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Colletta alimentare, Inzoli: «Un gesto che ridà coscienza della propria dignità»

novembre 29, 2011 Carlo Candiani

Don Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare: «Rinnoviamo lo spettacolo della condivisione gratuita del destino dei fratelli uomini»

Sono ormai 15 anni che la Giornata nazionale della colletta alimentare, proposta dalla Fondazione Banco Alimentare, coinvolge milioni di italiani che decidono di fare la spesa per chi fa fatica anche solo a sfamarsi, aiutando concretamente le associazioni che affrontano sul territorio questa emergenza sempre più diffusa. Perché fare la Colletta alimentare sabato 26 novembre? Si legge sul sito: “I poveri sono in costante crescita e sono sempre più prossimi a ciascuno di noi. Non manca solo il cibo, manca il lavoro, la casa e soprattutto sembrano venir meno le ragioni per sperare e per questo si è sempre più soli; una solitudine spesso avvertita da chiunque, poveri o ricchi. Cristo, presente ora, colma quella solitudine, risponde a tutte le esigenze del nostro cuore. Per questa esperienza, proponiamo a ognuno la Colletta alimentare, perché facendo la spesa per chi è nel bisogno, si ridesti tutta la nostra persona”.

«Mi viene in mente quello che racconta il Vangelo, quando Gesù davanti alla grande folla che lo seguiva, rispose così alla domanda degli apostoli che chiedevano come sfamare quella moltitudine: “Voi stessi date loro da mangiare”. In quelle parole Gesù si identifica in quella gente che lo cercava e lo seguiva». Così don Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare, ha spiegato a Radio Tempi le ragioni dell’iniziativa. «C’è anche un altro passo del Vangelo in cui Cristo dice: “Qualunque cosa avete fatto ai più piccoli l’avete fatto a me”. Credo proprio che in un momento come questo davanti alla solitudine di tanti, questa immedesimazione con Gesù e con il bisogno del povero, insieme al desiderio di rispondere a questo bisogno si abbraccino in un gesto piccolissimo come quello di fare la spesa, non solo per sé, ma anche per chi è in difficoltà».

Ascolta l’intervista:
[podcast pid=107/]

Questo gesto indica una ragione per sperare, di fronte a una crisi sempre più grave e profonda.
La crisi è sotto gli occhi di tutti; ma continuando a parlarne non diamo speranza al popolo, anzi, aumentiamo terribilmente la sua angoscia. Peguy scriveva: “Bambina mia, per sperare bisogna essere molto contenti, bisogna avere ricevuto una grande Grazia”. Ecco, in questo momento particolare in cui si è smarrito il valore infinito della persona concreta, perché forse si è dimenticata la visione cristiana, siamo chiamati a rinnovare lo spettacolo della condivisione gratuita del destino dei fratelli uomini e questo piccolo gesto è proprio una mossa del cuore, che ridà coscienza della propria dignità.

Persino i detenuti di alcune carceri faranno la Colletta. È un gesto che fa a pugni con tanti luoghi comuni.
Noi pensiamo che quando una persona incorre nel male rimanga tanto devastato da non essere più uomo. Gesù diceva che non era venuto per i giusti e i sani ma per i peccatori. Le testimonianze che abbiamo avuto di persone che sono in carcere, che possono fare la spesa solo una volta alla settimana e che hanno deciso di donarne una ai più poveri, descrive di che pasta è fatto il cuore della persona. È una testimonianza che rompe quel luogo comune che cerca sempre di emarginare non tanto il male ma coloro che sono vittime del male. Il nostro sguardo deve essere lo stesso di Cristo per noi stessi e per quelli che lo cercano e lo domandano con infinita carità.

Come segnalato da Tempi.it, tra i volontari quest’anno ci saranno anche amministratori locali di diverso colore politico.
Nei primi anni, la Colletta veniva fatta oggetto di polemiche sul valore dell’elemosina, quasi che fosse un dispetto per i più poveri. Anche da parte delle autorità non sempre l’opera del Banco è stata vista come un sostegno sussidiario a tutte le realtà territoriali che affrontano quotidianamente la povertà: negli anni si è sviluppata una conoscenza che ha permesso, a chi diffidava, di poter incontrare il nostro lavoro. Quello che sta accadendo significativamente in questi ultimi giorni non deve essere un abbraccio tra posizioni ideologiche ma tra uomini che si riconoscono amici e si lasciano coinvolgere, aprendo nuove strade alle responsabilità governative. Che insieme ai ragazzi e ai pensionati ci siano politici e uomini delle istituzioni è l’occasione perché il popolo insieme si rimbocchi le maniche per dare una mano a chi in questo momento è in grave difficoltà.

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