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Cappellini: «Non cadiamo nel giacobinismo, le inchieste non fondano un paese migliore»

febbraio 19, 2013 Chiara Rizzo

Secondo il giornalista del Messaggero «non spetta alla magistratura il compito di rigenerare la politica»

Siamo in una Tangentopoli bis? I giornali azzardano il paragone storico ma per Stefano Cappellini, giornalista de Il Messaggero, dice a tempi.it: «Attenzione però al neogiacobinismo, cioè all’idea che spetti alla magistratura il compito di rigenerare il sistema politico».

Tanti i “terremoti” giudiziari di questi giorni: siamo di fronte ad una nuova Tangentopoli?
Credo che non sia azzardato parlarne, perché il quadro che emerge è obiettivamente un quadro di malaffare. Vedremo però quante di queste incheste o arresti porteranno alla fine a processi e condanne. Ma se c’è anche qualcosa che mi auguro non si ripeta rispetto al 1992, è il neogiacobinismo, cioè l’idea che, siccome il livello di corruzione è alto, spetti alla magistratira il compito di rigenerare il sistema politico. Questa è una cosa che si è già vista con Tangentopoli e con effetti sotto gli occhi di tutti: penso non sia un bene se i magistrati non perseguono i singoli reati, ma con le inchieste preparano il terreno per creare un consenso o per passare essi stessi in politica. Rimane certo il diritto per un magistrato di candidarsi come un cittadino qualunque: però i magistrati dovrebbero tenere bene in mente che il loro non è un lavoro qualunque, e dovrebbe svolgerlo tenendo separatai i poteri dello Stato. Non ci dovrebbe essere confusione. La magistratura deve perseguire i reati senza che la politica intervenga nell’inchieste, e i magistrati non debbono perseguire il disegno salvifico della politica, né avanzare la richiesta di delega alla nazione di garantire una politica, o uno Stato, più corretti. Questo compito spetta solo alla politica e ai cittadini con il consenso espresso attraverso le elezioni. Non possono essere le inchieste il fondamento per raggiungere un paese migliore.

In questo senso, quali furono gli effetti del neogiacobinismo sui partiti che teme si ripetano oggi?
Dopo il ’92 è successo che i partiti si sono vergognati di essere partiti. È nata l’idea, secondo me sbagliata, che un partito sia un’organizzazione in cui automaticamente si creano situazione losche. Il malaffare che vigeva all’epoca non è stato creato dai partiti in sé, ma semmai dalla mancata produzione di una classe dirigente all’altezza del Paese. Dunque temo anche oggi il falso sillogismo “senza partiti non c’è corruzione”, che dimentica che la buona politica funziona proprio con partiti veri, partecipati. Più i partiti lo sono, più hanno al loro interno sistemi di autocontrollo. Per reazione alla corruzione e al neogiacobinismo, dopo il ’92 sono fioriti partiti personali – e parlo non solo di Berlusconi, ma anche di Di Pietro, e oggi di Grillo – e ciò ha portato al fatto che, se sorge una controversia interna, non la risolve nessun altro se non il leader. Proprio quel genere di partito dove esiste una leadership assoluta o un’autocrazia è un organismo dove non è facile l’autocontrollo, perché l’imperio è di uno solo. L’idea che non bisogna stare più nelle grandi tradizioni politiche deriva proprio da Tangentopoli. Se facciamo mente locale, per 15 anni successivi vedremo che tutte le nuove formazioni si sono vergognate persino di chiamarsi partiti. Tutti questi effetti del giacobinismo vanno evitati.

Che tipo di esito prevede da questa campagna elettorale?
Frammentato. Il primo partito, nella migliore delle ipotesi, non avrà più del 30 per cento dei voti. Ma non è così scontato che ciò si traduca in ingovernabilità. Come sappiamo tutti, il risultato al Senato dipende da alcune regioni, soprattutto Lombardia e Sicilia, dove il centrosinistra non è storicamente forte. Ma proprio in quelle zone, secondo me, il fattore Grillo potrebbe risucchiare voti al centrodestra o alla Lega e in questo modo, indirettamente, il Pd si troverebbe in una posizione avvantaggiata. Credo che dove Grillo farà exploit elettorali, paradossalmente, il Pd potrebbe essere il principale benificiario. Se questo scenario si avverasse, nonostante la frammentazione, ci potrebbe essere un risultato chiaro e netto.

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