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Caos nel mondo adozioni. L’Ai.bi: «Pressioni ingiuste su alcune coppie perché ci revochino il mandato»

novembre 25, 2014 Chiara Rizzo

Uno dei più noti enti per le adozioni internazionali denuncia un fatto anomalo: «La Commissione governativa ha chiamato alcune famiglie, chiedendo loro di cambiare ente. Ma per legge non può agire così»

«Alcune coppie ci hanno telefonato, meravigliate, perché la Commissione per le adozioni internazionali (Cai) le aveva contattate per consigliare loro di revocare il mandato alla nostra associazione»: così denuncia a tempi.it l’Ai.bi, uno dei principali enti italiani per le adozioni internazionali. A parlare è il presidente Marco Griffini, che parla di «caos nelle adozioni internazionali e di fatti gravissimi che stanno avvenendo». Contattata più volte da tempi.it affinché offrisse il proprio punto di vista o una spiegazione, la Commissione – tramite la presidente e vicepresidente Silvia Della Monica – non ha ritenuto di replicare.

Griffini, cos’è accaduto esattamente?
Quattro coppie ci hanno raccontato di essere state contattate telefonicamente dalla Cai. Si tratta di coppie che stanno aspettando i loro bambini: nel loro percorso è già stato effettuato un abbinamento, sancito anche da una sentenza, sono solo in attesa di abbracciare i loro figli. Si tratta di famiglie accomunate dal paese di origine dei bambini adottivi, che non posso rivelare per motivi di privacy, e che vivono con sofferenza un momento di attesa. Ci hanno riferito che la Cai ha consigliato di revocare il mandato alla nostra associazione. E ha chiesto loro di scrivere una mail alla Cai in cui avrebbero dovuto precisare che intendevano revocare il mandato. Si tratta per altro di comunicazione errata per quanto riguarda le modalità di revoca, perché se una coppia non vuole più un certo ente, lo deve comunicare all’ente, non alla Cai. Ma soprattutto si tratta di un fatto grave e irrituale. Se la Cai istiga una coppia a revocare il contratto con noi, un contratto di mandato basato sulla fiducia e su un rapporto diretto, rischia delle ricadute giudiziarie. La cosa più sconcertante è che Ai.bi, un organismo regolarmente delegato dalla Commissione e da anni a lavorare nelle adozioni internazionali, non avrebbe saputo nulla di quest’iniziativa della Cai se non fossero state le coppie coinvolte ad avvisarci.

Perché? Cos’ha spiegato la Cai alle coppie che ha contattato?
Le coppie hanno chiesto perché, ma non è stato risposto loro nulla.

E voi di Ai.bi che opinione vi siete fatti?
Il dato oggettivo è che in atto da mesi un contenzioso tra Cai e Ai.bi, che è culminato in un’interpellanza parlamentare sull’operato della Commissione, dopo le nostre segnalazioni. Noi abbiamo sempre denunciato che nella Cai oggi ci sia un presidente che ricopre al tempo stesso il ruolo di vicepresidente, esercitando le funzioni di controllore dell’ente e di controllato, un presidente quindi che di fatto decide per tutti, senza incontrarci. La Commissione si è inalberata dopo che abbiamo presentato alcuni dati che rivelavano un calo delle adozioni. Il grande problema è che da mesi non abbiamo più alcun incontro con la Commissione, non ci viene nemmeno detto come muoverci.

Un fatto denunciato anche dal rappresentante di Uniti per l’adozione, l’associazione che raggruppa 45 associazioni italiane delle 62 autorizzate ad operare. Però il 25 novembre anche Uniti per l’adozione si è sciolta, senza che ancora fosse convocato un confronto con la Cai. Sulla vicenda delle telefonate non avete chiesto spiegazioni direttamente alla Commissione?
Noi abbiamo contattato Cai per chiedere spiegazioni sulle telefonate alle coppie. Ma la nostra richiesta è rimasta senza alcuna risposta. Allora abbiamo presentato una diffida alla Cai. Ma nemmeno dopo questo atto ci hanno detto qualcosa. Il problema è gravissimo. A questo punto possiamo solo avanzare un’ipotesi. Probabilmente la Commissione vorrebbe “punirci” in questo modo, perché abbiamo rilasciato interviste in cui, senza peli sulla lingua, abbiamo denunciato alcuni atteggiamenti della Commissione. Non avendo elementi oggettivi per procedere contro di noi, la Commissione ha scelto di usare questi atteggiamenti.

La Commissione da statuto ha poteri di vigilanza sugli enti autorizzati per le adozioni internazionali. E in alcuni casi se riscontra irregolarità può procedere con delle sanzioni, compreso il limitare l’assunzioni di incarichi di un ente. È possibile che stia accadendo questo con voi?
No: per legge la Cai può adottare questi provvedimenti “previa contestazione dei fatti e delle ragioni per cui si intende procedere”, cioè solo se prima emette un provvedimento motivato di sospensione o revoca dell’ente autorizzato. Invece Ai.bi non ha ricevuto alcun provvedimento, e non c’è anzi alcun motivo per cui possa arrivare. Il gesto della Cai non è avvenuto con una comunicazione scritta alle famiglie, trasparente, ma con una telefonata che non lascia tracce, proprio perché non c’è alcun provvedimento precedente di revoca. Alcune coppie hanno chiesto alla Cai di mettere per iscritto la richiesta e si sono sentiti rispondere: “È sufficiente la chiamata”.

Perché siete arrivati a questo punto?
Perché in passato si tenevano delle riunioni mensili tra commissione, presidente e vicepresidente, in cui si stabilivano linee di indirizzo per lo sviluppo dei percorsi di adozioni. Adesso non si convocano riunioni dal 26 giugno. Non siamo a conoscenza di prossime convocazioni. Non c’è attenzione a questo settore. Ci sarà solo un’assemblea degli enti autorizzati il 3 dicembre con la Commissione, in cui potremo raccontare pubblicamente quanto sta accadendo, anche se non so se servirà. Ma qui occorre l’intervento di qualcuno esterno, che possa riportare un clima democratico nella commissione. Credo da parte mia di aver mandato almeno 50 lettere alla Cai con richieste di incontri e di chiarimenti. Ma non ci hanno mai risposto. È una situazione assurda.

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