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Caro Saviano, liberalizzare le droghe per combattere la mafia è da «dilettanti di criminologia». Lo diceva già Borsellino

settembre 19, 2014 Redazione

L’autore di Gomorra invoca per l’Italia una svolta “alla Zapatero” che consenta la liberalizzazione delle droghe. Ecco cosa diceva il giudice ucciso dalla mafia a proposito di questa “grande” idea

«La repressione, la proibizione, non sono la strada giusta». Lo scrittore Roberto Saviano, oggi nella sua rubrica sull’Espresso “L’antitaliano”, torna di nuovo a parlare di liberalizzazione delle droghe. Già diverse volte l’autore del fortunato Gomorra e del meno fortunato Zero zero zero, si è espresso sul tema. «Le politiche repressive – scrive – sono state esse stesse terreno fertile per la crescita esponenziale degli affari dei cartelli criminali». Invocando una svolta zapateriana, aggiunge: «E allora la mia esortazione: in un paese in cui manca la forza e le risorse per portare a compimento le tante riforme strutturali necessarie e fondamentali, che almeno si inizia con altre, altrettanto fondamentali e strutturali che in più sarebbero praticamente a costo zero. Che almeno questo Governo – come è accaduto per certi versi in Spagna con Zapatero – si distingua per il riconoscimento di quei diritti civili e di quelle legalizzazioni che renderebbero la vita degli italiani migliore e che avrebbero nel breve periodo ripercussioni positive anche sull’economia del nostro paese».

COSA DICEVA BORSELLINO. Insomma, la solita minestra. Vale la pena dunque riproporre un video, che già tempo fa pubblicammo, in cui Paolo Borsellino – era il 1989 – rispondendo alla domanda di una ragazza durante un incontro pubblico a Bassano del Grappa, diceva che liberalizzare la droga per combattere il traffico clandestino «è da dilettanti di criminologia». Già allora si pensava che la soluzione migliore per mettere il bastone tra le ruote alla mafia nei suoi affari di sostanze stupefacenti fosse legalizzare la droghe leggere, così da sottrarre alle organizzazioni criminali questo mercato. L’analisi che fece il giudice palermitano fu molto chiara, e risulta valida ancora oggi. «Forse non si riflette che la legalizzazione del consumo di droga non elimina affatto il mercato clandestino, anzi avviene che le categorie più deboli e meno protette saranno le prime ad essere investite dal mercato clandestino». Inevitabile sarebbe creare fasce che non potrebbero accedere a questi prodotti, che sarebbero quelle più deboli su cui la criminalità tenterebbe di costruire i propri traffici: «Resterebbe una residua fetta di mercato clandestino che diventerebbe estremamente più pericoloso, perché diretto a coloro che per ragioni di età non possono entrare nel mercato ufficiale, quindi alle categorie più deboli e più da proteggere. E verrebbe ad alimentare inoltre le droghe più micidiali, cioè quelle che non potrebbero essere vendute in farmacia non fosse altro perché i farmacisti a buon diritto si rifiuterebbero di vendere. Conseguentemente mi sembra che sia da dilettanti di criminologia pensare che liberalizzando il traffico di droga sparirebbe del tutto il traffico clandestino e si leverebbero queste unghia all’artiglio della mafia».

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3 Commenti

  1. recarlos79 scrive:

    per tutti quelli che vogliono sperticarsi in critiche e lezioni. abbiate un po’ di rispetto per una persona che ha dato la vita per noi italiani e che sull’argomento ne sapeva più di qualsiasi giornalista o politico. anche se non c’è più possiamo ancora sentirlo ed ascoltarlo.

  2. Sebastiano scrive:

    Rispondo ad Annalisa Schiavone (io non sono su fessbuc): se rileggi la frase, vedrai che semplicemente si diceva che il libro in questione è “meno fortunato” dell’altro (Gomorra). Ora, tale affermazione è palesemente (e aritmeticamente) inconfutabile:
    Gomorra: il romanzo ha venduto oltre 2 milioni e 250 000 copie nella sola Italia e 10 milioni nel mondo, essendo stato tradotto in 52 paesi (da Wikipedia).
    Se adesso, come vostro solito, pur di sputare sui nemici, siete pronti a negare la realtà, magari sostenendo un “diritto ad una aritmetica diversamente valida”, beh, fate pure. Alle vostre idiozie siamo abituati.
    Per inciso, non sono ciellino. Né occorre esserlo per riconoscervi per quello che siete.

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