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Carcerazione preventiva. Abusi? Pisapia: «Responsabilità civile per i magistrati colpevoli»

dicembre 17, 2013 Redazione

Il sindaco di Milano all’incontro Tempi-Panorama: le normative sono giuste, l’abuso è causato dalle toghe. Per questo ci devono essere conseguenze per chi sbaglia

All’Italia serve una giustizia «funzionante, efficace, celere, garantista per gli imputati e che sia di garanzia per la vittima dei reati», ha detto il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, all’incontro “Giustizia? Esperienze a confronto per una riforma“. Una «giustizia “giusta” serve all’intera collettività». Per questo «bisogna uscire dalle tifoseria e smettere di dividersi fra chi sta con i magistrati, chi con gli avvocati, chi con la destra o con la sinistra».

RIFORMA DEL CODICE PENALE. «Lunghezza dei processi, carcerazione preventiva, parità delle parti e sovraffollamento delle carceri» sono i temi che, secondo Pisapia, devono essere affrontati per risolvere i guai della giustizia italiana. Il sindaco di Milano ha ricordato che già nel 2006 il parlamento e il governo avevano tentato di mettere mano alla questione, con l’istituzione della commissione di riforma del codice penale, presieduta dallo stesso Pisapia. Se l’obiettivo fosse stato raggiunto, avrebbe portato per la prima volta dal 1930 alle modifiche del codice penale fascista attualmente in uso (il noto “Codice Rocco”). Purtroppo, il governo cadde esattamente «il giorno in cui era prevista la discussione della riforma in Parlamento» a causa di un’inchiesta giudiziaria (archiviata nel 2010) sulla moglie dell’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella.

STOP ALLE PENALIZZAZIONI. Cosa c’era scritto in quel documento di riforma? Si elencavano, ha detto Pisapia, «principi semplici per accelerare la giustizia senza andare a scapito delle garanzie degli imputati». Per esempio, introduceva la «riserva di codice», secondo la quale «ogni questione penale deve essere affrontata nel codice penale» e non al di fuori, «come avviene oggi», inserendo penalizzazioni in ogni legge. «Le normative penali sono presenti nelle leggi più disperate e più disparate», ha spiegato Pisapia. Il messaggio che questa proliferazione normativa e fuori luogo dà all’opinione pubblica è «che la sanzione penale e il carcere siano gli strumenti per risolvere i problemi», anche se «non è così». Pisapia  ha anche parlato delle maglie larghe con le quali viene utilizzata la sanzione penale. Bisognerebbe «escludere qualsiasi forma di responsabilità oggettiva, prevedendo come forme di imputazioni solo il dolo, la colpa e la colpa grave».

RESPONSABILITÀ CIVILE. «Il codice mette dei paletti precisi sull’uso della custodia cautelare». Secondo Pisapia il problema dell’abuso della carcerazione preventiva è nel comportamento dei giudici, i quali a volte agiscono con «un’interpretazione estensiva che non deve esserci». Dunque per risolvere il problema non è necessario cambiare la legge ma «che il suo abuso abbia delle conseguenze per chi sbaglia». «La colpa, la colpa grave soprattutto, deve avere dei responsabili, come capita per i medici, per i sindaci, per i giornalisti». «Se c’è colpa grave – ha insistito il sindaco di Milano – ci deve essere una responsabilità civile». I magistrati che sbagliano devono pagare. Per quanto riportare alla normalità il numero dei carcerati bisognerebbe utilizzare le misure alternative, afferma Pisapia. Bisogna puntare sulla «prevenzione e non solo sulla repressione».  La detenzione «quando il carcere non è necessario – ha concluso il sindaco di Milano – produce effetti contrari a quelli voluti».

 

 

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