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Cina, parla un medico: «Ogni giorno decine di aborti forzati nel mio ospedale»

giugno 19, 2012 Benedetta Frigerio

Tom, medico che lavora in Cina, racconta a tempi.it gli aborti forzati che vede ogni giorno nel suo ospedale. «Molti bambini vengono fatti nascere e poi morire. L’infermiera, per non essere licenziata, deve aspettare di tornare a casa per piangere».

«Non ho commentato il fatto semplicemente perché ho sottovalutato il potere che hanno ancora le immagini», spiega Tom a tempi.it, medico presso un ospedale cinese. Per Tom, infatti, la storia della donna costretta ad abortire al settimo mese, la cui immagine con il figlio ucciso al fianco ha fatto il giro del web, non era una notizia. Tom spiega che «nell’ospedale in cui lavoro, decine di aborti vengono effettuati ogni giorno proprio in nome della politica della pianificazione famigliare». In Cina, infatti, la legge sul figlio unico proibisce di avere più di un figlio salvo alcuni casi speciali. Questa volta, però, l’immagine della piccola vittima ha fatto indignare anche la Cina. Tanto che le autorità si sono dovute scusare pubblicamente per l’accaduto. Ovviamente hanno specificato che «la donna doveva essere lasciata partorire per essere punita poi», con una multa di 40 mila yuan, «più di quello che guadagna il marito in quattro anni di lavoro». Per questo «gli ufficiali che hanno condotto l’operazione verranno rimossi», dicono le agenzie cinesi.

Ma Tom sottolinea l’ipocrisia di chi denuncia il fatto in sé ma non la legge. Come il Global Times, quotidiano di Partito, «che ha provato a raccontare la vicenda sottolineando che la legge che protegge le donne da questo trattamento esiste già, come se la vicenda fosse il frutto di un’applicazione sbagliata della norma. Mentre è ben documentato da tantissimi episodi che l’aborto forzato continua a ripetersi in Cina. Di più, le famiglie sono costrette attraverso multe, rieducazione o altre violazioni a sottomettersi a questa pratica perfettamente legale».

Che cosa significhi legge sul figlio unico Tom lo sa bene. E racconta di quando l’infermiera del suo ospedale «fa nascere i bambini, che respirano autonomamente. Una volta ha dovuto lasciarne morire uno sul tavolo della sala parto, perché siccome la legge vieta che una famiglia abbia più di un bambino, non era considerato come vita. L’infermiera ha aspettato di arrivare a casa per piangere per quanto accaduto». Oppure racconta del pianto di un’altra ostetrica cosciente che «quello che accade in reparto, anche se legale, è sbagliato. Ma consapevole che se rifiutasse di fare aborti sarebbe licenziata». Questa è la normalità accettata negli ospedali cinesi, di cui «il web ha già parlato in altri casi, anche se nessuna di queste storie ha avuto la risonanza dell’ultima». Perché? «Questa volta c’erano le immagini, che non possono essere ridotte e toccano le coscienze più di quanto facciano le parole, forse per questo le persone non vogliono vederle. Io personalmente sono rimasto scosso per settimane dalla foto. Bisogna poi ricordare che in Cina molti di quelli che si oppongono all’aborto forzato sono a favore dell’aborto scelto dalla donna. Perciò si pensa che l’immagine debba essere vista solo dentro un certo contesto».

Nelle scuse e nella rimozione degli ufficiali non vede un possibile passo in avanti del governo? «Ieri il Los Angeles Times ha scritto di un’altra donna, Feng Junhua, sottratta ai famigliari di nascosto e costretta ad abortire dagli ufficiali governativi. Un caso come ce ne sono tanti, emerso solo perché la donna è morta insieme al figlio. Le sole scuse dunque non bastano. Finché non cambierà la legge questo fenomeno non verrà arginato».

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