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Caso Unar. Gandolfini: «Club Anddos è solo la punta dell’iceberg»

febbraio 21, 2017 Caterina Giojelli

Intervista al presidente del Comitato promotore del Family day: «Chiediamo sia sciolto Unar. E via le associazioni Lgbt»

Orge e sesso a pagamento nei circoli legati ad associazioni gay finanziate dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio dei ministri: incontrato il sottosegretario Maria Elena Boschi, dopo il servizio delle Iene che ha denunciato un uso improprio dei fondi di palazzo Chigi, il direttore dell’Unar Francesco Spano, avvocato, classe 1977, si dimette dall’incarico conferitogli l’11 gennaio 2016, «ma il governo non pensi di assolversi usandolo come capro espiatorio».

Commenta positivamente le dimissioni Massimo Gandolfini, presidente del Comitato promotore del Family day, «chi occupa un ruolo istituzionale – dice a tempi.it – deve operare verso il bene comune degli italiani e non nei confronti degli interessi privati di qualcuno», ma l’inchiesta delle Iene non lo ha sorpreso affatto «da tempo noi del Family day stiamo denunciando la presenza di un mondo sommerso di vizio e di perversione che quasi tutti conoscono e si ostinano a negare».

Oggi Spano ammette in un’intervista al Corriere di possedere la tessera di socio del club Anddos, l’Associazione nazionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale che avrebbe beneficiato dei finanziamenti a pioggia dell’Unar (oltre 55 mila euro nel 2016) e a cui fanno riferimento – come raccontato dal servizio della Iena Filippo Roma – circoli all’interno dei quali vengono svolte pratiche sessuali gay estreme e viene esercitato lo sfruttamento della prostituzione omosessuale.

«Non entro nel merito della persona, il suo operato deve essere assolutamente sanzionato e condannato, ma sarebbe troppo facile pensare di avere risolto tutto con le sue dimissioni, gettando tutte le responsabilità su di lui. Pensare che le risorse pubbliche vengano allocate in questo modo quando in Italia ci sono capitoli di spesa che vengono negati perché “non ci sono i fondi” è da denuncia: penso a tutto il mondo della disabilità e all’altrettanto grande mondo delle famiglie numerose a cui viene detto di arrangiarsi mentre vengono erogati oltre 55 mila euro ad associazioni come quelle raccontate nel servizio».

Per Gandolfini la vicenda Anddos è soltanto la punta di un iceberg, «le associazioni gay dovrebbero valutare attentamente la situazione, sappiamo che all’interno del mondo omosessuale viene praticata la prostituzione a pagamento e questo va di sicuro a scapito delle persone omosessuali che ancora una volta vengono trattate come oggetti di piacere e non come uomini. La nostra, ribadisco, è una battaglia contro quel tipo di perversione e di vizio non contro le persone, che devono essere sempre rispettate».

Gandolfini attacca infatti l’Unar, «che da anni – lo denunciamo da tempo e inascoltati nonostante la partecipazione massiccia al Family day convocato a giugno del 2015 su questi temi –, agisce ideologicamente fuori dal sul suo mandato originario, sponsorizzando la colonizzazione ideologica dell’orientamento e dell’identità di genere. Chiediamo che venga immediatamente sciolto e che venga costituita dal dipartimento delle Pari Opportunità una nuova agenzia contro la discriminazione per motivi di razza e religione in maniera trasparente, e che ne facciano parte persone dal background culturale e di vita personale assolutamente chiaro e irreprensibile. Chiediamo che venga tolto immediatamente l’accreditamento come “agenzie per il contrasto alla discriminazione e al bullismo” delle associazioni Lgbt predisposto nel 2012 dall’allora direttore Marco De Giorgi affinché l’Unar entrasse nella programmazione dei percorsi e dei progetti formativi nella scuola e attraverso il quale si è tentata una vera colonizzazione secondo il gender. L’Unar nella scuola deve entrare solo come Ufficio antidiscriminazioni di razza e religione. I figli non sono cavie per sperimentazioni socio culturali».

Foto Ansa

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