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Che fine ha fatto il killer di Budrio?

giugno 8, 2017 Francesca Parodi

Ancora ricercato Nobert Feher, il serbo che nel Ferrarese ha ucciso un tabaccaio in una tentata rapina. Ne parliamo con Cristiano Bendin (Il Resto del Carlino)

budrio-ansa

Un massiccio schieramento di forze dell’ordine, muniti anche di droni, sono stati mobilitati nell’area tra Bologna e Ferrara per stanare un pericoloso criminale che ancora, dopo più di due mesi, non si trova. Il ricercato è Nobert Feher, l’uomo che all’inizio dello scorso aprile ha ucciso un tabaccaio a Budrio (in provincia di Bologna) durante una tentata rapina. Era stato soprannominato dai giornali Igor «il russo» perché si pensava fosse un ex militare dell’Armata rossa, ma è poi emerso che si tratta di un serbo. Sebbene sia stato l’ultimo delitto, con la sua rocambolesca fuga, a rendere noto quest’uomo, Feher ha una lunga storia di criminale alle spalle, tra rapine, violenze e incarcerazioni.

Secondo le ricostruzioni, era entrato nel bar di Budrio verso le 21:30 con un fucile per tentare una rapina. Ha minacciato il barista Davide Fabbri, il quale però ha reagito e, in una breve colluttazione, è riuscito a sfilare il fucile al killer. Un colpo è rimbalzato sul pavimento e ha ferito lievemente uno dei clienti, poi l’aggressore ha estratto una pistola e freddato il barista. È quindi corso all’esterno, poi rientrato per recuperare l’arma dimenticata e, dopo aver minacciato la moglie del tabaccaio, è scappato. A distanza di una settimana, l’8 aprile, ha ucciso nel ferrarese Davide Verri, guardia ecologica volontaria, e ferito gravemente Marco Ravaglia, guardia della polizia provinciale, quando questi lo hanno fermato per un normale controllo. Da allora, non si hanno più sue tracce.

Inizialmente carabinieri e forze speciali hanno avviato le ricerche posizionando volanti fisse ai posti di blocco agli incroci delle strade. Non ottenendo risultato, hanno quindi cambiato strategia, inviando pattuglie mobili nell’area che si estende tra il comune di Molinella (provincia di Bologna) e i comuni di Argenta e Portomaggiore (Ferrara). Hanno fatto ricorso ai droni per meglio setacciare boschi e campagne e hanno coinvolto anche i “Cacciatori di Calabria”, un corpo speciale ad elevata specializzazione nella cattura di criminali latitanti. Il 30 maggio a Mulinella, durante una conferenza stampa, i carabinieri si sono mostrati convinti che l’assassino sia rimasto nascosto in quella zona e hanno istruito gli abitanti su come comportarsi in caso di avvistamento di Feher. Recentemente, il comandante della Legione Carabinieri Emilia Romagna, il generale Fischione, ha detto: «Riusciremo a prenderlo. Alla fine, è solo un latitante come tanti».

Nonostante le promesse dello stesso ministro dell’Interno Marco Minniti e nonostante gli agenti abbiano trovato numerosi tracce del passaggio di Feher, l’uomo non è ancora stato preso. Gli abitanti di Budrio sono così passati dal terrore alla frustrazione. Non vedendo i risultati di queste ricerche così assidue, in segno di protesta, hanno intenzione di non votare il nuovo sindaco alle amministrative del prossimo 11 giugno, ma di scrivere il nome di Davide Fabbri sulla scheda elettorale. «La gente comincia a domandarsi come sia possibile che siano stati mobilitati quasi mille uomini in un’area relativamente poco estesa e non si sia ancora trovato nulla. È possibile che Feher sia fuggito, oppure, ipotesi molto plausibile, c’è qualcuno che gli fornisce protezione» spiega a tempi.it Cristiano Bendin, capo della redazione di Ferrara de Il Resto del Carlino. «Non sembra essere “un latitante come tanti” e infatti evidentemente le forze dell’ordine hanno ben chiaro il livello di pericolosità di quest’uomo. È un assassino preparato, che agisce con fredda lucidità, con una preparazione militare e un passato segnato da violenze». Oltre alla minaccia costante, la gente, ci racconta Bendin, «ha dovuto imparare a vivere in questo stato d’assedio collaborando con le forze dell’ordine, ma questo presidio non può durare in eterno».

Oltre alla pericolosità indiscussa di Feher, Bendin sostiene che anche l’eco della stampa abbia aiutato a portare l’attenzione su questo caso e a prendere misure così massicce. «I magistrati e i carabinieri ci hanno accusato di aver contribuito a creare il mito di questo criminale perché gli davamo quotidianamente spazio sul giornale. Ma a parte il fatto che il diritto di cronaca è garantito costituzionalmente e noi facciamo semplicemente il nostro dovere, che è quello di tenere costantemente informati i lettori, il mito si è creato da sé: se un uomo riesce a sfuggire a mille agenti che gli danno la caccia, o ha appoggi importanti oppure è davvero abile».

Foto Ansa

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