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Chi c’è dietro a Sau e Cerci, la provincia del calcio che vuole l’azzurro

febbraio 25, 2013 Emmanuele Michela

Il sardo è al culmine di un’ascesa iniziata tre anni fa in C a suon di gol, mentre l’ex-viola pare aver trovato costanza e serenità che in questi anni gli sono mancati. Si accorgerà di loro Prandelli?

Nel deserto di Is Arenas erano uno di fronte all’altro. Due ragazzi, entrambi classe ’87, che in questi sei mesi di Serie A sono riusciti a fare meglio di qualsiasi previsione benaugurante si potesse ipotizzare a inizio stagione. E nel rocambolesco match tra Cagliari e Torino di ieri hanno aperto le marcature per entrambe le squadre, mandando un segnale chiaro anche a chi, leggi Prandelli, un pensierino a loro in chiave azzurra sembra lo stia facendo. Stiamo parlando ovviamente di Marco Sau e Alessio Cerci, due tra i giocatori più in crescita del nostro campionato.

IN TRE ANNI DALLA C1 ALLA A. Tra un mese gli azzurri saranno in campo a Ginevra, nella prestigiosa amichevole contro il Brasile, gara di esperimenti e tentativi dopo il mediocre spettacolo messo in mostra contro l’Olanda. E chissà che il ct di Orzinuovi non voglia provare a scommettere su questi talenti emergenti, figli della rigogliosa provincia calcistica italiana che tanto talento ogni anno sa sputare fuori. Per Sau, bomber tascabile quest’anno già in gol 11 volte, sarebbe il culmine di un’ascesa impensabile solo 3 anni fa, quando a giugno 2010 scendeva in C2 con il Lecco, dove era in prestito dal Cagliari, al termine di una stagione magra e sofferta (solo 4 gol, e la una amara retrocessione ottenuta all’ultima giornata sul campo degli odiati rivali del Como). Tre mesi dopo iniziava invece la sua trasformazione: la girandola delle comproprietà lo porta a Foggia, città che riaccoglie proprio in quei mesi il ritorno in Italia di Zeman. È il boemo a cambiare il suo modo di gioco, e ad insegnarli precisione e freddezza, doti che gli permettono di andare in rete 20 volte con i pugliesi. 9 mesi dopo quel Foggia viene saccheggiato: Zeman sale in B al Pescara, e si porta con sé Insigne, Romagnoli, Kone. Sau non sta a guardare e fa il salto anche lui nella cadetteria: la sfida è di quelle ambiziose, ed è legata alla salvezza di un club, la Juve Stabia, tornata in B dopo sessant’anni. A fine anno le Vespe saranno addirittura none, tranquillamente salve con diverse giornate d’anticipo. È una squadra ossuta e battagliera, e il merito del risultato sta anche nei gol di Sau: 21, uno più bello dell’altro (andate a rivedervi quello con la Samp a Marassi), pochi meno del leader della classifica cannonieri, ossia quel Ciro Immobile mosso alla perfezione dai dettami del maestro boemo. Così nell’infornata di giovani che dalla B fa il salto in A c’è anche lui, ripreso in fretta e furia dal Cagliari come vice Pinilla. Scommessa più che riuscita per Cellino: un gol dopo l’altro Sau è diventato titolare inamovibile, facendo scivolare in panchina l’ex-rosanero.

IL RITORNO DAL MAESTRO VENTURA. Un lungo peregrinare in cerca della città che lo sapesse apprezzare appieno. È quanto successo anche ad Alessio Cerci, esterno talentuoso finito al Torino dopo due anni agrodolci a Firenze. Di piazze anche lui ne ha attraversate molte dopo la sua consacrazione giovanile nella Primavera della Roma, ma quando due stagioni fa tutti si aspettavano che in riva all’Arno sarebbe riuscito a diventare leader e protagonista della Fiorentina, il ragazzo ha zoppicato. Le sue due stagioni hanno visto gare superbe, inserimenti da antologia e bei gol. Ma anche bizze col pubblico e con gli allenatori, prove incolori, errori madornali. L’incostanza e il carattere fumantino sembravano la sua condanna. Cerci invece è stato bravo e fortunato: bravo a scegliere Torino per il rilancio, piazza tranquilla ma con una storia e un pubblico che costringono ad essere un filo ambiziosi. Fortunato a trovare in granata Giampiero Ventura, tecnico che già lo aveva allenato a Pisa. Il mister lo conosce bene, e lo stima. Su di lui ha costruito questo Torino, timido a inizio anno, ora più combattivo. E Cerci ringrazia, ascoltando il mister come un maestro e ricordandosi ogni volta di tutto ciò che da lui ha imparato. Non che sia tutto rose e fiori: una volta i due si sono anche scontrati muso a muso, negli spogliatoi durante il match con il Milan. L’esterno fu poi sostituito e uscì con rabbia. Ma ora sembra aver trovato continuità (4 gol nelle ultime 7 partite) e la salvezza pare un obbiettivo pacifico da raggiungere. E Cerci sembra aver sviluppato alla perfezione quel il brio offensivo che gli era valso il soprannome di “Thierry Henry di Valmontone”. I viola detengono ancora metà del suo cartellino, e magari se lo riprenderanno a giugno. Ma magari nel frattempo il torinista sarà arrivato anche in Nazionale.

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