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Cari lettori di Tempi, se volete salvare il Pdl, fatevi avanti voi

giugno 21, 2012 Oscar Giannino

«Pensate all’utilità di uno schema in cui alla parrocchia mediatica del Giornale e del Foglio si aggiungesse un terzo battistero mediatico, ancor più corsaro del Foglio, ideale promotore di un candidato alle primarie»

Cari lettori di Tempi, questa settimana faccio un ulteriore passo avanti sul ragionamento che da qualche tempo vi propongo, in merito alla necessità di colmare prima che sia troppo tardi una evidente lacuna nell’offerta politica attuale, rispetto a chi ha identità e aspettative di scelte pubbliche improntate a personalismo e non statualismo, sussidiarietà invece di centralismo, respiro al mercato in luogo del dirigismo corporativo. I sondaggi attuali mi pare che parlino sempre più chiaro. Non sono io a dirlo perché animato da volontà rottamatrice del centrodestra per come si è presentato e ha deludentemente operato in 18 anni, sono gli italiani a dire oggi che in un caso su due non rivoterebbero le sigle del vecchio centrodestra, starebbero a casa oppure voterebbero per Grillo o per altri.

Un “dopo” molto difficile
La domanda che vi faccio è: può davvero un movimento carismatico che non ha mai compiuto la transizione verso una forma di partito strutturata puntare a scegliere il suo front runner elettorale e il suo programma attraverso le primarie? Personalmente, ho molti dubbi in proposito. Il meccanismo si sarebbe prestato a una successione a Berlusconi premier in carica, per mettere alla prova le diverse anime del Pdl su ipotesi di leadership mutate e diverse nelle caratteristiche personali rispetto al patron-fondatore, ma tutto sommato, e con tutti gli aggiustamenti del caso visto che storia e problemi evolvono, abbastanza “continuiste”. Dubito invece fortemente che le primarie – ripeto: in un “non partito” come a tutti gli effetti il Pdl ha scelto di restare anche quando ha cominciato a celebrare congressi, sotto i colpi delle malaparate politiche più che per convinzione – possano essere lo strumento attraverso cui definire ipotesi di leadership su programmi che, a questo punto, devono per forza essere incentrati su discontinuità e necessità di svolte non compromissorie rispetto agli errori di tanti anni. In caso contrario, il leader prescelto o quelli in competizione non farebbero una vera differenza, rispetto alla débâcle che si preannuncia nei sondaggi attuali.

A meno che… per coloro che credano ancora che il veicolo Pdl abbia una storia davanti sé, prendere alla lettera la promessa di primarie e aprire – mi verrebbe da usare un altro verbo, assai più movimentistico: scatenare – un confronto vero. Pronti a tirarne le conseguenze in tempo ancora utile per fare d’altro e di diverso, prima che si avvicini davvero troppo la data della presentazione delle liste (o della raccolta di firme, per chi decide simboli diversi da quelli già in parlamento).

Pensate all’utilità – e al divertimento vero, che è una parte ineliminabile di una passione politica autentica e non sepolcrizzata, capace di trasmettere calore agli lettori sfiduciati – per esempio di uno schema in cui sin da subito alla parrocchia mediatica del Giornale berlusconiano e del Foglio ferrariano, si aggiungesse un terzo battistero mediatico, ideale promotore di un candidato alle primarie. Un battistero ancor più corsaro dello stesso Foglio. E quando dico battistero corsaro so di usare un aggettivo invero singolare per una fonte battesimale. Non vorrei che qualcuno si offendesse, ma ricordo che anche il Battista nel Giordano operava malvisto dai guardiani della conformità imperante, e come sapete ci rimise niente meno che la testa.

Non voglio rovinare la vita a Luigi Amicone, e sono pronto a immaginare che subito si leverebbero voci potenti e temibili contro “il candidato di Cl”, immediatamente disposte a far di tutto un calderone, tra inchieste della procura milanese, passato e futuro politico di Formigoni, scandali e divisioni della curia romana, sa Dio che altro e chi più ne ha più ne metta. Detto questo, però, chi dal basso crede davvero che il Pdl non vada superato dovrebbe avvertire il dovere di muoversi adesso. Senza aspettare che le novità vengano da un gruppo dirigente e gruppi parlamentari inchiodati in un dilemma angosciante, tra la più che prevedibile attesa del “che cosa pensa Silvio” e il calcolo quotidiano “ma quanti tra noi resteranno a casa?”.

Senza timore di scomuniche
Come la pensi io è tutt’altro paio di maniche, e non ha molto senso ripeterlo qui, visto che da quel che scrivo da tempo avrete capito che credo il Pdl al capolinea, e un suo autodafé un buon modo per chiedere scusa agli elettori, cosa che considero necessaria perché la colpa di più spesa e più tasse non si può dare al destino cinico e baro. Io qui scrivo per voi, se ci credete ancora. Allora dovete muovere un passo. Un passo coraggioso, che sia sì sì, no no. Altrimenti, sarà comunque troppo tardi per le vostre buone intenzioni. Pensateci, dunque, almeno pensateci. Senza timore di scomuniche, che sarebbero comunque da mettere in conto ma lascerebbero il tempo che trovano.

