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«Caro Renzi è ora di rompere. Questo Pd è guidato da ottusi»

aprile 11, 2013 Chiara Rizzo

Secondo Mario Adinolfi «nel partito c’è stato un intervento a gamba tesa per far fuori il sindaco di Firenze. L’unica strada praticabile è la rottura»

“Matteo, è ora di andare”: è l’appello di Mario Adinolfi, giornalista e politico Pd, al sindaco fiorentino Renzi, dopo la sua estromissione tra i rappresentanti regionali delegati in Parlamento per l’elezione del presidente della Repubblica. «Una estromissione grave, ma anche nell’ordine naturale delle cose di questo Pd», spiega a tempi.it Adinolfi.

Perché grave e naturale?
È grave perché è la dimostrazione dell’incapacità del Pd di capire quanto l’Italia sia stravolta e necessiti un rinnovamento di cui Renzi è un campione oggettivo. Ma è anche un fatto naturale perché il risultato di quanto si manifesta da mesi. Se ci fossero state regole che avessero consentito primarie aperte come è avvenuto con Romano Prodi o Ignazio Marino, Renzi le avrebbe vinte. Sarebbe cambiata la storia del paese e si sarebbe evitato lo stallo attuale. Invece il Pd ad ottobre ha scelto diversamente, e questa è una responsabilità della classe dirigente ottusa.

Renzi ha detto che ci sono state delle “telefonate da Roma” per non farlo partecipare all’elezione del presidente. Pier Luigi Bersani, così come altri esponenti del partito, hanno negato pressioni. Lei a chi crede?
Per esperienza personale non credo a nulla di quello che venga dal Nazareno (sede del Pd, ndr). Quando fui eletto e divenni subentrante alla Camera, per settimane il Pd ha rinnegato le sue battaglie storiche sulle incompatibilità e doppie cariche e permesso che il sindaco di Civitavecchia fosse anche deputato, purché non salissi io. Solo dopo settimane di battage mediatico lo hanno fatto dimettere. Oggi penso che con ogni probabilità c’è stato un intervento a gamba tesa per far fuori Renzi, ma non credo nemmeno che ci sia la capacità di ordire trame, data la scarsa intelligenza dell’attuale gruppo dirigente del Pd.

Dicono che andrebbero eletti i Presidenti di regione e consigli regionali. È vero però che il presidente del consiglio regionale Marche, il renziano Vittoriano Sallazzi non è stato eletto.
Vede? È proprio quello che penso. L’elezione di Renzi non avrebbe rappresentanto chissà che, ma solo una soddisfazione. È nell’ordine delle cose che Renzi possa esprimere un voto per il presidente della Repubblica: sono d’accordo con l’avvocato Gianluigi Pellegrino, che ricorda che la nostra Costituzione dà mandato di integrare la composizione parlamentare con uomini e donne che rappresentino il territorio e siano espressione delle minoranze. Non si può ridurre questo a meri incarichi agli eletti nelle regioni. Perciò non è in discussione la possibilità che Renzi fosse tra gli elettori del Presidente. È chiaro che si è votato internamente al Pd, e si è preferito una persona come Alberto Monaci, alla decima legislatura, 73enne, con addentellati molto forti nelle vicende Mps. L’ennesima incredibile prova di come il corpaccione del Pd non abbia minimamente capito quanto avviene nel Paese. Mi viene in mente il detto biblico “Dio acceca coloro che vuole perdere”. Ecco, questa è l’ottusità del gruppo dirigente Pd.

A questo punto, che cosa dovrebbe fare Renzi?
Sono convinto dall’ottobree 2012 che continuerà per sempre un’azione di logoramento su Renzi, e che la battalia di Matteo nel Pd non ha perciò le condizioni per proseguire. L’atto conseguente, l’unica strada praticabile, è la rottura. Altrimenti penso si vada verso un accordo Berlusconi-Bersani fatto proprio in funzione antirenziana. Matteo funziona se si va a votare nei prossimi sei mesi, o altrimenti potrà puntare al massimo ad un altro mandato da sindaco di Firenze, e poi si dovrà acconciare ad uno dei tanti che hanno perso il biglietto della lotteria che avevano in mano.

Scusi, ma non è stato Renzi a pressare Bersani perché si accordasse con il Pdl?
Renzi ha detto di parlare con il Pdl o andare a elezioni; non di fare un accordo. E invece oggi ritroviamo Bersani, il leader che ha perso le politiche e si dovrebbe dimettere, in probabile corsa al Quirinale. Siamo l’unico posto al mondo dove può succedere.

Ed è un’ipotesi plausibile questa di Bersani al Quirinale?
Posso dire che ho parlato con esponenti di spicco del Pd, molto vicini a Bersani, e cominciano a credere davvero che l’ipotesi del Quirinale non è così malsana.

Ma Renzi ha sempre detto che non vuole nemmeno una corrente. Secondo lei ora se ne potrebbe andare davvero dal Pd?
Credo ci sia un’incompatibilità politica sostanziale tra la linea del partito di classe che perseguono i giovani turchi e i bersaniani e chi sostiene una la sinistra liberal “blairiana”: due mondi incompatibili. A mio avviso si può creare introno a  Renzi un consenso che unisca tutti i riformisti di sinistra o, più in generale, tutti i riformisti nell’ala centrale del parlamento (il riferimento è ai montiani, ndr). Immagino un partito nuovo e generazionale, e il momento non penso sia così lontano. Renzi accetterà di restare schiacciato sotto questo Pd contraddittorio? Nell’immediato delle elezioni del Quirinale forse sì, ma da qui a ottobre dovrà fare una mossa.

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