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Che fine ha fatto don Tom Uzhunnalil, rapito dai jihadisti in Yemen?

maggio 12, 2016 Redazione

Sono trascorsi due mesi dall’attacco dei terroristi ad Aden, dove furono uccise quattro Missionarie della Carità. I timori dei salesiani

Tom-Uzhunnalil«Continuiamo a pregare per lui e a tenere desta l’attenzione, anche attraverso i media». Così don Francesco Cereda, vicario del Rettor maggiore dei Salesiani, racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre lo stato d’animo della famiglia salesiana a più di due mesi dal rapimento del religioso indiano don Tom Uzhunnalil, il loro confratello sequestrato ad Aden in Yemen il 4 marzo scorso, durante l’attacco che è costato la vita a quattro Missionarie della Carità.

Secondo quanto riferito ad ACS da fonti vicine all’unica religiosa sopravvissuta, Suor Rio, al momento del massacro don Tom, non appena sentite le grida delle suore, è riuscito soltanto a consumare le ostie rimaste, poi i terroristi lo hanno condotto a forza nella loro auto. Prima di andar via, i jihadisti hanno distrutto il tabernacolo, il crocifisso, l’altare ed il messale.

Don Cereda ricorda ad ACS la grande vocazione missionaria di don Tom. «Suo zio è stato il fondatore della nostra missione in Yemen nel 1997. Una vocazione condivisa dal nipote, che ha scelto tale destinazione pur sapendo quanto il paese della Penisola Arabica rappresenti una situazione difficile». Fino all’inizio della guerra civile nel 2015, i salesiani in Yemen erano presenti con cinque confratelli in quattro città: Sana’a, la capitale, Hodeida, Taiz ed Aden. Poi lo scorso anno sono rimasti soltanto due religiosi ad Aden, la città più tranquilla tra le quattro. «Don Tom e un altro confratello hanno deciso di restare perché anche le Missionarie della Carità non hanno voluto abbandonare il paese. Le nostre due famiglie lavorano insieme in molte aree del mondo, a cominciare da Calcutta».

Don Cereda descrive il grande desiderio di don Uzhunnalil di «tendere la mano a tutti i bisognosi» ed essere vicino agli ultimi «perfino in un contesto in cui la presenza cristiana è fortemente ridotta – appena lo 0,1% – come quello yemenita. Come tanti nostri confratelli, posto di fronte ad una scelta Tom è rimasto accanto a chi aveva bisogno di lui, anche se si trattava in larga parte di musulmani. Il martirio non si cerca, si deve essere fedeli quando capita di affrontarlo».

Ad oltre due mesi dal rapimento, i salesiani non hanno elementi per affermare che il religioso sia stato ucciso, ma continuano a tenere alta la speranza attraverso la preghiera e a far in modo che i riflettori sulla vicenda non si spengono. Un intento condiviso da ACS che il 29 aprile scorso, illuminando Fontana di Trevi di Rosso per simboleggiare il sangue dei martiri cristiani, ha voluto ricordare don Tom proiettando la sua foto sul marmo della fontana.

Tratto da Acs


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