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6 Commenti

  1. Nicola Curro' scrive:

    Ok, l’idea è interessante. Per farla attecchire, però, è necessario uno sforzo mediatico non indifferente soprattutto nel messaggio che si vuol far passare.
    In ogni caso, io ci sono.

  2. Giovanna Jacob scrive:

    Magari, avessimo in Italia un vero partito di ispirazione liberale !!! Il pdl era un partito finto-liberale che diceva cose liberali e faceva cose illiberali ossia più spesa pubblica e più debito.
    Ma la verità è che un partito liberale prenderebbe pochissimi voti. Oggi infatti il numero di coloro che, direttamente o indirettamente, campano alle spalle dello stato ossia campano alle spalle degli altri è troppo rilevante, ed è destinato a determinare il risultato elettorale. E’ improbabile che chi vive alle spalle degli altri voti per un partito che vorrebbe impedirgli di continuare a vivere alle spalle degli altri. Il parassita non voterebbe mai per il partito degli antiparassitari. Ora che i parassiti sfruttatori sono quasi più numerosi degli sfruttati (lavoratori produttivi e imprenditori) siamo alla fine della famosa road to serfdom. La meta della schiavitù è stata raggiunta.
    E il bello è che la sinistra al caviale continua a chiamare “giustizia sociale” quello che è solo parassitismo. Secondo la grande narrazione sinistrese, liberalismo significa stare dalla parte dei “ricchi” contro i “poveri”. In realtà liberalismo significa stare dalla parte di chi lavora sodo per produrre ricchezza per sé e anche per i poveri, mentre socialdemocrazia significa stare dalla parte di chi vive alle spalle degli altri. E quando la percentuale dei suicidi aumenta esponenzialmente fra gli sfruttati ossia i lavoratori produttivi e gli imprenditori, i sinistresi falsificano senza pudore le cifre: “Il numero dei suicidi è nella media”. Non è affatto nella media, come è stato dimostrato.
    Dunque “giustizia sociale” è solo il nome politicamente corretto del parassitismo. Ma oggi i parassiti sono troppo numerosi per fronteggiarli. Lo sanno bene i politici cosiddetti liberali come Mario Mauro e Maurizio Lupi. Che infatti continuano a chiedere gli eurobond e l’emissione di carta straccia a forma di denaro da parte della Bce. Che vergogna. E sì, c’è solo da vergognarsi. Gli eurobond sono solo una maniera per derubare i tedeschi senza sentirsi dei ladri. E gli italiani hanno perso la capacità di vergognarsi. Il debito italiano non lo hanno creato i tedeschi, perché devono pagarlo i tedeschi? Il debito italiano lo hanno creato gli italiani che vivono alle spalle degli altri. I parassiti italiani hanno succhiato il sangue dei lavoratori produttivi italiani per quaranta anni. Adesso di sangue nelle vene dei lavoratori produttivi non ce n’è più, e molti di loro si suicidano. L’unica soluzione razionale sarebbe mandare i parassiti a lavorare ossia tagliare la spesa pubblica e darci un taglio con quella forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo che ha nome di welfare. Ma ai parassiti, naturalmente, non va bene: preferiscono cominciare a dissanguare i tedeschi. Preferiscono gli eurobond e l’inflazione. E che orrore sentire ventilare l’ipotesi di usare il patrimonio della famiglie italiane per coprire il debito.
    Che dire? Io tifo per i tedeschi. Amici tedeschi, tenete duro, non mollate, mandate a quel paese i parassiti del sud!!! Egregio dottor Schoeble, fallo capire tu a Mauro e Lupi che, se i tedeschi cominciano a pagare, l’Italia perderà l’ottima occasione di tagliare finalmente via la cancrena della spesa pubblica improduttiva e diventare finalmente quella superpotenza economica che merita di essere.
    E sì, la nostra piccola nazione potrebbe davvero essere una superpotenza. Potremmo navigare nell’oro. Lo sapete che in Cina la domanda di prodotti italiani doc (automobili di lusso, moda, cibo eccetera) è talmente grande che stenta ad essere soddisfatta? E perché stenta ad essere soddisfatta? Perché lo stato ladro indebolisce a tal punto le nostre aziende, che queste non riescono a trovare le energie per sfruttare le occasioni offerte dalla Cina.

    Leggi di Più: Eurobond, Fortis: perché servono all’Italia | Tempi.it

  3. Franco Rossi scrive:

    E se invece di altre parrocchie si pensasse a portare proposte (sensate ed operative)?
    Noi dell’Associazione “quattrogiugno ItaliaNuova” lo stiamo facendo da un anno ma la cosa non sembra gradita e non trova ospitalità neanche su giornali amici.
    Parlo di proposte di legge (di cui 2 arrivate in parlamento).
    Oggi parliamo di “Rimborsateci l’IMU” (www.quattrogiugno.com).
    Mi sembra che esistano solo circoli “chiusi”. Chi c’é c’é e gli altri restino fuori (a meno che non siano cooptati)

  4. sewa notebook scrive:

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