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Chi vuole in Italia una politica debole non ama l’Italia (siamo in crisi, ma non babbei)

giugno 6, 2012 Davide Rondoni

I media in questi vent’anni hanno costruito e montato la gogna per la politica in Italia. Ma i media di chi sono? A che interessi rispondono?

I media in questi vent’anni hanno costruito e montato la gogna per la politica in Italia. Ma i media di chi sono? A che interessi rispondono? Al mercato? I dati e le vicende societarie che li circondano dimostrano che essi rappresentano interessi particolari. E dunque sarebbe interessante domandarsi perché in questi anni la politica – dopo il crollo del muro – è diventata per questi interessi un ostacolo da abbattere.

I dati sono chiari: in Italia ora vota il 50%. Dunque una democrazia debole, dove – come accade in America – contano le lobby. La risposta per molti è semplice: la politica in questi anni ha fatto acqua da tutte le parti, sia a livello di comportamenti pubblici (i risultati) che privati. L’Italia, com’è noto, è da sempre una nazione di faziosi, di casinisti, di campanilisti etc. E dunque pensare che la politica sia la nostra risorsa migliore, sarebbe come per un nano pensare di essere un ottimo cestista.
Ci sono cose che la natura decide per noi. Ma si dirà: no, è un fenomeno culturale. Siamo politicamente immaturi per colpa della mafia, della famiglia, della Chiesa, sennò saremmo come i norvegesi. Chi la pensa così è un cieco a cui non vale la pena rispondere, il quale pensa che la storia sia un puro caso di combinazioni casuali.

Dunque, certo la politica non è il nostro forte, ma se siamo ridotti così – strillano i media all’unisono coi capipopolo che smontano i partiti e il voto – è comunque colpa dei politici corrotti e schifosi. Certo, ma a nessuno viene il dubbio che questa sia la realtà come è raccontata dai detentori degli interessi che muovono i media? Nella esperienza reale, noi ci scontriamo con una lentezza sociale economica la cui causa è nella politica? Davvero vediamo appostati i politici a bloccare la vita sociale italiana? A frenare l’economia? O forse la responsabilità è almeno in parti uguali da imputare alla burocrazia, – vero male italiano, come dicono tutte le imprese che vorrebbero lavorare qui – alla mancanza di forza, alla finta meritocrazia di mondo accademico e culturale, alla scarsità di senso del sacrificio, all’ideologismo che avvelena tutto?

Chi ha interesse che in Italia ci sia una politica debole non ama l’Italia. Ama i propri interessi. Perché è solo con la politica che gli interessi degli uni devono tener conto di quelli di tutti. Qualsiasi altra cosa si chiama dittatura: dei generali, o delle agenzie di rating legate alla finanza internazionale non importa. È strano no, che la notizia che una importante agenzia di rating sia stata condannata per scorrettezza nei confronti del nostrio paese ha avuta molta meno risonanza di qualsiasi stupida (e certo deprecabile) marachella di politico nostrano? Siamo in crisi, divisi, affaticati, ma babbei no.

Articolo tratto dalla newsletter ClanDestino Zoom

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2 Commenti

  1. ricky2771 scrive:

    La burocrazia italiana è quella che è stata costruita dalla politica italiana nei suoi 60 e più anni di storia, e l’Italia è un paese ad alto grado di corruzione: ne è riprova il fatto che non si riesca ad approvare una legge un po’ più rigorosa.
    Le marachelle le fanno i bambini di 5 anni, non gli adulti investiti di importati ruoli.

    Quindi il problema non sta nell’incapacità (se non nella mancaza di volontà) di chi viene investito di un ruolo istituzionale, ma dei “detentori di interessi particolari”, “delle lobby”, dei “poteri forti”. Dei “media” in generale, in un paese dove la gente legge pochissimo i giornali e si informa tramite i telegiornali ?

    Ma per piacere …

  2. francesco taddei scrive:

    la classe politica rispecchia il popolo che l’ha votata. solo i politici sono furbi, corrotti e bugiardi? guardiamoci alla specchio a fine giornata. nella prima repubblica c’erano le preferenze, ma anche i clientelismi e gli interessi particolari si mettevano insieme per avere una fetta più grande, chi non ci stava rimaneva indietro, quindi non facciamo tanta nostalgia per una fantomatica “età dell’oro”. è su tutto il popolo italiano che incombe l’emergenza educativa.

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