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Cancellieri: «Nessuna interferenza o pressione per Giulia Ligresti»

novembre 5, 2013 Chiara Rizzo

Il guardasigilli si difende in aula, portando come prova le tempistiche della procedura che hanno portato agli arresti domiciliari della Ligresti: «Un’autonoma scelta della magistratura»

Il Guardasigilli Annamaria Cancellieri, al centro dello “scandalo Ligresti”, ha spiegato le sue ragioni in Aula, prima al Senato, poi alla Camera. «Non ho mai sollecitato nei confronti di organi competenti la scarcerazione di Giulia Ligresti e non ho mai indotto altri ad agire in tal senso. La decisione della magistratura è stata indipendente» ha esordito Cancellieri a Palazzo Madama, dov’è arrivata insieme al presidente del Consiglio Enrico Letta.

LA TEMPISTICA. Il passaggio fondamentale nella ricostruzione dei fatti presentata dal ministro al Parlamento riguarda la tempistica dei fatti che hanno portato alla scarcerazione di Giulia Ligresti, arrestata in via cautelare il 18 luglio per aggiotaggio e falso in bilancio (così come la sorella Jonella e il padre Salvatore) nella vicenda Fonsai per ordine della procura di Torino.
«Il 2 agosto è stata presentata da Giulia Ligresti istanza di patteggiamento» ha esordito il ministro, «e nella stessa data la procura di Torino ha espresso parere favorevole a questa richiesta, nonché sull’ulteriore istanza volta ad ottenere gli arresti domiciliari»: si tratta di un passo chiave a livello procedurale, perché di fronte alle misure cautelari il parere della procura è necessario per la scarcerazione e il passaggio ai domiciliari.
Il ministro ha spiegato che, tuttavia, il 7 agosto la richiesta dei domiciliari presentata dai difensori di Giulia Ligresti è stata respinta dal Gip di Torino: il 14 agosto la direttrice del carcere di Vercelli ha ricevuto una relazione della psicologa della struttura, in cui venivano segnalate le condizioni di salute della Ligresti, che ha poi trasmesso agli uffici giudiziari di Torino. È da questi uffici che si è avviata la procedura per l’ottenimento dei domiciliari.
Ha proseguito Cancellieri: «Il 19 agosto il procuratore Vittorio Nessi – lo stesso magistrato da cui poi sono stata ascoltata il 22 agosto come persona informata dei fatti – affida al medico legale il compito di visitare Giulia Ligresti. Il 27 agosto il medico incaricato dalla procura conclude i suoi accertamenti, affermando che, sebbene non risulti una condizione di perentoria incompatibilità, la permanenza in carcere costituisce un concreto danno per la salute del soggetto. Sempre il 27 agosto, alla luce della predetta consulenza, viene depositata una nuova istanza volta a ottenere gli arresti domiciliari, concessi il giorno dopo dal gip». Questa tempistica è la prova di una corretta procedura: «La scarcerazione di Giulia Ligresti non è avvenuta a seguito o per effetto di una mia pressione o per una mia ingerenza – che mai vi è stata, né è stata mai semplicemente concepita -, ma per un’indipendente decisione della magistratura torinese».

LA TELEFONATA. Il ministro ha quindi toccato l’argomento più scottante, emerso dalle intercettazioni pubblicate di una telefonata tra Cancellieri e Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti. «Esprimevo un sentimento di vicinanza e mi rendo conto che qualche espressione possa aver ingenerato dubbi, mi spiace e mi rammarico di aver fatto prevalere i miei sentimenti sul distacco che il ruolo del ministro mi dovevano imporre».
Il ministro ha risposto alle critiche mossele in questi giorni: «Si dirà: ma non tutti hanno la possibilità di bussare alle porte del Ministro della giustizia. È vero, non tutti hanno la possibilità di diretto contatto e nessuno più di me ne ha l’acuta e desolante percezione e posso garantire sul mio onore che nessuno più di me avverte questa disparità di situazioni in tutta la sua dolorosa ingiustizia. Di fronte ad una popolazione carceraria di più di 64.000 persone, di cui ben il 25 per cento è in custodia cautelare, è difficile essere vicini a tutti, come si vorrebbe; però non è vero che il destino delle singole persone viene a dipendere da circostanze fortuite occasionali: non posso far correre l’idea che il sistema penitenziario italiano non sia invece già strutturato per rispondere». Poi ha aggiunto che «la segnalazione sulle condizioni di salute dei detenuti possono venire dall’interno della struttura carceraria, dall’esterno e dalle associazioni» e che lei stessa si è presa carico delle segnalazioni presentatele nel corso di riunioni quotidiane con i vertici del Dap.

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