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Cannabis, Risé: «Per la scienza non esistono “droghe leggere”. Solo l’Italia resta nella disinformazione»

marzo 25, 2013 Rodolfo Casadei

Lo psicanalista spiega perché l’antiproibizionismo è animato dall’ignoranza. «Il nostro è l’unico grande paese europeo che non ha fatto campagne serie contro la marijuana»

Claudio Risé, psicanalista junghiano, è autore di Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita (San Paolo, 2007). A lui ci siamo rivolti per commentare la rinnovata penetrazione delle tendenze antiproibizioniste in Italia e negli Stati Uniti in relazione alle cosiddette “droghe leggere”.

Professore, stando al codice di comportamento dei suoi deputati, l’M5S dovrebbe presentare una proposta di legge dal titolo “Legalizziamo, tassiamo, e (con i suoi proventi) disincentiviamo l’uso e la vendita delle droghe!”, inteso da molti come un via libera all droghe cosiddette “leggere”. Cosa ne pensa?
L’espressione “droghe leggere” non ha alcun significato scientifico da almeno dieci anni. La cannabis non lo è, lo ha spiegato a più riprese l’Istituto superiore di Sanità nei suoi documenti. Preoccupazione per la sua diffusione esprimono puntualmente l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, che a proposito dell’Italia propone dati allarmanti: il nostro paese fra il 2001 e il 2008 ha registrato il massimo incremento di consumatori in Europa, passando dal 9,2 al 20,3 per cento nelle persone fra i 15 e i 34 anni. I costi sociali di ciò sono altissimi e colpiscono le fasce più deboli della popolazione.

Negli Stati Uniti 19 stati hanno già legalizzato la cannabis per uso medico, due (Colorado e Washington) l’hanno legalizzata anche per uso ricreativo dopo referendum popolare e il Colorado ha iniziato la settimana scorsa l’iter legislativo che porterà alla prima legislazione antiproibizionista in piena regola. Cosa sta succedendo, secondo lei?
Gli Stati Uniti vengono da un lungo periodo di meticolosa lotta alla cannabis, considerata come la base su cui si innesta il consumo di altre droghe, comprese quelle legali come l’alcol. Durante la presidenza Bush il consumo è diminuito del 20 per cento e nei primi anni di amministrazione Obama il trend al ribasso è continuato. Ritengo inutile opporsi all’uso clinico della cannabis per certe malattie, fatto salvo che in alcuni casi ci si è trovati di fronte a strumentalizzazioni che miravano ad altro. Credo che dobbiamo preoccuparci più per l’Italia che per gli Stati Uniti. La comunità scientifica sa che la cannabis fa male, che ha conseguenze dannose sul cervello, alimenta disturbi psichici gravi e danneggia organi vitali. Ma la popolazione non è stata informata. L’Italia è l’unico grande paese europeo che non ha fatto campagne di informazione serie sulla cannabis, la droga più utilizzata. Penso che i divieti di legge relativi alle droghe aiutano a tenere bassa la percentuale dei consumatori, mentre l’assenza di divieti la farebbe aumentare. Ma i proibizionisti fanno troppo poco sul fronte dell’informazione.

Cosa muove il movimento antiproibizionista? L’ignoranza circa gli effetti della cannabis, una posizione ideologica-antropologica o altri interessi poco nobili?
Tutte e tre le cose, direi. Che però ritroviamo anche nel campo proibizionista. Ma credo che dei tre fattori quello più inquietante siano gli interessi poco nobili. Da una parte e dall’altra ci sono persone in buona fede e in malafede, persone che sostengono la loro posizione con motivazioni superficiali e persone mosse da interessi poco nobili che si approfittano di loro. La mancanza di informazione sulla dannosità delle droghe è funzionale sia a chi vorrebbe rincretinire la popolazione per controllarla meglio, sia a chi, in regime di proibizionismo, si arricchisce con attività criminali di narcotraffico.

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6 Commenti

  1. Gisberto Benazzi scrive:

    Rammento che non meno pericolosi e dannosi sono i legalissimi fumo ed alcool, non conosco i numeri, penso che i “cannaioli” siano una cerchia ristretta rispetto ai fumatori ed agli etilisti.
    Cordialità

    • Rodolfo Casadei scrive:

      Si vede che non ha letto l’articolo. O l’ha letto una riga sì e una no.

  2. Gisberto Benazzi scrive:

    Dati ISTAT delle percentuali dei consumatori abituali di: alcool 28% della popolazione
    fumo 20% ” ”
    cannabis 5% ” ”
    Questo può aiutare a dirigere lo sguardo dove il problema è più grande

    • Rodolfo Casadei scrive:

      Legga l’articolo abbinato all’intervista “Marijuana, per l’Onu…”, e vedrà che non lo abbiamo ignorato. La informo che la stragrande maggioranza di chi consuma spinelli lo fa consumando contemporaneamente alcol: due droghe nello stesso momento.

      • Andrea scrive:

        Mai un dato certo, mai una prova. Fantasie in libertà. D’altronde nel 2013 Lei parla ancora di “spinelli” quando nel mondo si vaporizza o si fanno i biscotti con cannabis medicinale! In Canada, California, Olanda, Israele e altri stati Usa sono in vigore leggi per avere infiorescenza medicinali di cannabis. Che cura il cancro e aiuta i malati di sclerosi multipla, depressione, glaucoma e dipendenza da droghe (quelle vere).
        Chi consuma cannabis non beve e viceversa. Sono due sostanze dagli effetti contrari.

        Lei è molto pericoloso per l’umanità. Un nuovo Risè con idee strampalate e fantasia almeno pari a quelle del ‘maestro’!

        E’ pazzesca la vostra ignoranza.

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