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Caso De Girolamo. La sinistra si riempie la bocca di legalità e stabilità, poi sfascia tutto cavalcando scandali abusivi

gennaio 16, 2014 Luigi Amicone

L’establishment che ha promosso Letta a salvatore della patria ora accetta senza colpo ferire che una parte del suo esecutivo sia aggredita con metodi illegali?

È difficile dar torto a Sallusti quando, nel commentare il caso De Girolamo, incastrata da registrazioni abusive, mostrificata in prima pagina e quindi, nel paese in cui Dio provvede e magistratura comanda, “sottoposta a indagini”, accusa la sinistra di un uso spregiudicato da “usa e getta” dei ministri del “partito alfaniano”. Ma come, l’establishment (da Scalfari a De Bortoli) che ha promosso Letta a ennesimo “salvatore della patria” si ostina a illustrare la “necessità” di un patto di governo che duri per tutto il 2014, e poi, tra una chiacchiera sulla “stabilità” e l’altra sulla “legalità”, accetta senza colpo ferire che quella parte di esecutivo che non risponde a Renzi (che per altro non sta ancora né al governo né in parlamento), sia quotidianamente provocata e addirittura aggredita con metodi illegali? E nessuno (compreso il marito piddino della signora) dice niente?

«Vive con la bocca e non ascolta nessuno». Il verso di un cantautore-poeta (Claudio Chieffo) è la misura di questa classe dirigente. E non parliamo solo dei politici. Parliamo soprattutto del contorno di piccoli uomini e grandi ipocriti. Che da una parte ci raccontano l’ennesimo mito nuovista. Dall’altra continuano a sfasciare qualunque rappresentanza di quell’Italia che non si riconosce nel progressismo analfabeta stile ultimo film di Virzì sulla Brianza.

C’è da aggiungere che Alfano e i suoi non sembrano così ingenui da non aver capito il giochino. Attenti a tirare troppo la corda, avverte il leader di Ncd. «Siamo pronti alle elezioni». Massì, Angelino, se questi insistono nella “doppia morale” forse è meglio che la corda la spezzi tu. E poi vediamo se a maggio vince il “fare” delle balle o l’Italia del “fare” stile Brianza.

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4 Commenti

  1. beppe scrive:

    ecco, appunto, l’unica conclusione ( al dilà della difesa d’ufficio della bella guagliona) : a chi conviene tirare a campare e venire presi a schiaffi tutti i giorni.

  2. andrea scrive:

    Macchè doppia morale, ipocriti vari, ennesimo mito nuovista e scandali abusivi!
    Se a sinistra sono come la De Gerolamo, Tempi e Sallusti mettano in piazza l’arroganza nell’uso del potere di questi politici e di alcuni magistrati (su questi ultimi lo state facendo) …… bastonateli con le vostre inchieste giornalistiche. Anche se non capisco che cosa vuole affermare Tempi? Che la soluzione politica per l’Italia è Berlusconi e il berlusconismo popolare? Tempi è un ottimo giornale e lo leggo, ma la sua posizione politica non la capisco proprio in questo momento.

  3. mutandeverdi scrive:

    Caro Amicone, il suo giornale si distingue per l’ accanimento contro la Magistratura che pretende di fare il proprio mestiere e dovere: Giudicare, nell’ ambito delle leggi che il Parlamento gli da.
    Solitamente, succede che, quando un Magistrato si trova a giudicare l’ operato di un Politico o di un potente in generale e si trova a indagarlo, il suo giornale interviene per lesa maestà: la Magistratura invade il campo della Politica.
    Quello che manca sempre nelle vostre considerazioni è: se la Magistratura non dovrebbe invadere il campo della Politica, nemmeno quando i reati sono palesi, vedi voti truccati o mutande verdi, e dato che gli amici dei Politici corrotti si guardano bene dal fare pulizia motu proprio al loro interno, le chiedo: un Cittadino comune, in preda alle difficoltà quotidiane, che assiste sempre più incazzato a tutto ciò, fuorché armarsi di forcone, cosa dovrebbe fare?

  4. luigi lupo scrive:

    Il titolo dice una cosa e l’articolo un’altra. Qual’è quella sinistra che viene accusata nel titolo? De Bortoli e Scalfari? o il marito del ministro? Bastano loro per definire la sinistra?

    E se poi Amicone si informasse meglio vedrebbe che anche scelta civica ha dei dubbi sull’operato del ministro.

    Altro articolo da quattro meno meno per il direttore. Povera redazione con un simile esempio.

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