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Certe tangenti erano sacrosante

giugno 2, 2017 Mattia Feltri

La versione di Mattia Feltri, il cronista che ha rivissuto tutto il Novantatré giorno per giorno dieci anni dopo. «Fu un assalto incontrollato alla casamatta del potere»

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Tratto dal girato del documentario 1993 – L’anno del giudizio, prodotto da Fremantle per History Channel. Per gentile concessione di Sky.

Il Foglio partì nel ’96. Il primo articolo che ho fatto sul Foglio il primo giorno era un articolo sui rapporti di Di Pietro e Lucibello, che era un amico personale di Di Pietro e che poi diventa uno dei grandi avvocati di Mani pulite. Da lì è cominciato un lavoro quasi quotidiano di rivisitazione, revisione, revisionismo su Mani pulite che mi ha portato poi nel 2003 a ricostruire giorno per giorno quello che era successo dieci anni prima. Basandomi sui giornali, sui verbali, sui libri, sulle interviste televisive, ricostruivo quello che era successo quello stesso giorno dieci anni prima. (…)

Il 1993 è uno degli anni più densi della storia repubblicana. È l’anno in cui raggiunge il culmine la più devastante inchiesta giudiziaria della storia repubblicana e che stabilisce davvero il passaggio più che dalla Prima alla Seconda Repubblica, dal Novecento al secolo successivo. I momenti chiave del 1993 sono: avviso di garanzia per mafia ad Andreotti, la richiesta di autorizzazione a procedere poi rigettata per Craxi, la morte di Gabriele Cagliari e Raul Gardini, gli attentati della mafia. (…)

Nel 1993 i giustizieri sono tutti e i peccatori sono pochissimi. Anche perché qualche volta i giustizieri l’indomani diventeranno peccatori ma ancora non lo sanno e resteranno giustizieri fino all’ultimo minuto. I giustizieri sono i magistrati, i giornalisti che di colpo scoprono questo grande coraggio e questa grande libertà. Giustizieri sono tutti i politici che contano di raccogliere qualche beneficio elettoralistico dalla vicenda, che contano di diventare i partiti protagonisti dell’indomani e che poi spesso invece cadono loro stessi in manette. (…)

L’immeritata innocenza del Pci
Il fatto che arrivassero le tangenti a Botteghe oscure e in particolare la tangente Enimont è un fatto storicamente accertato che non rientra nell’immaginario di questa nazione perché non c’è una scenografia, non c’è una sceneggiatura. Le monetine a Craxi sono un elemento squarciante perché lo abbiamo visto in tv. Il fatto che gli emissari di Enimont portassero i soldi a Botteghe oscure non lo ha visto nessuno, lo sa chi lo vuole sapere. (…)

Che il Pds sia uscito immeritatamente indenne dall’inchiesta è accertato. Che questo sia avvenuto per volontà dei magistrati non è accertabile. Quello che sappiamo è che appena arrestato Greganti uno dei magistrati del pool, D’Ambrosio, si precipita davanti alle telecamere a dire che Greganti fa millantato credito e che quei soldi non li ha mai portati al Pci e se li sarà spesi in donnine e champagne. I membri del partito comunista venivano da una scuola solidissima, serissima in cui il partito veniva prima ancora della loro nazione di appartenenza. (…) Sappiamo benissimo che hanno preso le tangenti per il partito ma non parlano. (…)

Nel 1993 c’è questo crollo generale, incontrollato, ampiamente sclerotico e anche un po’ psichedelico perché il paese era stato bloccato dalla Guerra fredda per mezzo secolo. C’erano una serie di forze imbrigliate che esplodevano. C’erano gli ex comunisti che non ne potevano più di stare all’opposizione, c’erano gli ex fascisti che non ne potevano più di stare nella fogna, c’erano le forze nordiste, quelle di Bossi, che volevano finalmente poter contare e poter contare sui loro soldi, c’era un classe giornalistica che aveva una gran voglia di ribellarsi a buon mercato, c’era un paese intero che per il suo benessere aveva iniziato a campare ben al di sopra delle proprie possibilità e voleva avere un capro espiatorio su cui riversare le colpe di questo scialo. C’erano gli imprenditori che speravano di non dover più pagare le tangenti che tra l’altro avevano pagato volentierissimo per arricchirsi. C’era tutto un mondo che, caduto il Muro di Berlino, sperava di liberarsi. E quindi c’è stato un assalto incontrollato alla casamatta della politica che era la più indifesa a quel punto. Alla politica del pentapartito. (…)

