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Cipro, patrimoniale conti correnti: «È una guerra di interessi finanziari voluta dalla Germania»

marzo 19, 2013 Matteo Rigamonti

«L’Ue sta diventando una triste marionetta in mano a interessi finanziari tedeschi; l’Italia dica la verità a quei signori che stanno a Bruxelles». Parla Deliolanes (Ert)

A Cipro si decide che Europa vogliamo costruire insieme. Sempre che qualcuno non la voglia distruggere. In prossimità del voto del Parlamento di Nicosia sulla patrimoniale sui conti correnti imposta dall’Unione europea in cambio del piano di aiuti da 10 miliardi, si riapre una partita che va ben oltre le polemiche sul presunto riciclaggio dai capitali degli oligarchi russi sull’isola. In gioco, infatti, c’è la sopravvivenza di un «modello di sviluppo legittimo» che a Cipro dura ormai da trent’anni, ricorda Dimitri Deliolanes, corrispondente dall’Italia della tv pubblica greca Ert, ma che la Germania vuole affossare con una «guerra di interessi finanziari». Fino ad ora, per di più, con il beneplacito di Bruxelles. «L’Unione europea, infatti, sta diventando una triste marionetta in mano a interessi finanziari tedeschi; mi auguro che il governo italiano abbia il coraggio di dire la verità», chiede Deliolanes, perché quelli greco e cipriota non possono fare molto.

Deliolanes, ammesso che in Parlamento si raggiunga la maggioranza, Nicosia si appresta a votare un prelievo forzoso sui conti corrente della gente che non ha eguali in Europa. Che idea si è fatto della vicenda?
È una misura che sta fuori dalle grazie di Dio, senza logica alcuna… anzi, non è vero, una logica ci sarebbe: è una pura guerra di interessi finanziari voluta dalla Germania per distruggere l’immagine e la tradizione di Cipro come centro di intermediazione finanziaria.

Una tradizione consolidata…
Cipro ha fatto la scelta di indirizzare la sua economia, oltre che sul turismo, sull’attività finanziaria e bancaria dopo l’occupazione turca del 1974, avendo preso atto che il ruolo, prima centrale, del Libano in questo ambito stava venendo meno perché il paese era dilaniato dalla guerra civile. Si tratta di un modello di sviluppo legittimo.

E la storia dei presunti capitali russi riciclati dagli oligarchi che abitano l’isola?
Dobbiamo renderci conto che ad essere in gioco non è il tentativo di impedire che i capitali russi, puliti o sporchi sporchi che siano, possano continuare ad entrare nell’Unione europea; ma è il tentativo di continuare a farli fluire, solo che questo deve avvenire verso banche controllate da capitale tedesco.

Il governo di Cipro cosa deve fare?
Il governo cipriota non può fare nulla, come non può farlo nemmeno la Grecia, che pure ha interessi sull’isola. L’Unione europea, infatti, sta diventando una triste marionetta in mano a interessi finanziari tedeschi; mi auguro che il governo italiano abbia il coraggio di dire la verità a quei signori che stanno a Bruxelles a eseguire ordini tedeschi. Bisogna dire loro che, se vogliono proseguire su questa strada, lo facciano pure ma rimanendo da soli; anche perché, giunti a questo punto, mi sembra evidente che le ragioni ideali alla base del progetto di integrazione europea siano crollate.

Perché proprio l’Italia?
Perché serve un segnale forte e l’Italia è la terza economia dell’Unione europea. Le recenti elezioni, inoltre, hanno dimostrato che la gente ha capito e che non vuole più un’Europa così. Bisogna dire loro: «Cari signori, basta!» Perché una politica serva degli interessi finanziari, soffoca l’economia reale.

A Cipro, dunque, i giochi sono già fatti?
Non penso che la vicenda si chiuderà con un voto in Parlamento: sull’isola ci sono parecchi interessi che si incontrano. Penso che sentiremo ancora parlare a lungo di questa brutta storia, anche dopo il voto.

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