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Braccia regalate all’agricoltura. I giovani italiani quest’estate hanno lavorato nei campi

settembre 8, 2011 Chiara Sirianni

Nel 2011, complice la crisi economica, nei campi a vendemmiare o a raccogliere mandorle, pesche e pomodori non c’era il solito 99% di stranieri. Duecentomila giovani dai 16 ai 25 anni si sono mossi per pagarsi le vacanze o l’affitto. «Dopo anni si registra un ritorno al lavoro nei campi, si tratta di un’inversione di marcia che non si può ignorare». Le storie

Lavorare in campagna, d’estate. Un’abitudine per molti, una moda per alcuni, dettata dalla voglia di passare qualche giorno a contatto con la natura. Quest’anno, però, complice la crisi economica, qualcosa è cambiato. Lo spiega la Coldiretti, che ha registrato una presenza di giovani fuori dal comune, attratti dalla poesia del lavoro manuale all’aria aperta ma soprattutto da un guadagno extra, utile per pagare le vacanze o l’affitto. Sono 200.000 i lavoratori temporanei che hanno prestato la loro opera raccogliendo frutta e verdura, e nella vendemmia. L’età? Dai 16 ai 25 anni.

Lo strumento dei voucher è stato introdotto per la prima volta proprio in occasione della vendemmia del 2008 (agosto) e poi esteso ad altre figure di lavoratori ed altre attività, anche se i maggiori utilizzatori restano i lavoratori agricoli. Su 20,3 milioni di “buoni lavoro” contabilizzati dall’Inps, spiega Coldiretti, un quarto è stato utilizzato da studenti che alle vacanze al mare o in montagna hanno preferito un’attività remunerata di raccolta della frutta nei campi: il periodo di maggiore impiego di manodopera giovanile coincide con la pausa scolastica e universitaria. I voucher comprendono peraltro una copertura assicurativa e previdenziale e non sono soggetti a ritenute fiscali.

Si va dalla raccolta di pesche nella provincia di Cuneo ai pomodori e alle cipolle in Campania, passando per le mandorle in Sicilia e la frutta in Emilia Romagna e Veneto: ciascun voucher è comprensivo dei contributi ed è acquistabile dal datore di lavoro a 10 euro (e in multipli da 20 e 50 euro) ed è rimborsabile al lavoratore per 7,50 euro netti. Il Veneto continua a mantenere il primato fra le regioni che maggiormente utilizzano i voucher, con il 16,5%, seguito dalla Lombardia (13,8%), dall’Emilia Romagna (12,8%) e dal Piemonte (11,9%). «L’agricoltura continua a rivelarsi un vero argine alla crisi peggiore dal dopoguerra» conferma il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi. «Il settore primario garantisce occupazione a circa un milione di lavoratori e offre nuovi spazi ai giovani: quasi il 50% di chi lavora in agricoltura ha meno di 40 anni e la metà di questi è sotto i 29 anni».
 Gli fa eco la Cia (Confederazione italiana agricoltori): «Dopo anni si registra un ritorno al lavoro nei campi, legati in questi mesi soprattutto alla raccolta di frutta e verdura. Si tratta di un’inversione di marcia che non si può ignorare».

Ma chi sono i protagonisti di questo fenomeno? Prima del 2009, extra-comunitari e studenti di agraria: ora a bussare alle porte delle aziende agricole sono sempre di più gli studenti in cerca di un impiego, i laureati, i disoccupati. Lucia, 19 anni, è andata a fare la vendemmia, in provincia di Brescia, per pagarsi il test di medicina: «È uno dei lavori più belli che abbia mai fatto, anche se è stato molto faticoso. Sveglia alle sette, colazione, sotto il sole dalle otto a mezzogiorno, e poi dalle tre alle cinque e mezza». Come lei Pietro, studente Itis di Milano, bocciato due volte. A giugno ha raccolto le ciliegie a Modena, ospite da parenti, per pagarsi le vacanze senza pesare sui genitori. «Sempre meglio che fare il magazziniere. C’erano tanti bolognesi, i tipici studenti di filosofia che che si aspettano di pestare l’uva a piedi nudi, come nei film… Non ho fatto molte amicizie, anche perché ero uno dei più piccoli. La cooperativa agricola mi ospitava anche la notte, dato che non potevo permettermi di fare il pendolare».

Chiara, originaria di Cuneo, iscritta a Scienze Politiche, vendemmia Moscato dal primo anno di università. «È molto più semplice del Nebbiolo». Si lavora sempre in coppia: piene, le ceste pesano tra i 25 e i 40 kg, si portano in fondo al filare dove altri si occupano di svuotarle. Lati negativi? «Il caldo, la fatica, e gli insetti». La manovalanza, prosegue Chiara, prima era composta al 99% da stranieri: rumeni, bulgari, jugoslavi. Da qualche anno a rimboccarsi le maniche sono soprattutto studenti. «La pausa pranzo è generalmente offerta da chi ti dà il lavoro, e si fa tutti insieme: panini o grandi pranzi con pasta al ragù». Per le mandorle gli orari sono simili. Lo racconta Rocco, studente di Economia che dedica un mese di tutte le sue estati ai campi: «In linea di massima, alle sette del mattino, al massimo, si deve essere operativi. A terra, attorno al tronco, vengono stesi dei teli. Poi uno sale sull’albero e inizia a scuoterlo con un bastone. Le mandorle cadono su questi teli, vengono separate da foglie e rametti e poi i teli vengono svuotati nelle cassette. Poi si passa all’albero successivo. E si va avanti fino a sera».

John Brignoli
, giovane imprenditore di Trescore Balneario (Bg), è proprietario della Società Agricola Miriam, e assume con voucher ragazzi di 16-19 anni, che raccolgono piccoli frutti (lamponi, mirtilli, ribes, uva fragola) che vengono poi trasformati in confetture. Frequentano l’Itis o l’istituto di ragioneria della zona: arrivano ogni mattina in motorino e se ne vanno verso sera. Non c’è bisogno di pubblicare avvisi, le richieste arrivano ogni anno, per passaparola. «Ci vado per avere qualche soldo in tasca: gli orari sono flessibili, se piove si fa pausa. Non è certo come andare in fabbrica» spiega Nicholas, 17 anni. Brignoli racconta di ragazzi volenterosi, magari inizialmente spinti dai genitori, ma che poi si appassionano. «Se non trovano nel frattempo niente di fisso, a me fa piacere. Si parla sempre male della gioventù, ma mi sono reso conto che i ragazzi spesso vanno solo motivati. Io posso sembrare un tipo duro, un po’ severo, ma mi limito a esigere il giusto. E i ragazzi si affezionano, ci chiedono di tornare l’anno dopo».

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