Corrompere e ricostruire
Già durante il processo Cusani, che è una delle vicende più spettacolari dell’intera Tangentopoli, si sa che i soldi sono stati presi da tutti. Perché Raul Gardini viene dalla scuola di Mattei, che è stato un grande partigiano, un grande costruttore dell’Italia, un grande corruttore. Spesso ricostruire e corrompere coincidono. Gardini sa che deve corrompere tutti, maggioranza e opposizione. I partiti della Prima Repubblica, che erano molto più solidi e strutturati di quelli che conosciamo oggi, avevano comunque delle correnti, delle personalità. Ogni personalità aveva un ruolo, aveva un peso pubblico, quindi andavano portati tutti dalla propria parte. Il lavoro che sta facendo Gardini è talmente enorme… «La chimica sono io», dice. Non può trascurare nessun dettaglio. Se paga anche Bossi vuol dire che avrà già pagato prima i singoli che contano in ognuno dei partiti. (…)

Il flusso di denaro era enorme. Impossibile andare a vedere dove sono finiti tutti i soldi. Però, per esempio, tutte le tangenti che il Psi prendeva – che erano tangenti sacrosante, davanti alle quali andrebbero costruiti dei piccoli monumenti – andavano in segreteria. In parte andavano nelle tasche di ognuno di loro che faceva un po’ di bella vita, ma in buonissima parte andavano su conti esteri, e questa è una cosa che non va sottovalutata, perché ha a che fare con il giudizio storico, non giudiziario, della vicenda. Il partito socialista dava soldi all’estero che servivano per finanziare movimenti antifascisti del Sud America e movimenti anticomunisti dell’Est Europa. Mentre il partito comunista prendeva i soldi dall’Est Europa, il partito socialista li portava a Solidarnosc per liberare la Polonia dal comunismo. (…)

Berlusconi ha paura di fare la fine di Gardini o la fine di Craxi e in questo c’è il solito grande errore strategico della sinistra italiana. Perché se il Pds fosse stato un po’ più lungimirante avrebbe corteggiato Berlusconi, che è un uomo che si fa corteggiare volentieri e che si concede volentieri, e nel giro di una notte le tv di Berlusconi sarebbero diventate le tv del Pds. Invece dichiarano guerra apertamente a Berlusconi e allora Berlusconi si organizza per la difesa. La sinistra si sarebbe risparmiata vent’anni di Berlusconi se gli avesse dato un bacetto invece di una randellata. (…)

Il Cavaliere antidepressivo
Silvio Berlusconi scende in politica perché ha la netta sensazione che se dovesse vincere il Pds gli porterebbe via le tv perché lui era il braccio imprenditoriale del grande amico Craxi. Quando abbia iniziato a pensare al partito, se nel ’92 o nel ’93, non si sa. Quello che io penso è che lui abbia seriamente cercato un leader politico, ma in fondo al suo cuoricino ha sempre saputo che il miglior leader politico sarebbe stato lui. (…)

Silvio Berlusconi sta alla Repubblica italiana come una bellissima 25enne sta a un 50enne che si è appena separato. È perfetto. Ti tira fuori dalla depressione immediatamente. È una cosa fresca, che ti salva l’anima. Naturalmente è tutto un grande inganno. Non perché fosse sbagliato votare Berlusconi, ma perché era sbagliato aspettare la Madonna pellegrina. (…)

Il processo Cusani trasmesso quasi interamente in diretta rappresenta uno dei punti più bassi della storia italiana, perché gli si possono applicare varie considerazioni: perché fu un linciaggio, perché fu un processo di piazza, perché fu il bicchiere di sangue dato da bere agli italiani assetati di sangue. Tutti godevano nel vedere il potente messo alla sbarra. Ricordo che Umberto Eco disse: se io fossi uno dei politici che vanno al processo Cusani e quindi vanno in diretta tv mi dichiarerei prigioniero politico. Quella non è giustizia, è giustizia cinese. (…)

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