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Choukri, il 19enne francese partito per il jihad e tornato a casa perché stanco di «riportare alle famiglie le teste dei loro cari»

febbraio 12, 2015 Leone Grotti

In Siria ha trovato 19 amici del quartiere di Nizza. Dopo sei mesi «all’inferno» con lo Stato islamico, ora è «sollevato» di rischiare solo 10 anni di carcere

isis-stato-islamico-vice-news-hChoukri è un francese di 19 anni. Originario di Nizza, oggi si trova in prigione ed è molto «sollevato per questo». Il giovane musulmano, infatti, ha passato sei mesi «nell’inferno siriano» a combattere per lo Stato islamico. Attratto dalle tante promesse jihadiste, una volta scoperta la realtà, è riuscito a scappare e tornare in Francia. Accusato di associazione a delinquere con fini terroristici, rischia fino a dieci anni di carcere. Ma come ha raccontato il suo avvocato Jean-François Fouqué (foto in basso a sinistra) a Nice Matin, questo è niente in confronto a quello che ha rischiato in Siria.

«SIGNORE DELLA GUERRA». Figlio di una donna delle pulizie e di un pensionato di 65 anni, Choukri non ha mai finito la scuola dell’obbligo e si è costruito un curriculum criminale di tutto rispetto: furti, case svaligiate, associazione a delinquere. Dentro e fuori dal carcere, a inizio 2014 Choukri si è fatto reclutare su internet dal jihadista franco-senegalese Omar Diaby, anche lui originario di Nizza. Partito con due compagni del suo stesso condominio per la Siria, via Turchia, si è fatto convincere da queste promesse: «Diventerai un signore della guerra, le ragazze cadranno ai tuoi piedi, avrai un kalashnikov e un territorio».

PREGHIERA, PREGHIERA, PREGHIERA. Appena arrivato in Siria, per Choukri c’è stata la prima sorpresa: incontrare lì 19 compagni del suo stesso quartiere di Nizza. «Sopraffatto dalla gioia», ha vissuto con loro e con altri ragazzi provenienti dal Belgio, tutti di età compresa tra i 14 e i 19 anni. I primi mesi, non avendo nessuna missione particolare da compiere, doveva sottostare alla disciplina militare e religiosa: «La sua giornata era tutta addestramento, preghiera, preghiera e ancora preghiera». Da mangiare riceveva un pane bianco, che lo rendeva subito «euforico. Erano tutti convinti che fosse impastato con della droga».

francia-avvocato-fouque-nizzaLA PRIMA VOLTA. Ben presto Choukri ha capito di che pasta erano fatti i terroristi. Dopo settimane di marce e notti passate all’addiaccio, un giorno «uno dei suoi compagni ha scaricato il suo kalashnikov per terra al di fuori dell’addestramento. Per punirlo e spiegargli che un fucile non si usa in quel modo, gli hanno sparato in un piede. Quella è stata la prima volta che ha visto il sangue e ha cominciato a capire», continua Fouqué.

L’AMICO DECAPITATO. Stufo del pesante addestramento senza uno scopo, un amico di Choukri un giorno è sbottato: «Che Allah vada a fare in c…». È stato preso e «giudicato in neanche dieci minuti. Un gruppo di anziani si è riunito intorno a lui. Uno di loro ha pronunciato la sentenza in arabo, è stato messo in ginocchio e decapitato».

RIPORTARE LE TESTE TAGLIATE. Ormai sopraffatto da «paura e orrore», Choukri è stato trasferito a Idlib, agli ordini di un emiro marocchino, Abou Abdel Larmane. Come riporta l’avvocato, «gli è stato spiegato che doveva raccogliere il pizzo in diversi villaggi. Quando un villaggio si rifiutava di pagare la tassa, veniva scelto un abitante, portato in un campo e decapitato. Il compito di Choukri era riportare la testa alla famiglia per fargli capire che non avevano altra scelta se non pagare. La testa veniva avvolta in un fazzoletto».

RITORNO A CASA. Un altro compito di Choukri era quello di tenere fermo il condannato a morte durante la decapitazione. Incapace di resistere, il ragazzo è riuscito a convincere l’emiro a farsi rimandare indietro in Francia per reclutare altri due amici. Una volta tornato in Francia, «si è fermato a Cannes perché aveva paura di farsi vedere dagli integralisti di Nizza». Con l’aiuto di un conoscente si è consegnato alla direzione generale della sicurezza. Ora verrà processato, ma Choukri preferisce le galere francesi all’inferno siriano. «Ormai ha capito che le tante promesse che gli sono state fatte non avevano niente a che vedere con la realtà».

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2 Commenti

  1. Ale says:

    Non si finisce mai di imparare..il pizzo è un’usanza di origine medio-orientale ?! Effettivamente i mori in Sicilia ci sono stati..e l’hanno dominata..

    • yoyo says:

      Lascia stare i siciliani, i cui difetti sono effettivamente reminiscenze del dominio islamico, e pensiamo tutti alla conversione di questo ragazzo. Non mi stupirei se chiedesse un giorno il battesimo.

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