Google+

Le colpe del caos arabo. A Bush quel che è di Bush, a Obama quel che è di Obama

giugno 1, 2015 Lodovico Festa

C’è chi dalla Casa Bianca ha commesso gravi errori con una strategia in sé non irragionevole e chi sta destabilizzando un’area cruciale del mondo senza un’idea di dove arrivare.

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) –I candidati alla Casa Bianca (persino Hillary Clinton, ai tempi sostenitrice dell’attacco a Baghdad) sono sotto tiro sulla guerra all’Iraq: costretti (compreso il fratello di George W., Jeb) dai sondaggi a prendere le distanze dalla scelta di abbattere Saddam Hussein mentre vari commentatori mettono (in malafede) sul conto di questa scelta anche quelle di liquidare Hosni Mubarak e Muhammar Gheddafi preparando l’attuale caos post Primavere arabe. Chi, però, non deve fare propaganda può permettersi giudizi meno strumentali. Dopo il 2001 Washington si trovò di fronte a due sfide: quella partita nel 1979 con la rivoluzione khomeinista e quella maturata negli anni Novanta con al Qaeda. Per spezzare questa spirale di sovversione globale era indispensabile rassicurare l’Arabia Saudita insidiata non solo dall’eversione sciita e dal qaedismo, ma anche dal militarismo saddamita che invadendo il Kuwait colpiva al cuore la sua sicurezza. Puntare su Baghdad a mio parere era l’unica via per dare una base a un possibile processo di stabilizzazione.

Poi, secondo una certa tradizione di Washington (si pensi alla Cina dopo il ’45 o al Vietnam negli anni Sessanta), sono stati fatti clamorosi errori: non si sono curati i sunniti iracheni, non sono stati protetti gli sciiti quietisti di Baghdad dall’influenza dell’Iran, verso cui non è stata organizzata una non impossibile iniziativa di regime change. Quando con David Petraeus si era iniziato a correggere alcuni errori di fondo e a dare una prospettiva alle guerre irachena e afghana, è arrivato Barack Obama che in Medio Oriente ha sbagliato quasi tutto, creando un vasto schieramento di sfiduciati (dai sauditi ai turchi agli egiziani passando per gli israeliani), dando a Teheran un’inedita capacità di influenza, spingendo così ampi settori di mondo sunnita verso il fondamentalismo terrorista. Insomma, c’è chi dalla Casa Bianca ha commesso gravi errori con una strategia in sé non irragionevole e chi sta destabilizzando un’area cruciale del mondo senza un’idea di dove arrivare.


Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

2 Commenti

  1. Raider scrive:

    La finezza delle riflessioni dei soliti complottisti non trova di meglio, per replicare, che le solite calunnie contro con chi non ne condivide le farneticazioni.

  2. Raider scrive:

    Uno che continua a spacciarsi per qualche altro non ha bisogno di credere al complotto come legge della storia, nientemeno, per dimostrare di vivere in uno stato permanente di delirio, ma solo di psicoterapeuti come quelli in servizio a Gaza, per es.: dove sanno come togliere dalla testa certe fissazioni complottiste – per es., Hamas è una filiazione del Mossad. Poi, il coplottista paranoico potrà dire – per una volta – a ragione, da superlativo cretino peggio che ridicolo qual è, che “le cose non succedono a caso.” Lui, infatti, è venuto così: e con qualcuno se la deve prendere. Da qui, la sindrome del complotto. Che non lo abbandonerà mai.

    N.B. Non leggo più i post dei due fanatici che se la prendevano con Lodovico Festa nei termini congeniali allo psicopatico multinick. Non so se avevano aggiunte altre idiozie a quelle in acconto. Forse, si potrebbero cancellare allo stesso modo post come quelli che danno modo a psicopatici in crisi di identità di aggiornarci sui loro deliri.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Nessuno fiati. Nessuno si muova. L’hanno fatto davvero! Hanno ridato vita alla storica sigla GSi. Un’icona per tutti i “figli degli Anni ‘80” cresciuti a pane e Opel sportive. Con buona pace della divisione OPC, la nuova versione high performance della Insignia Grand Sport – seconda generazione della berlina tedesca – tornerà a sfoggiare la […]

L'articolo Opel Insignia GSi: gradito ritorno proviene da RED Live.

Solida e ben fatta, la Seat Ateca 1.6 TDI Advance è il primo SUV della Casa spagnola. Si parte da meno di 24 mila euro chiavi in mano

L'articolo Prova Seat Ateca 1.6 TDI Advance proviene da RED Live.

La fortwo, l’utilitaria più corta sul mercato – è lunga solo 2,69 m – si aggiorna. La novità principale è rappresentata dalla disponibilità di serie, sin dall’allestimento entry level youngster, della frenata automatica d’emergenza e dei fendinebbia. Un upgrade in materia di sicurezza tutt’altro che marginale, esteso anche alla versione a quattro posti forfour. Tessuto […]

L'articolo smart fortwo e forfour 2018: danno di più proviene da RED Live.

Vi piace pedalare in collina? Se volete farlo in compagnia di migliaia di altri ciclisti, e con la possibilità di mettere alla prova il vostro spirito agonistico, l’occasione giusta è la 5° edizione della Granfondo Scott, in programma il 3 settembre 2017 con partenza e arrivo a Piacenza Expo. La manifestazione propone due percorsi, caratterizzati […]

L'articolo Granfondo Scott, al via il 3 settembre proviene da RED Live.

C’è qualcosa che non torna… Non dovevi cambiare radicalmente? Non dovevi votarti alla collocazione centrale del motore? Ah, manca ancora un anno? Questo, allora, significa che sei l’ultima versione della Corvette “tradizionale”. Il canto del cigno di una delle muscle car più apprezzate al mondo che, per festeggiare i 65 anni di carriera, debutta nella […]

L'articolo Chevrolet Corvette MY18: l’ultima volta proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana