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«Casaleggio? Dovrebbe essere un tecnico del web». Intervista a Raffaella Pirini (M5S)

settembre 10, 2012 Chiara Sirianni

In Emilia i grillini alzano la voce, chiedendo trasparenza e un confronto con «Beppe e Casaleggio». Intervista a Raffaella Pirini, consigliere M5S di Forlì

C’è aria di tempesta, in casa Cinque Stelle: dopo le esternazioni di Giovanni Favia, che in un fuori-onda registrato ha attaccato il braccio destro di Beppe Grillo Roberto Casaleggio, il malcontento sembra serpeggiare. E spunta un intervento di Raffaella Pirini, consigliere M5S di Forlì, in cui si constata un «attacco del blog di Beppe Grillo verso l’Emilia Romagna». Attacco immeritato, secondo la Pirini, in quanto si tratta di un gruppo particolarmente coeso e attivo. Ciononostante è stato come se «il capo si rivoltasse contro i suoi. È il generale che spara sui suoi soldati. Questo atteggiamento, di Beppe, e/o di Casaleggio, ha fatto male a molti di noi». Inoltre il consigliere, attivista di vecchia data, difende (in tempi non sospetti) Giovanni Favia. Motivo? La regola dei due mandati come tetto massimo, prevista dal “non statuto”, è stata «cambiata in corso». Un’operazione «non certo voluta dalla rete», che è sembrata «tagliata su misura per una persona specifica. E questo gli avrebbe precluso di andare alle elezioni politiche. Si chiama Giovanni Favia». Il video è stato pubblicato on line solo l’8 settembre. Perché? «Quell’intervista risale a mesi fa, faceva parte di un’inchiesta più ampia» spiega lei, raggiunta telefonicamente da tempi.it. «Sinceramente mi ero quasi dimenticata, non se n’era più parlato. Anzi, la mia parte era persino stata tagliata. Evidentemente, ora che è scoppiato il caso Favia, il giornalista ha deciso di pubblicarla».

Ne è dispiaciuta?
No.

Come giudica le recenti parole di Favia?
Credo si sia trattato di uno sfogo, volto a migliorare i meccanismi. Questo momento di discussione, emerso in modo fortuito, va colto come opportunità. Le nostre sono pagliuzze, rispetto alle travi di altri partiti. Ma i cittadini sono stanchi, ripongono in noi le loro speranze. Per questo dobbiamo cercare di pulire la polvere che abbiamo in casa.

In che modo?
Occorre un network nazionale, dove poter costruire scelte e decisioni collettivamente. Come del resto prevede il nostro non statuto.

Da cosa è caratterizzato il Movimento Cinque Stelle in Emilia Romagna?
A livello locale è tutto più semplice. c’è una sorta di intelligenza collettiva che si è aggregata spontaneamente su alcuni temi sensibili: tutela della salute, dell’ambiente, eticità applicata a tutti i campi. Certo, quando si passa a livelli più alti tocca ragionare. E le cose si fanno più complicate.

In che senso?
Nel senso che la linea politica di un movimento, a livello nazionale, è bene che la si discuta assieme.

E Gianroberto Casaleggio?
Casaleggio dovrebbe essere un “tecnico” del web. Quindi si suppone che debba sottostare, come tutti noi, alla regola dell’“uno vale uno”. L’idea del Movimento Cinque Stelle è venuta a Beppe Grillo, noi attivisti la facciamo vivere. Ci serve solo uno strumento tecnico per poter interagire. E sarebbe opportuno che questo concetto venisse ribadito.

In una lettera al Corriere della Sera (maggio 2012) ha scritto: «Sono in sostanza cofondatore di questo movimento» (insieme a Beppe Grillo, ndr).
Appunto. È co-fondatore per quanto riguarda la parte tecnica, o anche nelle scelte politiche? Sarebbe utile saperlo. Tanto di cappello a Beppe Grillo, che ha fatto partire un fenomeno ampio e partecipato. Senza di lui l’Italia sarebbe disseminata di liste civiche, come la nostra, senza una rete che ci permetta di connetterci. All’epoca, noi di Forlì abbiamo aderito con entusiasmo, così come tanti altri. Ma ci sono cose che vanno perfezionate, e per questo chiediamo un confronto. Perché se vogliamo la democrazia dobbiamo essere in grado di applicarla all’interno del Movimento.

E se il confronto non dovesse arrivare? Ci sarà una scissione?
Da cosa dovremmo scinderci? È un’ipotesi assurda. Vogliamo però degli strumenti tecnologici che ci consentano di lavorare davvero in rete. Con un’attenzione particolare alle regole. Se vengono cambiate in corsa, per esempio, occorre specificare il motivo. E vogliamo che ci sia un rapporto umano con i propri consiglieri. Perché non sono sempre stati i giornalisti a cercare di distruggere il Movimento.

A chi si riferisce?
Al caso di Andrea De Franceschi, consigliere regionale Movimento 5 Stelle in Emilia, reo solo di aver espresso solidarietà ai lavoratori dell’Unità (vicenda che ha commentato a Tempi anche Valentino Tavolazzi qui, ndr). Non c’è stato dibattito: solo un attacco è arrivato direttamente dal blog, sotto forma di punizione. Ed è stato umanamente triste, per tutti noi.

Cosa vi sareste aspettati?
Un contatto diretto. In famiglia si fa così, non si liquida un rapporto umano con due righe laconiche su un blog.

Massimo Bugani, capogruppo in Comune del Movimento cinque stelle, per alcuni scelto da Casaleggio per bilanciare il successo di Giovanni Favia in Emilia, ha smentito sdegnosamente, accusandolo Favia di essere un «ragazzino che punta al Parlamento».
Si cerca di puntare al contrasto personale.

Però Bugani ha anche ammesso che  «il movimento in Emilia-Romagna è già spaccato». È vero? Di chi è la responsabilità?
Il Movimento si spacca solo se qualcuno impone una certa linea, che contrasta con il non statuto. Di certo ci sono delle tensioni, più che altro. Il timore è che queste richieste, semplici, di chiarimento, possano portare a dei problemi. Ma noi vogliamo solo una maggiore efficienza.

In che modo pensate di esprimere questa richiesta?
Stiamo discutendo per cercare di organizzare un incontro, sicuramente a livello regionale. Poi vedremo se altre regioni si vorranno unire, o se preferiranno farne altre. Tramite Meet Up.

Chi verrà invitato?
Beppe, ovviamente. E Casaleggio. A proposito di Bugani: potrebbe invitarlo lui.

Anche alla luce degli ultimi avvenimenti, crede davvero che il Movimento Cinque Stelle sia così diverso dal sistema dei partiti da cui volete così fortemente differenziarvi?
Con tutti i nostri difetti, io credo di sì. Quando entriamo nelle amministrazioni lo facciamo per impegno civico, con impegno e fatica. La regola dei due mandati, in questo senso, è sacrosanta: preserva la politica dal clientelismo. Siamo slegati dai poteri forti, rifiutiamo i rimborsi elettorali. Per questo dobbiamo arrivare fortificati alle elezioni politiche, per questo chiediamo che ci vengano chiariti gli strumenti con cui si intende agire. Ed è già tardi.

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2 Commenti

  1. Mappo says:

    Qualcosa mi dice che questa (illusa) signora sarà prossimamente epurata dal movimento 5 Stelle.

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