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Caso Sea. Tabacci risponde alle dieci domande di Masseroli (che le ripropone)

aprile 4, 2012 Redazione

Bruno Tabacci, assessore al Bilancio del Comune di Milano, ha risposto alle dieci domande che erano state poste da Carlo Masseroli, capogruppo Pdl in Consiglio, sul caso Sea. Ma lui insiste.

Bruno Tabacci, assessore al Bilancio del Comune di Milano, ha risposto alle dieci domande che erano state poste da Carlo Masseroli, capogruppo Pdl in Consiglio comunale a Milano, sul caso Sea. Masseroli ha scritto questo commento su twitter: «Dopo le dieci risposte di Bruno Tabacci alle mie dieci domande, ho ancora dieci domande: le stesse». 

1) Mentre si vendevano le quote Sea, avevate già pensato di venderne altre?
No, non era in programma e non era stata deliberata da alcun organo decisionale dell’ente nessun’altra cessione di quote Sea. Al contrario, il Consiglio Comunale ha dato indicazione affinché la partecipazione comunale non scendesse al di sotto del 51%. Peraltro, il contesto di riferimento in cui è stata decisa e poi eseguita la vendita di quote Sea era ben diverso dal contesto di riferimento in cui ci si trova oggi: nel mezzo c’è stato un cambio di governo, una ulteriore manovra finanziaria “salva Italia” che ha inciso ulteriormente sulle risorse a disposizione dell’ente; una legge di stabilità che ha bloccato la possibilità di ricorrere a nuovo debito per finanziare investimenti; ecc.

2) Sa che vendere in momenti diversi quote della stessa società ne potrebbe ridurre il valore?
Il valore di cessione delle quote azionarie dipende da una molteplicità di fattori, sia che si venda con una operazione unica, sia che le quote si vendano in più tranche, tra cui ad esempio:
* andamento dei mercati delle infrastrutture, dei mercati finanziari e del costo del ricorso a credito da parte di eventuali investitori al momento della cessione;
* dal fatto che la quota oggetto di compravendita porti maggiori o minori diritti nella governante societaria, sino ad incorporare il controllo della stessa società;
* vendita mediante asta piuttosto che quotazione sui mercati di borsa mediante OPV, con o senza aumento di capitale, ecc.
Non è quindi corretto affermare a priori – anzi, è indimostrabile – che una cessione di quote di una medesima società in momenti diversi implichi una riduzione del valore complessivo delle quote cedute.

3) Perché il bando Sea ha avuto un solo concorrente con un prezzo finale pari alla base d’asta più un euro?
Il rilancio di un solo euro si ritiene dovuto ad un prezzo a base di gara che già di per sé valorizzava adeguatamente la società. Più soggetti, provenienti da tre continenti diversi, hanno chiesto ed ottenuto l’accesso alla data room per visionare la documentazione societaria ed intervistare il management. Tutto questo avveniva in una fase di crisi economica mondiale, con uno spread btp-bund che, tra novembre e dicembre, superava i 500 punti e con un Paese alle soglie del default.
Forse un contesto macroeconomico differente, con un patto di stabilità meno vincolante e quindi con una possibilità di allungare indefinitamente i tempi delle procedure esperendo anche dei roadsho internazionali, avrebbe consentito a più investitori di interessarsi alla vendita delle quote di Sea. Ma il contesto non era tale.
In ogni caso, ricordo che il prezzo di aggiudicazione risulta essere più alto del 10 per cento per una società meno capitalizzata (distribuiti 147 milioni di euro invece che 106 milioni di dividendi) e infine più certo (12% invece che il 30% del prezzo variabile, dipendente da un solo earn out invece che due, da verificarsi in 24 mesi invece che in 12) rispetto a quanto proposto nella manifestazione di interesse.

4) In Brasile sono state cedute le quote di tre scali. Sa che hanno partecipato da tutto il mondo?
La realtà italiana e quella brasiliana non sono comparabili. Il PIL 2010-11 è cresciuto nel biennio di circa il 10,5% per il Brasile ed il 2% per l’Italia, e le stime dicono che i valori cresceranno nel 2012-2013 del 4-5% annuo per il Brasile a fronte di un ipotizzato 0,8% per l’Italia nello stesso periodo. Secondo uno studio della Goldman Sachs il Brasile – che fa parte dei cd BRIC – nel 2026 diventerà la quinta potenza al mondo, l’Italia – annoverata tra i PIGS – nello stesso anno è data al decimo posto.
Il Brasile è un mercato in fortissima espansione: dal 2003 il numero di passeggeri è aumentato del 118% e le previsioni sono molto positive. Il traffico passeggeri di Malpensa e Linate ha registrato un -2,3% dal 2008 a metà 2011 (ultimo dato disponibile per i concorrenti). Il tasso di crescita del trasporto aeroportuale in Brasile prevede uno sviluppo di oltre il 20% all’anno per diversi anni.
Due dei tre aeroporti sono situati nell’area metropolitana di San Paolo, in uno stato che da solo registra 41 milioni di abitanti. L’oggetto della privatizzazione brasiliana è differente dal nostro: sono state aggiudicate le concessioni per ampliamento, costruzione e sfruttamento dei tre aeroporti; concessioni che sono state conferite a società (SPV) controllate al 51% dagli aggiudicatari, che avranno il controllo pieno della gestione operativa degli aeroporti, con finanziamenti statali per il 70/90% degli investimenti richiesti dal bando.
Inoltre è prevista a favore dei concessionari una provvigione annuale legata ai ricavi degli aeroporti per la durata della concessione. Si può dire che emerga un prezzo di assoluto favore, molto diverso da quello realizzato dal Comune di Milano per la vendita parziale di Sea.

