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«Casini e Alfano si sono impegnati per ripristinare al più presto i fondi alle paritarie»

luglio 12, 2012 Redazione

Lo dice Roberto Gontero, presidente di Agesc. «La decisione del Governo di mantenere il taglio di 260 milioni costituisce un provvedimento antieconomico innanzitutto per lo Stato».

«La decisione del Governo, all’interno della spending review, di mantenere il taglio di 260 milioni al capitolo di spesa “scuole paritarie”, pari al 50% del budget, costituisce un provvedimento antieconomico innanzitutto per lo Stato».

Lo ha dichiarato il Presidente di AGeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) Roberto Gontero, esprimendo, d’altra parte, moderata soddisfazione in quanto «Pier Ferdinando  Casini e Angelino Alfano, incontrati nella giornata di martedì 10 luglio, si sono impegnati affinchè il Governo ripristini al più presto i fondi alle paritarie. Un provvedimento della spending review – ha precisato Gontero – che conferma i tagli al sistema paritario nell’ordine del 50%, otterrà un forte aggravio delle spese dello Stato a causa della chiusura di molti istituti non statali».

Il Presidente di AGeSC ha spiegato che «più o meno per ogni bambino delle materne che frequenta una scuola non statale, lo Stato risparmia 5.500 euro; per ogni studente delle elementari non statali il risparmio è di 6.500 euro; per ogni studente delle medie inferiori di 7.600 euro; nelle superiori il risparmio è di 8.000 euro. Complessivamente – ha aggiunto Gontero – moltiplicando i risparmi generati dalla scuola paritaria per singolo studente per la totalità della popolazione scolastica italiana (8.938.005 di cui 1.072.560 alle scuole non statali) si registra che il sistema della scuola non statale permette allo Stato di risparmiare circa 6 miliardi all’anno».

«Perché – chiede Gontero –andare a tagliare una voce di spesa che genera tale risparmio? Soprattutto in relazione alle scuole dell’infanzia, o lo Stato dovrà investire  per ulteriori strutture alcuni miliardi di euro o, in alternativa, decine di migliaia di bambini fra i tre e i sei anni non potranno più frequentare la scuola materna. Senza contare – ha concluso – che occorre essere consapevoli del valore intrinseco di ogni percorso educativo, non necessariamente di quello cattolico, e impegnarci perché a tutti i genitori venga garantita la reale possibilità di scegliere per i propri figli le strutture e i contesti educativi più adeguati».

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