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Come aiutare chi ha un mutuo, fregando alle banche 3,4 miliardi di euro

settembre 14, 2011 Rodolfo Casadei

La lezione del premier ungherese Viktor Orban, che darà alle banche una bella stangata. Potrebbe diventare legge un progetto per cui chi ha debiti in valuta estera con le banche ungheresi, potrà saldarli in un’unica rata a un tasso di cambio fisso. Così chi ha acceso mutui risparmierà il 25 per cento e le banche perderanno miliardi. Comprese Unicredit e Intesa Sanpaolo

C’è chi minaccia stangate alle banche e c’è chi gliele rifila per davvero nell’Europa dei 27. C’è chi si accontenta di critiche sferzanti al sistema creditizio che sa solo fare soldi con la finanza, chi propone tasse Tobin per frenare la speculazione internazionale, tanto ambiziose quanto irrealizzabili, e chi le mani nelle tasche degli speculatori e delle banche, che lucrano profitti in doppia cifra dai mutui pagati dalla gente comune, ce le mette per davvero. È il caso dell’Ungheria e del suo controverso primo ministro, un uomo che o si ama o si odia: Viktor Orban.

Il leader carismatico di Fidesz, il partito di centrodestra ungherese vincitore delle elezioni del 2010, ha annunciato la presentazione di una mozione in parlamento destinata a spianare la strada a un decreto legge che permetterà a tutti coloro che hanno debiti in valuta estera con le banche presenti sul suolo magiaro di saldarli in un’unica rata a un tasso di cambio fisso. Il provvedimento è evidentemente pensato per tutti quegli ungheresi che negli anni passati hanno contratto mutui con le banche utilizzando come valuta di riferimento non il fiorino, moneta nazionale, ma il più affidabile e, a quei tempi, economico franco svizzero. La tempesta finanziaria sui debiti sovrani dei paesi dell’Europa mediterranea ha creato un nuovo quadro di riferimento che ha visto rafforzarsi al di là di tutte le aspettative il franco svizzero nel mentre che la valuta comone europea perdeva terreno.

Nell’estate di tre anni fa la valuta elvetica si scambiava a 1,60 con l’euro, nell’agosto scorso era salita a 1,10. Fra il novembre 2010 e l’agosto 2011 il franco svizzero si è rivalutato del 27 per cento sulla valuta comune europea. Finchè le autorità monetarie elvetiche si sono stufate, a causa degli effetti negativi sulle esportazioni nazionali, sempre meno competitive a causa del franco fortissimo. Sono uscite a comprare euro come se piovesse, fino a far scendere il cambio con la propria valuta nazionale a 1,20, “soglia massima che non dovrà più essere superata”, hanno detto. Hanno pure fatto incetta dititoli di Stato, ma quasi solo tedeschi e francesi, gettando le basi per un peggioramento dello spread fra i Bund di Berlino e i Bot e i Btp italiani. Non solo l’euro ma anche il fiorino ungherese ha ripreso un po’ di fiato, ma molto meno di quanto ci sarebbe bisogno. Tre anni fa, quando fu sottoscritta la maggior parte dei mutui, la valuta magiara si scambiava a 146 col franco svizzero, a metà dell’agosto scorso si era arrivati a 263; adesso il cambio è sceso a 233, che è sempre troppo per le tasche degli ungheresi che poi devono pagare la rata del mutuo. Quand’ecco che è arrivato Orban nelle vesti del salvatore dei focolari domestici indebitati: i debitori in valute estere, ha detto in Parlamento, potranno pagare in un’unica rata a un tasso di cambio fisso quanto ancora devono alle banche. Ciò permetterà loro di risparmiare il 25 per cento sui pagamenti futuri facendo riferimento al tasso di cambio attuale. A rimetterci saranno le banche, che registreranno mancati guadagna per 3,4 miliardi di euro.

L’Associazione bancaria ungherese ha duramente criticato l’iniziativa, dichiarando per bocca del suo segretario generale Levente Kovacs: «Il piano è inaccettabile per la comunità finanziaria perché presenta seri rischi finanziari, macroeconomici e relativi alla crescita». Il gruppo lamenta di non essere stato consultato dal governo e minaccia di inoltrare tutti iricorsi possibili, in Ungheria e presso le istituzioni dell’Unione Europea. Non è la prima volta che Orbvan munge il settore bancario per risolvere i problemi di bilancio ungheresi, paese dove il debito pubblico si aggira attorno all’80 per cento del Pil a causa delle politiche di spesa dei passati governi. L’anno scorso una tassa speciale, riconfermata per quest’anno e per il 2012, ha portato nelle casse dello Stato l’equivalente di quasi un miliardo di dollari, prelevati dai profitti delle banche. La mancata ripresa economica e il deludente secondo quadrimestre della produzione industrale e dell’andamento del Pil quest’anno hanno spinto il primo ministro a immaginare una nuova misura come quella relativa all’estinzione dei mutui.

Orban ha sottolineato che le banche straniere presenti in Ungheria, che già da tempo hanno ridotto i loro prestiti ai privati, sono in grado di far fronte alle perdite grazie alle case madri di riferimento. Quanto alle banche ungheresi, queste potranno rivolgersi allo Stato in caso di situazioni particolarmente compromesse. Il primo ministro si dice cosciente delle accuse di illegittimità del suo imminente provvediemnto da parte del settore bancario, ma sottolinea che il governo è pronto a sostenere qualunque attacco. «Era tempo di prendere posizione e di decidere con chi stare, le banche o il popolo. Noi abbiamo scelto di stare dalla parte del popolo», ha commentato il capogruppo di Fidesz in Parlamento, Fidesz Janos Lazar. Che ha pure respinto gli attacchi dell’opposizione socialista, che sostiene che il governo sta deliberatamente danneggiando il sistema bancario. «Nessuno vuol far fallire le banche», ha ribattuto Lazar. Ma i banchieri non si sentono affatto rassicurati. Compresi quelli di Intesa Sanpaolo e Unicredit, banche italiane che hanno un’esposizione rispettivamente pari a 430 milioni di euro e a 1,5 miliardi di euro in Titoli di Stato ungheresi. Per quanto riguarda gli impieghi bancari nel Paese, in base ai dati dell’anno scorso, erano di 3,9 miliardi per Unicredit e di 6,7 miliardi per Intesa.

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