02 Febbraio 2010
Baciami ancora, di Gabriele Muccino
Dieci anni dopo le vicende sentimentali di un gruppo di amici ormai quarantenni.
di
Simone Fortunato
La moglie tiene il cellulare spento? È tradimento. Hai uno svenimento sul lavoro? È un tumore. Muccino, con la consueta tecnica, realizza un film fotocopia del primo: troppo lungo, con attori diseguali (bravi Favino, la Puccini e la Impacciatore, meno Accorsi e Santamaria), con al centro ragazzi mai cresciuti, prigionieri senza speranza di un sentimento che casualmente investe tutto e tutti: dal rapporto con la ex, agli amici che non vedi da anni, al figlio che non hai mai conosciuto. Gli spunti non mancano: la paura della morte, il terrore di perdere tutto; a un certo punto spunta persino, inaspettato, un crocifisso. Ma è un pensiero che dura un istante per poi ripiombare nella solita, tragica routine di paura, sospetto e noia. Davanti a cui Muccino pone due alternative, entrambe senza via d’uscita: il sogno impossibile o la morte.