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Cancellieri-Ligresti. Don Rigoldi: «Se un ministro non riesce ad aiutare tutti, non deve aiutare nessuno?»

novembre 5, 2013 Redazione

Il cappellano del Beccaria si schiera in difesa del guardasigilli sul Corriere della Sera: «Quante volte ho detto “contate su di me” ai parenti di qualche mariuolo»

Annamaria Cancellieri «ha aiutato una persona? Non basta. Ne ha aiutate 100? Non basta ancora. Ha segnalato mille casi? Non basta, non basta. Deve interessarsi di tutti. Non ce la fa? E allora meglio non occuparsi di nessuno». È questo, secondo don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, il ragionamento sbagliato che sottende più o meno esplicitamente alle critiche di chi in questi giorni ha chiesto le dimissioni del ministro della Giustizia per via della famigerata telefonata (intercettata e pubblicata sui giornali) in cui garantiva alla famiglia Ligresti un impegno personale per la causa di Giulia Maria, figlia di Salvatore, all’epoca dei fatti detenuta in prigione in via cautelare nonostante il suo stato di salute allarmante.

«HO GLI STESSI LIMITI». Dietro quel ragionamento sbagliato, scrive don Rigoldi in un bel corsivo pubblicato oggi dal Corriere della Sera, c’è la «convinzione che sia possibile stabilire in Terra il perfetto mondo di Dio o della Dea Ragione, un paradiso nel quale nessuno si ammala, nessuno sbaglia, nessuno muore. Io invece – continua il sacerdote – sto dalla parte del ministro Cancellieri. Sarà per i miei 40 anni passati a cercare di aiutare i ragazzi del carcere, sarà perché, come lei, non sono riuscito a dare una mano a tutti, ma mi sento molto più vicino ai suoi limiti che non a quella sconfinata volontà di potenza che mi sembra animare i critici del ministro». Perché non viviamo nel mondo delle idee ma su questa Terra, dove «la vita si determina nello spazio che si crea tra il tutto e il nulla».

INVIDIA E MALDICENZA. Altrettanto aberrante, secondo il cappellano del Beccaria, è lo scandalo di chi pretende lo scalpo del guardasigilli perché «il ministro si è interessato a una donna ricca, e i ricchi, per definizione, non soffrono e non possono avere amicizie», così come è deprecabile l’«orgia dell’invidia» di chi si ostina a insinuare che «persino il figlio del ministro è ricco, ha guadagnato milioni di euro» e dunque «deve esserci certamente un torbido nesso». Impossibile cominciare un dibattito politico con «l’esaltazione della maldicenza», commenta Rigoldi. Al quale, al contrario, il ministro Cancellieri appare «concreto e competente, (…) entra nei penitenziari, incontra i detenuti, addirittura li ascolta, e poi decide. Poiché non è ancora venuta a trovarci al Beccaria dovrei forse dire che non dovrebbe andare da nessun’altra parte?».

Infine quella frase, «contate su di me», pronunciata dal guardasigilli al telefono con la compagna di Salvatore Ligresti e che tanta indignazione ha suscitato tra i giustizialisti di casa nostra. Si trattava di una «espressione di umanità o di un disegno criminoso?», si domanda don Rigoldi. «Quante volte l’ho pronunciata io stesso ad amici e parenti di qualche mariuolo: “Contate su di me, vostro figlio non sarà lasciato solo”. Oh, certo, è una frase che deve essere stata pronunciata anche da Totò Riina e Al Capone. E dal ministro Annamaria Cancellieri». E allora?

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11 Commenti

  1. Alocin scrive:

    Il mondo è disumano e la cattiveria vince sulla bontà.
    E’ tutto l’opposto del Vangelo di Domenica scorsa il”vengo a casa tua” di Gesù a Zaccheo oggi avrebbe scandalizzato il mondo…. povero mondo di ipocriti giustizialisti e moralisti.

  2. picchus scrive:

    Che tristezza leggere un sacerdote non rendersi conto della differenza tra un cappellano del carcere e il ministro della giustizia. Perché insistete ad arrampicarvi sugli specchi a difesa di una porcata indegna di un paese civile?

  3. beppe scrive:

    mi trovo a dar quasi ragione a don gino, vuol dire che sto invecchiando.

  4. lara scrive:

    Credo che le persone che criticano come si è svolto il fatto non siano cattive, ma al contrario ritengano che tutti,proprio tutti,abbiano la stessa dignità e quindi le stesse opportunità.
    Perchè non viene fatta una legge in cui non c’è più la carcerazione preventiva per nessuno?
    Cioè pari opportunità per tutti.
    Non è questione di invidia per una donna ricca e di volerne il male ,ma di creare le condizioni ,cioè di fare una legge diversa che elimini la carcerazione preventiva.
    Così il carcerato non sarebbe costretto a raccomandarsi a qualcuno per ottenere una situazione più umana. Cosa ne dite voi di Tempi?

  5. Alessandro scrive:

    e allora? Senza nulla togliere al fatto che sia giusto aiutare chi è in difficoltà, e se la Ligresti rischiava veramente la vita è giusto aiutarla…resta il fatto che anche in questi casi che la giustizia non è uguale per tutti, ma è un po’ più “giusta” nei confronti di chi ha più denaro e potere…vedi ad esempio Tanzi ai domiciliari.

    • Francesco scrive:

      Repubblica non si sarebbe mai sognata di pubblicare una telefonata della ministro con la mamma di un qualsiasi detenuto. O no?
      I VIP servono a questo…

  6. giovanni scrive:

    Senza entrare nel merito della questione, se invece della Cancellieri cera un altro ministro e un governo diverso dubito che don Rigoldi avrebbe scritto al corriere

  7. Luca scrive:

    Un ministro deve aiutare tutti, altrimenti vada a fare volontariato con Don Rigoldi ed aiuterà quelli che la condizione di volontario gli consentirà di fare.

  8. Emanuele scrive:

    Ma a voi sta bene che un ministro abbia familiarità con una famiglia tutt’altro che pulita di cui un figlio latitante?

  9. Mario scrive:

    Il ministro della Giustizia viene lautamente pagato per svolgere il suo compito, che non è alzare il telefono per rincuorare e aiutare amici che sono in carcere, e non è neanche quello di aiutare 10, 100 persone scovate a casaccio in un sistema che non funziona, mai ha funzionato e così continuando mai migliorerà, in quanto non è una lotteria. Il ministro alza il sedere dalla poltrona e va a visitare tutte le strutture che dipendono dal suo ministero prendendo nota di tutte le nefandezze, dei problemi dei carcerati e degli agenti di custodia, etc., e cerca, di concerto con il parlamento, di trovare le soluzioni ai problemi, varando leggi e quanto altro. Se non si è capaci a fare il proprio lavoro è meglio starsene a casa.

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