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«Cittadinanza attiva è apartitica e in difesa di Napoli. De Magistris ha bloccato la città»

aprile 8, 2013 Chiara Rizzo

Intervista a Lucio Mauro, presidente dell’associazione che ha promosso la protesta contro il sindaco. «Non ne possiamo più. Ha creato danni enormi a questa città»

Più di mille persone in piazza giovedì 4 aprile e una serrata generale dei negozi già in programma per mercoledì, con un corteo che attraverserà il centro di Napoli diretto al municipio. È la contro-rivoluzione arancione sotto il Vesuvio di una città che si dice stanca dei proclami del sindaco Luigi de Magistris. La manifestazione della settimana scorsa è, per certi versi, storica: non si era visto niente del genere nemmeno negli anni più disastrosi delle amministrazioni Bassolino e Jervolino. È nata spontaneamente da un gruppo di cittadini, si chiamano Cittadinanza attiva in difesa di Napoli, e poi ha coinvolto altri residenti e negozianti. «Si tratta di una manifestazione assolutamente non collegabile a partiti o movimenti politici, sebbene affrontare i problemi quotidiani sia di fatto politica» spiega a tempi.it Lucio Mauro, presidente dell’associazione.

De Magistris vi ha risposto con un’intervista a Repubblica. Dice che in piazza l’altro giorno ha visto anche l’ex deputato Pdl Amedeo Laboccetta. Sicuri che non ci sono partiti dietro di voi, che non sia una manifestazione strumentalizzata?
A de Magistris rispondo così: io sono un dirigente di IntesaSanPaolo, ma mica ha partecipato anche Banca Intesa alla manifestazione solo perché ho partecipato io. C’era Laboccetta in piazza, ma è venuto per conto suo. C’era il Mis, un movimento dell’estrema destra, e io li ho fatti cacciare dalla Digos. Ho chiesto l’autorizzazione io a nome di alcuni cittadini e non ho tollerato alcuna strumentalizzazione politica. Nel modo più assoluto non ci sono partiti dietro di noi.

Chi siete voi di Cittadinanza attiva e come siete nati?
Un anno fa abbiamo costituito su Facebook il gruppo “Cittadinanza attiva in difesa di Napoli”. Serviva per discutere di temi legati alla nostra città. Siamo partiti in un nucleo di 300 persone ma abbiamo visto un interesse crescente, tanto che ad ottobre ci siamo costituiti in associazione legalmente riconosciuta. Oggi ci stiamo dando una conformazione territoriale, in modo di essere presenti in modo capillare nella città, per affrontare i problemi delle varie zone. Nello statuto dell’associazione è scritto che siamo totalmente apartitici e che è vietato tassativamente di partecipare a competizioni elettorali. Detto questo, è ovvio che qualsiasi cosa che riguarda la vita quotidiana di una città, di una polis, diventi in modo naturale politica.

E come siete riusciti a portare mille persone in piazza giovedì?
Erano 1.500, li abbiamo contati in digitale testa per testa nelle fotografie, e abbiamo raccolto mille firme quel giorno per “Sottoscrivo il mio dissenso contro l’operato del sindaco e di questa amministrazione”. Una sera ho letto che il sindaco aveva emanato un’ordinanza folle. Dal 29 marzo al 28 aprile proponeva una Ztl dalle 7 alle 21 (o dalle 7 alle 24 a seconda dei giorni). Ho capito che era una cosa così assurda che non si poteva stare zitti. Ho creato l’evento su facebook e chiesto di fare passaparola: nessun napoletano sapeva nulla di quel provvedimento. Nel giro di quattro giorni sono stati inviati 40 mila inviti, e raccolte duemila adesioni virtuali. La realtà è che solo 500 persone saranno poi venute, tramite facebook. Gli altri mille sono napoletani arrivati spontaneamente dalla città. C’erano anche i commercianti in piazza, che ora programmano la serrata del 10 aprile. Abbiamo sfruttato il momento, l’emotività per un provvedimento che di colpo blocca la città e la gente si è inferocita. Avevamo suggerito al sindaco di fare la Coppa America, ma di chiudere solo un tratto del lungomare, quello dove ci saranno gli hangar delle barche e la zona degli alberghi e dei villaggi turistici, che è già pedonale: lui non ha dato peso a questo nostro suggerimento, ed è andato avanti.

