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Catania, quattromila lavoratori di Aligrup sono senza stipendio da cinque mesi

gennaio 17, 2013 Chiara Rizzo

Proseguono le vicende del gruppo della Gdo siciliana Aligrup, nella cui crisi ha avuto un ruolo determinante l’amministrazione giudiziaria del tribunale

«È venuto da me ieri un lavoratore, famiglia monoreddito, due figli. Non ce la fa più. Mi ha detto che sta crollando psicologicamente e che sta pensando di comprare un bidone di benzina, andare in piazza e versarselo addosso. Non è un caso limite, ce ne sono centinaia come lui»: a parlare è Rosario Nicolosi, sindacalista di Uiltucs, che segue la vicenda dell’azienda catanese Aligrup. Come ha ricostruito tempi.it poco tempo fa, Aligrup è un gruppo della grande distribuzione siciliana, proprietario nella parte orientale dell’isola di un noto marchio di supermercati, che sino al 2010 versava in buone condizioni.
Dava lavoro a 1.600 dipendenti e ad altri lavoratori nell’indotto, per un totale di circa quattromila persone. Dopo la condanna in primo grado per associazione mafiosa al patron Sebastiano Scuto (avrebbe riciclato i soldi di cosche mafiosi) quasi tre anni fa, la situazione è precipitata, complice in parte la crisi, ma soprattutto per strategie commerciali («sciagurate» le definiscono oggi i sindacalisti) adottate dai commissari giudiziari nominati dai tribunali, dopo l’arresto cautelare di Scuto. Ancora di più ha pesato il ricambio di tre commissari, nominati sempre dai tribunali, proprio nei momenti clou delle trattative avviate per vendere il gruppo ad altri grandi distributori. Il risultato è che le trattative per la vendita sono saltate o si sono arenate: e che dallo scorso novembre il tribunale ha avviato un concordato preventivo in bianco.

NUOVA PROROGA, NIENTE STIPENDI. Lo avevano chiesto alcuni dei duemila creditori di Aligrup, il concordato, per evitare di rimanere con un cerino in mano, dopo mesi di attesa del saldo dei debiti. Il problema è che il concordato preventivo permette di concludere solo una delle trattative a tutela dei lavoratori, nel frattempo avviata dai sindacati, che prevedeva il riassorbimento di sole 600 persone, lasciando due mesi di tempo (cioè sino al 15 gennaio) per avviare altre trattative per la cessione dei punti vendita.
L’altro giorno, allo scadere del termine, il tribunale di Catania a sopresa ha emesso una nuova proroga di un mese, con un comunicato stampa, «per il deposito della proposta di concordato, su apposita richiesta della stessa Aligrup. Il maggior termine concesso verrà ristretto all’indispensabile e non comporterà interruzioni delle trattative finalizzate al sostegno dei livelli occupazionali e al miglior soddisfacimento dei creditori».
La notizia però non è stata accolta affatto con gioia da molti lavoratori, la cui situazione ormai è drammatica: «C’è gente che avanza sino a cinquemila euro di stipendi arretrati. Cifre enormi per chi vive soltanto grazie a quella fonte» spiega il il sindacato Uiltucs, «perciò chiediamo al Tribunale un intervento per capire dove e come sia possibile attingere a risorse economiche dell’azienda per dare ai dipendenti un po’ di fiato».

NUOVE SPERANZE. Concetta Raia, deputata catanese all’assemblea regionale siciliana e proveniente dal mondo sindacale, ha ottenuto un’audizione con l’assessore regionale alle attività produttive Linda Vancheri, dove si è appreso della disponibilità di Coop ad acquistare alcuni punti vendita e assorbire il personale (Coop era stata coinvolta nelle passate trattative, poi saltate, per l’acquisto di 21 supermercati, oggi pare intenzionata ad acquistarne 12).
Anche Carrefour Italia vuole acquistare un centro commerciale di Aligrup a Palermo. Mimma Calabrò, segretario della Fisascat Cisl, con gli altri sindacati ha chiesto un tavolo istituzionale: «Ciò che preme adesso è trovare un modo per non perdere del tutto le posizioni raggiunte dai punti vendita. Abbiamo il timore che esista una corsa al ribasso per l’acquisizione».

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