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Chiude il McDonald’s del Duomo. «Da Prada mi daranno i panini a 1 euro?» Video

ottobre 16, 2012 Chiara Sirianni

Eravamo tra la gente che addentava l’ultimo panino gratis. L’ad Roberto Masi: «è un’ingiustizia»

Ci sono attività che diventano un punto di ritrovo, parte integrante delle abitudini cittadine. È decisamente il caso del Mc che ha aperto i battenti vent’anni fa in Galleria Vittorio Emanuele: una tappa obbligata. Versione laica e yankee del sagrato del Duomo, è affollato a tutte le ore, anche grazie ai tavolini fuori, quelli più ambiti: scolaresche, coppiette, avvocati in giacca e cravatta, ovviamente turisti. Oggi sotto la Galleria c’è un’aria da festa finita: Il colosso del fast-food ha infatti perso il bando che assegnava i locali attualmente occupati, e al suo posto arriverà Prada. Non senza polemiche: «Il bando prevedeva un’attività a prevalenza tecnologica, e Prada a mio parere non ha molto a che fare con la tecnologia» commenta l’ad di Mc Donald’s Italia, Roberto Masi. Lo sfratto è arrivato due anni fa. «Ma solo con noi, che siamo costretti ad abbandonare questa location splendida. È un’ingiustizia, e chiediamo al Comune quando anche gli altri locali della Galleria verranno messi all’asta. Perché intendiamo partecipare». I dipendenti verranno tutti ricollocati: «Ovviamente abbiamo chiesto loro di essere un po’ flessibili. Hanno accettato, e ne siamo contenti».

MULTINAZIONALE. E dato che la clientela è costituita prevalentemente da ragazzi, per il giorno di chiusura è stato deciso di servire il pranzo gratis a tutti. Hamburger, patatine fritte e Coca Cola, una fila interminabile. E per l’ultimo giorno c’è il solito, strano contrasto, quello tra i marmi della Galleria e il vociare ininterrotto che si sente all’interno, tra bambini che invocano le patatine alla paprika, modelle che sorseggiano spremute, famiglie intere che occupano due, tre tavoli. C’è persino un gruppetto di “anziani irriducibili”, come li chiamano i cassieri: sono quelli che si ritrovano qui a fare colazione al mattino. Sulla porta che dà nelle cucine c’è un muro del pianto di ricordi: «Ho settant’anni ma mi spiace lo stesso se chiudete», spicca una scritta in pennarello azzurro.

IL MURO DEI RICORDI. Tutto vero. E poi è junk food. Ma per una voltra si può fare, sembrano dire le facce soddisfatte di chi addenta per l’ultima volta il simbolo per eccellenza della globalizzazione. E poi questo è l’unico angolo del salotto milanese accessibile alla modica cifra di un Crispy Bacon. Per di più ignorando con una certa soddisfazione i ristoranti adiacenti, con i camerieri in livrea e i lampadari di cristallo, quasi sempre deserti, fatta eccezione per qualche tedesco che ordina una bruschetta che costa 15 euro, o la “selezione di salumi italiani”, 30 euro. I tavoli di plasticaccia nera, a pochi metri di distanza, ospitano un’umanità varia e rumorosa. Qui ogni gita che si rispetti trova il suo momento di quiete, gli adolescenti in libera uscita sanno bene che ci si può sedere anche senza ordinare. Perché la Galleria non è frequentata solo dal mondo dell’alta moda, anzi. Le scritte nostalgiche e un po’ sgrammaticate sul muro dicono il resto. C’è chi ricorda il primo appuntamento, chi la cena al volo «prima di una delle serate più belle della mia vita, quando io e un mio collega scavalcammo San Siro per assistere a Milan-Juve». Tanti rievocano i pomeriggi infiniti davanti a una porzione di patatine. E qualcuno va al sodo: «Da Prada mi daranno i panini ad un euro?»

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1 Commenti

  1. gmtubini says:

    Magari un giorno o l’altro aprirà anche a Milano una bella succursale di “Chick fil a” per la gioia del Galvani!

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