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Cina. Il partito comunista vuole «una seconda Rivoluzione culturale per decimare le religioni»

maggio 2, 2016 Leone Grotti

All’incontro sulle religioni più importante degli ultimi 15 anni, i leader hanno dettato la linea: le fedi siano cinesi, al servizio del regime «ateo marxista»

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Avevano ragione i cristiani, ma ormai è tardi. Il governo locale di Zhumadian, cittadina dell’Henan, ha dato ragione alla chiesa di Beitou, che due settimane fa è stata demolita per permettere la costruzione sul terreno di un’area commerciale. Nella demolizione, è stata uccisa la moglie del pastore protestante, seppellita viva volontariamente dalla squadra di demolizione con una ruspa.

TERRENO, NIENTE FONDI. Il corpo della donna, Ding Cuimei, è stato posto in una bara temporanea di fianco alla chiesa demolita. Il governo ha concesso ai cristiani di mantenere il terreno, ufficialmente adibito a scopo religioso, non è chiaro però se verranno concessi loro i fondi per costruire una nuova chiesa. Il marito della donna, il pastore Li Jiangong, teme anche che i due assassini non vengano condannati.

«CROCE TROPPO ALTA». Il cristianesimo resta sotto attacco in Cina. Dall’inizio del 2014, nella sola provincia di Zhejiang, sono state demolite più di 2.000 croci e rase al suolo decine di chiese su ordine del partito comunista locale. L’ultima chiesa è stata abbattuta a Wenzhou il 13 aprile, perché «la croce era troppo in alto sul tetto», riporta ChinaAid. In pochi minuti sono andati in fumo 3 milioni di yuan (460 mila dollari) raccolti negli anni dai fedeli per costruire il tempio. La situazione è critica anche nella provincia dell’Hebei, dove solo nell’ultimo mese sono scomparsi cinque sacerdoti della Chiesa cattolica sotterranea.

FUTURO DELLE RELIGIONI. Anche il futuro delle religioni in Cina non sembra roseo. Il 22 e 23 aprile si è tenuto a Pechino il più importante incontro sulle religioni da 15 anni a questa parte. Ha partecipato anche il presidente del paese e segretario del partito comunista cinese, Xi Jinping, insieme a tutto il Comitato permanente del Politburo (tranne uno), i sette membri del Partito che governano davvero la Cina. Il summit si è tenuto a porte chiuse, ma dalle poche battute che sono state fatte trapelare dalla stampa di regime non si può prevedere nulla di buono.

LA DOTTRINA COMUNISTA. Il presidente Xi ha sottolineato che le religioni sono strettamente «legate alla sicurezza dello Stato e all’unificazione della nazione». Per questo è necessario che le comunità religiose «mescolino le dottrine con la cultura cinese, obbedendo alle leggi cinesi e votandosi completamente alla riforma della Cina e alla modernizzazione socialista per contribuire alla realizzazione del sogno cinese». In una parola, bisogna «sinizzare le religioni», farle «aderire alla leadership del Partito, perché si rafforzi la posizione attuale del Partito».

«SIATE ATEI MARXISTI». Xi ha di nuovo messo in guardia tutti i membri del Partito dal professare una fede religiosa, perché «non devono cercare i loro valori e la loro fede nelle religioni, ma devono rimanere con fermezza degli atei marxisti». Infine, ha criticato le «forze esterne che vogliono influenzare la religione in Cina», un implicito riferimento al Vaticano e alla Chiesa cattolica, che da due anni cerca un accordo con Pechino sulla vita dei cattolici in Cina.

NESSUN COMPROMESSO. Come dichiarato ad AsiaNews dal professore John Mok Chit Wai, assistente presso l’Università cinese di Hong Kong e conoscitore della Chiesa in Cina, «Xi ha detto con chiarezza che non vi devono essere attività religiose al di fuori del controllo del Partito», che «deve “tenere con fermezza bene in pugno il ruolo di comando in tutte le attività religiose”». Se leggiamo queste frasi, continua, «penso sia abbastanza chiaro che Xi non abbia alcuna intenzione di fare un qualche compromesso con i gruppi religiosi. Al contrario, Xi ha messo in luce che non ci può essere alcun compromesso, che il Partito deve essere al di sopra delle religioni».

«DECIMARE LE RELIGIONI». Riprendendo poi il commento alle parole di Xi dell’avvocato cinese Sang Pu, ha affermato che «con un discorso così, il partito comunista cinese “ha strappato la maschera moderata indossata da Deng Xiaoping, Jiang Zemin e Hu Jintao” (gli ultimi tre leader comunisti dopo Mao Zedong, ndr), e si sta lanciando in una “seconda Rivoluzione Culturale” per “decimare tutte le religioni”. Per quel che ne so, qui ad Hong Kong nessuno vede il discorso di Xi come una buona notizia».

Foto Xi Jinping Ansa/Ap


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