Tutto per la chiusura del lungomare?
Molto più che un lungomare. De Magistris vuole chiudere l’unica arteria di collegamento tra le zone est e ovest della città, e in questo modo riportare Napoli indietro di 150 anni, quando era una galassia di villaggi che non comunicavano tra loro. C’erano Bagnoli, Posillipo, il Vomero, poi il centro. Ebbene, con De Magistris torniamo al 1880: per l’America’s cup, considerava di dirottare il traffico di questa arteria, via Caracciolo, sulla parallela riviera di Chiaia. Il 4 marzo è crollato però un palazzo, quella zona è stata completamente chiusa per la messa in sicurezza. Ma il sindaco è andato avanti nei suoi progetti senza tener conto della realtà e metà città è isolata. Il risultato è l’impossibilità di spostarsi per i cittadini, i negozi che stanno chiudendo in centro, perché ormai la gente non riesce più a raggiungerli. E non dimentichiamo poi che pure per quanto riguarda il disastro della Riviera di Chiaia, De Magistris era a conoscenza della situazione del sottosuolo e dei pericoli della zona almeno quattro giorni prima del crollo, tanto che il 28 febbraio aveva già dato un’ordinanza per fare lavori urgenti nella zona, per infiltrazioni di acqua nel sottosuolo. Dava ordine però ad un singolo negozio: e non metteva in sicurezza lui tutta la zona, tramite l’impresa che sta facendo i lavori.

Qual è la situazione del trasporto pubblico?
Il trasporto pubblico nel 2004 contava 900 autobus. Oggi 230: non ci sono i soldi, l’Anm ha un credito col comune di 300 milioni di euro, ha a stento i soldi per pagare gli stipendi, se si rompe un pezzo non ci sono ricambi. Due mesi fa gli autobus sono rimasti in deposito per due giorni perché non c’era nemmeno la benzina. Di fronte a questo cosa dice il Comune? Che se circolano meno autobus, bisogna diminuire la circolazione delle macchine, in modo che gli autobus possano andare più veloci. Il discorso è che de Magistris non si comporta da buon padre di famiglia, che cerca di incentivare i consumi, ma scoraggia ad avvicinarsi pure a Napoli.

E il problema dei rifiuti? De Magistris ha risolto quel problema?
La raccolta dei rifiuti è un problema complicato. Certamente funziona meglio di due anni fa, ma viene spedita in Olanda, dove viene bruciata nei termovalorizzatori, che qui sono stati banditi da de Magistris. E noi napoletani per questo paghiamo 110 euro a tonnellata per spedirli all’estero, dove sono trasformati in energia. E poi a Ponticelli restano ancora 3 chilometri con montagne di rifiuti alte 3 metri. A Napoli c’è ancora il problema dei “fuochi”. Ogni sera arrivano da tutta la città camion pieni di rifiuti, che vengono depositati abusivamente accanto ai campi rom: i rom selezionano i rifiuti recuperabili, il resto li bruciano. Così ogni maledetta sera vediamo alzarsi fuochi alla diossina in vari punti della città. Stiamo pensando di interessarci di questo problema, scientemente taciuto dalle autorità.

Però de Magistris lo avete votato e celebrato voi napoletani, si ricorderà ancora la festa in piazza del popolo arancione.
Ci siamo pentiti amaramente. Il risultato delle politiche infatti dimostra che la lista promossa da De Magistris (Rivoluzione civile) a Napoli ha preso il 3 per cento: 97 napoletani su 100 non lo hanno votato. In questo momento il sindaco non ha nessun riferimento politico a Roma e si sorregge su 14 consiglieri dell’Idv, un partito che non c’è più. Ora dovrà fare un rimpasto della giunta, coinvolgendo il Pd e Sel: ma il comune è in predissesto finanziario, con un buco di 850 milioni di euro e ha debiti per 3 miliardi di euro; che interesse ha il Pd a prendersi questa patata bollente? Credo che anche a sinistra ci sia l’interesse ad azzerare tutto e a correre direttamente per prendere il Comune. Il piano per il dissesto che ha proposto de Magistris, secondo me, non verrà approvato, perché è lacunoso, è pieno di errori. Quello che prevedo è che si vada verso il commissariamento della città. Per certi versi sarà un problema ulteriore per gli imprenditori locali, ma per il cittadino potrebbe essere un male minore, perché alla fine ci libererremmo di lui. Non ne possiamo più. Ha creato danni enormi a questa città. Quasi quasi era meglio camminare tra i cumuli di spazzatura, ma arrivare presto al lavoro, anziché impiegarci almeno due ore al giorno per i singoli spostamenti.

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