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«Il carcerato che deve pagare l’Imu sulla seconda casa? Una situazione surreale»

agosto 29, 2013 Massimo Giardina

Intervista alla direttrice del penitenziario di Bollate che si sta occupando dell’incredibile vicenda di un detenuto. «Il Comune è fermo sulla sua posizione»

La storia ha già fatto il giro del web. Un detenuto del carcere di Bollate si è visto recapitare dal proprio comune (Monvalle in provincia di Varese) la richiesta del pagamento dell’Imu sulla seconda casa (la prima sarebbe, appunto, il penitenziario).
Con un po’ di stupore, l’ormai ex abitante, si è recato dagli responsabili del carcere per chiedere un’aiuto. Tra questi, la vicedirettrice Cosima Buccoliero che non riesce ancora a capacitarsi dell’accaduto: «Mi sembra una situazione surreale».

Dottoressa Buccoliero, ci racconti come è andata.
All’inizio, quando il detenuto si è presentato con la richiesta di pagamento dell’Imu pensavamo ad un errore, invece il comune di Monvalle è fermo sulla sua posizione.

Ma un detenuto cambia automaticamente residenza?
Sì, è un procedimento d’ufficio. Questo avviene per tutti i casi di convivenza, come per i poliziotti o militari che vivono in caserma, e in questo caso anche per i detenuti.

Ma il soggetto in questione non è il proprietario del carcere di Bollate, perché considerare l’abitazione di Monvalle come seconda casa?
È la stessa domanda che ci siamo fatti anche noi, con grande stupore. Ma il comune non vuole tornare sui suoi passi.

Cosa avete fatto?
Abbiamo scritto al garante dei diritti dei detenuti in Lombardia che si sta occupando del caso. So che ha già preso i contatti con il comune di Monvalle, ora staremo a vedere come andrà a finire.

Ci sono altre esperienze analoghe?
Per fortuna questo è un caso isolato. Gli interventi per cui richiediamo l’intervento del garante, nella prassi, riguardano il tema sanitario.

Ancora una volta Bollate, già famoso per essere un’eccellenza nel desolante panorama carcerario italiano, si pone come una realtà attenta ai propri detenuti.
Cerchiamo di fare il nostro meglio. La rieducazione è il punto focale, lavoriamo perché queste persone quando usciranno non cadano nella recidività. Il carcere se si pone solo come ambiente punitivo non serve a nulla: per i carcerati stessi e per la società.

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2 Commenti

  1. Remo says:

    A parte che se anche io vado in affitto e ho una casa, questa mi viene considerara automaticamente ‘seconda’, perché non vi risiedo, quindi non capisco che c’entri l’argomentazione del “proprietario del carcere”; ma sembra strano che questo sia l’unico caso se veramente nel formulare la legge ci fosse stato un tal livello di miopia burocratica per i carcerati.

    • Giulio Dante Guerra says:

      Sì,ma se tu, pur abitando in affitto nella “seconda casa”, mantieni la residenza anagrafica in quella di tua proprietà – come fece la mia famiglia nel secolo scorso, per motivi che è inutile precisare – quest’ultima resta, ufficialmente, la “prima casa”. Ma al carcerato la residenza viene trasferita d’ufficio. Addirittura, se la sua residenza precedente era in una casa d’affitto, può capitargli – è successo a Lucca, dove il carcere è in condizioni tali da non consentire più ai detenuti di lavorare, come accadeva in tempi passati – che riceva uno sfratto per morosità dal padrone di casa.

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