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Cazzola: «Le piccole imprese rischiano di restare senza soldi per pagare la cassa integrazione»

aprile 15, 2013 Matteo Rigamonti

«Misure straordinarie non possono diventare ordinarie». Secondo Giuliano Cazzola è ora che la cassa integrazione in deroga non sia più pagata dallo stato

L’emergenza cassa integrazione continua. Secondo la Cgil sono 520 mila i lavoratori che, da inizio anno, hanno subito un taglio complessivo del reddito pari a un miliardo di euro, circa 1900 euro netti in meno in busta paga per lavoratore. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero, intanto, ha fatto sapere che un miliardo di euro (quello che «se riuscissi a destinare al finanziamento della cassa integrazione […] potrei dirmi soddisfatta», ndr), «potrebbe non essere ancora sufficiente». A fare il punto sui cassintegrati d’Italia è Giuliano Cazzola, già dirigente generale del ministero del Lavoro e delle politiche sociali fino ai primi anni Novanta e vicepresidente della commissione Lavoro alla Camera dei deputati nella trascorsa legislatura.

Cazzola, quali cassintegrati rischiano di restare “scoperti”?
Stando ai dati della Cgil di ieri il problema riguarda essenzialmente la cassa integrazione in deroga, e quindi le piccole imprese e i lavoratori con contratti atipici. Mentre, infatti, non ci dovrebbero essere problemi di copertura finanziaria né per la cassa integrazione ordinaria né per quella straordinaria così non è per la cassa integrazione in deroga. Per la quale sono già stati stanziati un miliardo e 700 mila euro, ma per la quale il ministro Fornero ha detto che serve almeno un altro miliardo di euro. Un miliardo che, però, potrebbe anche non bastare. Del resto, persino il documento dei facilitatori (i saggi, ndr) convocati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferma questa stima.

Che fare?
La strada da percorrere è quella di dare corso a ciò che già prevede la riforma del mercato del lavoro. Mentre, infatti, le imprese si pagano la cassa integrazione da sé, a quelle piccole la paga lo Stato. E questa non è affatto una soluzione che può durare, a regime, oltre il momento dell’emergenza. La riforma del lavoro, sul punto, prevede l’istituzione di fondi di solidarietà ed enti bilaterali.

Una soluzione si troverà? Qual è la sua personale impressione?
È chiaro che non si tratta di un processo breve e la stessa legge Fornero prevede che il finanziamento da parte dello Stato della cassa integrazione in deroga accompagni il passaggio verso il nuovo modello. Al tempo stesso occorre rispondere coi fatti, non a parole: la cassa integrazione in deroga è stata istituita nel 2008 e sono già passati cinque anni. Bisogna evitare il rischio che misure straordinarie diventino ordinarie.

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