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«Casa mia è in carcere». Storia dei bambini “dimenticati” nei penitenziari d’Italia (anche nella Firenze di Renzi)

giugno 27, 2014 Chiara Sirianni

«Perché mi chiudono a chiave la sera quando torno a casa?». La vicenda del piccolo di Sollicciano fa riemergere un problema poco conosciuto. Intervista a Riccardo Arena (Radio Carcere)

Vive in carcere da cinque anni e tre mesi, a Sollicciano, Firenze. È il più giovane dei detenuti. Ha sei anni e mezzo, non ha commesso reati, ed è arrivato nella sezione femminile assieme alla mamma, arrestata per reati legati allo sfruttamento della prostituzione. La sua storia l’ha raccontata il Corriere Fiorentino. «Perché mi chiudono a chiave la sera quando torno a casa?», ha chiesto un giorno alle educatrici. E alla domanda di un compagno di scuola — «tu dove abiti?» — con il candore che solo un bambino può avere ha risposto: «Casa mia è in carcere». E adesso, quando non arrivano i volontari a portarlo fuori, ad esempio la domenica, lui protesta perché vuole uscire, e la sera, quando sente che chiudono a chiave la porta, piange e protesta.

L’ERRORE DI RENZI. Il carcere di Sollicciano dal 1983 è il principale istituto di detenzione di Firenze e si trova nell’omonimo quartiere nella parte sud-ovest della città ai confini con la città di Scandicci. A ottobre 2013 venne citato da Matteo Renzi, allora sindaco del capoluogo toscano e candidato alle primarie del Pd, che intervistato a Lucia Annunziata si riferì proprio ai bambini presenti nelle case circondariali: «È devastante, per me, come sindaco e come padre, vedere le giovani detenute che hanno un figlio che è nato in carcere e cresce con loro. È una cosa indecente. Noi siamo i primi in Italia ad aver fatto l’Icam per far sì che le madri non siano costrette a far vedere il cielo a sbarre ai propri bambini, che non c’entrano niente».
L’Icam è un istituto a custodia attenuata per le donne detenute madri. Il vicecapo del Dap, Luigi Pagano, lo aveva però smentito, attraverso i microfoni di Radio Carcere. Rubrica radiofonica in onda su Radio Radicale e condotta da Riccardo Arena. «Il dottor Pagano – racconta Arena – ci ha confermato due fatti. Il primo, che nell’ottobre del 2013 l’Icam a Firenze non esisteva. Il secondo, che non è quindi vero che ha Firenze sono stati “i primi” a istituire strutture diverse dal carcere per le mamme detenuto con i bambini. Il primo Icam è quello di Milano, inaugurato nel 2006. Segue quello di Venezia, entrato in funzione nel 2013, mentre Firenze allora era in una fase di progettazione. Insomma un dato erroneo fornito da Renzi, causato forse da un consigliere a dir poco frettoloso».

L’ICAM ANCORA NON C’E’. A un anno di distanza, cos’è cambiato? «Ad oggi l’Icam a Firenze ancora non c’è. Non a caso nel carcere di Sollicciano ci sono bambini detenuti e uno tra questi ha addirittura più di 6 anni, quando per legge i bambini devono lasciare il carcere al compimento del terzo anno di età. Pochi lo sanno, ma attualmente sono circa una trentina i bambini detenuti che vivono in cella all’interno delle carceri d’Italia, anche se il dato è ovviamente in continua evoluzione. A volte non si ha neanche la capacità e la serietà di capire che alcune madri, per la natura dei reati commessi, non meritano di tenere accanto a sé il proprio figlio. Un aspetto che so essere di estrema delicatezza, ma su cui è necessario ragionare». Sarebbero, invece, solo una decina i bambini che vivono negli Icam di Milano e Venezia. Perché? «La legge non viene applicata perché sono pochissime (2 o 3 in tutta Italia) le strutture diverse dal carcere indicate dalla normativa. D’altra parte, non serviva neanche scomodare l’assonnato Parlamento per fare l’ennesima legge, ma sarebbe bastato un semplice accordo amministrativo tra ministero della Giustizia e i singoli enti locali per creare queste strutture alternative e togliere i bambini dalle carceri. Nel capoluogo lombardo in pochi mesi è stata creata una sezione del carcere di San Vittore in un appartamento nella città. Un “miracolo a Milano”, realizzato grazie alla capacità di chi lo ha voluto e  a un semplice atto amministrativo,  senza chiedere un intervento normativo».

AMNISTIA E INDULTO? Il premier Matteo Renzi aveva annunciato entro giugno una straordinaria riforma della giustizia, che effettivamente verrà portata in consiglio dei ministri il prossimo 27 giugno. Fra gli obiettivi, allungamento della prescrizione e archiviazione dei processi di lieve entità. La volta buona? «Il teatrino intorno alla riforma della legge elettorale, riforma che è assai più semplice rispetto a quella della giustizia, mi sembra purtroppo eloquente. L’amnistia e l’indulto comportano da parte dello Stato una rinuncia alla sua potestà punitiva. Una rinuncia che non piace neanche a me. Ma il problema resta e va affrontato anche con strumenti poco graditi. Infatti il processo penale non riesce più a dare una risposta di giustizia, e quando questa arriva è tardiva, mentre la pena si traduce in una tortura. Resto stupito da una politica che ignora un problema che attiene allo Stato di diritto e quindi all’assetto democratico del Paese. Come resto stupito da una politica che non abbia la capacità, ed il coraggio, di affrontare il grave problema rappresentato dal collasso in cui versa un potere sovrano dello Stato».

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