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Chi mangia alla scrivania è disgustoso. Lo dice il ministro della salute inglese

gennaio 25, 2013 Elisabetta Longo

Il 60 per cento dei lavoratori inglesi salta la pausa pranzo, consumando il pasto davanti al computer. Un comportamento insano per la linea, sottolinea la Soubry. Una che bandisce la parola “grasso” da casa sua

Secondo Anna Soubry, ministro della Salute britannico, mangiare un panino alla scrivania, saltando la consueta pausa pranzo, o sgranocchiare uno snack in preda ai morsi della fame, è un’abitudine disgustosa. Il ministro ha commissionato una ricerca per capire come si comportano gli impiegati di molte aziende, ed è emerso che il 60 per cento di loro consuma il pasto davanti al computer, invece di recarsi fuori ufficio per la pausa pranzo.

CUCINA SANA SOLO IN TV. Il ministro punta il dito anche sugli chef televisivi. «Siamo una nazione che passa ore e ore a guardare cucinare in tv star come Jamie Oliver o Nigella Lawson, ma poi, quando si tratta di preparare la cena, usufruiamo di prodotti precotti, e di cucinare davvero non se ne parla», spiega la Soubry, che vuole mettere a dieta gli inglesi, e che ha singolari metodi educativi. «In casa mia è bandita la parola “grasso”, perché voglio evitare che le mie figlie crescano ossessionate dal loro peso».
La ricerca della Soubry ha evidenziato anche che chi salta la pausa pranzo lavora, in totale, 16 giorni in più all’anno. Su mille persone, il 60 per cento si nutre appunto tutti i giorni alla scrivania, mentre due terzi fanno una pausa inferiore a mezz’ora, quando quella consentita per legge sarebbe di un’ora. «È come se chi saltasse la pausa lavorasse gratuitamente, e questi comportamenti vanno comunque a discapito del benessere e della linea dell’individuo».

SOVRAPPESO E CLASSE SOCIALE. La Soubry ha anche suggerito che il peso di una persona molto dice del suo ambiente sociale, tanto da affermare di essere certa di indovinare che chi è obeso appartiene a una famiglia povera. «Ovviamente non tutti coloro che sono in sovrappeso provengono da ambienti svantaggiati», dice il ministro cercando di rimediare. «L’educazione alimentare comunque dovrebbe cominciare da piccoli. Quando, al supermercato vicino casa, vedo genitori comprare patatine e bibite gasate ai loro figli al mattino, e penso che quella sarà la loro colazione, mi sento male».

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