5) Perché il bando tradotto in inglese sul sito contiene questa intestazione: “Only the italian document are official value?”
Ogni documento ha validità ufficiale laddove sia espresso nella stessa lingua dell’Autorità che lo emana. L’eventuale traduzione, per avere una medesima validità, necessita di traduzione ad opera di un esperto individuato dal tribunale. Nel procedimento Sea/Serravalle i tempi tecnici non erano compatibili con tale procedura. Inoltre, l’individuazione di una lingua unica di riferimento è necessaria per dirimere eventuali controversie. Tant’è che anche nel bando per gli aeroporti brasiliani la lingua, individuata per controversie dinanzi al foro brasiliano, è il portoghese.

6) In una seconda vendita di quote ci sono potenziali acquirenti in condizioni favorevoli?
Anche in questo caso, come nel caso della seconda domanda, la risposta è… “dipende”. L’esistenza di potenziali acquirenti in condizioni favorevoli potrebbe esserci in funzione delle modalità di vendita dei pacchetti azionari. E’ ipotizzabile che, in occasione di una seconda vendita di quote, l’acquirente della prima quota (acquisita, si ricorda, attraverso la partecipazione ad una gara pubblica) possa nutrire uno specifico interesse per una ulteriore acquisizione. Ciononostante, questo non implica il fatto che ulteriori potenziali investitori non possano essere parimenti interessati alla seconda vendita, laddove siano presenti determinate variabili nel generale contesto economico e produttivo. L’investitore “finanziario”, ad esempio, tipicamente meno interessato alla governance societaria, formula le proprie valutazioni in base al rendimento atteso dall’investimento; l’eventuale investitore “industriale” è invece condizionato dall’andamento dei mercati delle infrastrutture e dei mercati finanziari al momento della cessione.

7) Se si procedesse a quotazione, come può il Comune evitare l’acquisizione da parte di F2i delle azioni di maggioranza?
Ci sono delle norme specifiche che regolano la scalabilità delle società quotate e l’obbligo di promuovere delle Offerte Pubbliche di Acquisto. Peraltro, la quotazione potrebbe avvenire secondo modalità diverse (con o senza aumento di capitale), con alcune clausole inserite dal Consiglio Comunale nello Statuto di Sea che garantiscono al Comune di Milano l’autonomia in alcune decisioni riguardanti proprio l’eventuale quotazione in borsa.
E poi non si capisce perché il Comune di Milano debba difendersi da F2i, un fondo istituzionale partecipato dalla cassa DDPP, da 14 fondazioni bancarie e da 8 fondi pensione e che ha acquisito le quote Sea partecipando ad una gara ad evidenza pubblica internazionale.

8) Quanto ha perso il Comune con le procedure adottate?
Il Comune, con le procedure adottate, ha ottenuto il massimo vantaggio possibile, nel contesto in cui l’operazione si è realizzata. E l’eventuale collocamento in Borsa nel 2012 si incaricherà di dimostrare, con i numeri, la vantaggiosa cessione della quota Sea per il Comune di Milano nel novembre-dicembre 2011.

9) Tutto ciò ha un legame con l’intercettazione di un bando “cucito su misura” di cui ha parlato l’Espresso?
Premesso che il bando non era su misura, nel senso che l’offerta a base di gara proposta al Consiglio Comunale, e poi da questo modificata dopo lunga discussione, era diversa nel valore e nelle condizioni rispetto a quanto offerto da F2i, spetta all’Autorità Giudiziaria accertare eventuali responsabilità.

10) E’ il sindaco che tramite l’Assessore Tabacci si salda ai poteri forti, o è l’Assessore che fa sapiente uso del consenso del Sindaco?
L’assessore al Bilancio Bruno Tabacci è schiettamente impegnato a “saldarsi” sempre con il Sindaco Giuliano Pisapia per corrispondere al meglio alle attese della Città di Milano. Con professionalità e disinteresse, perché Milano è il “potere forte” da servire.

 

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