell’8 per cento da gennaio e del 17 per cento da giugno 2011. L’utile del gruppo è aumentato del 125 per cento attestandosi a 217,5 milioni di euro.
CheBanca, del gruppo Mediobanca, è in controtendenza. Nella conferenza stampa di oggi, per la banca retail di Piazzetta Cuccia è stato resa nota una perdita di 42 milioni, da sommare ai 39 dell’anno precedente su un valore di raccolta di 11,6 miliardi di euro in aumento rispetto ai 10 miliardi del giugno 2011. In effetti Chebanca non è una vera propria banca on line: ha 44 filiali e si configura con un modello multicanale orientato al web. Sta di fatto che 44 filiali costano e i dati lo dimostrano.

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