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Cancellieri: «Giustizia in Italia in sofferenza: 9 milioni di processi pendenti»

gennaio 21, 2014 Chiara Rizzo

Il Guardasigilli e il (cattivo) stato di salute del sistema giudiziario: «Aumentata litigiosità e carico di lavoro negli uffici». Sulle carceri: «Amnistia e indulto sarebbero provvedimenti efficaci sul medio-lungo periodo»

«Alla data del 30 giugno 2013 si contano 5 milioni 257 processi pendenti in campo civile, e quasi 3 milioni e mezzo in quello penale»: ha esordito così stamattina il Guardasigilli Annamaria Cancellieri, che ha riferito alla Camera lo stato della giustizia in Italia.

«MALFUNZIONAMENTI E LITIGIOSITA’». Il ministro Cancellieri ha spiegato che «il funzionamento del sistema giudiziario continua a essere in sofferenza pur a seguito dei numerosi interventi introdotti negli ultimi anni. È sotto gli occhi di tutti l’eccessivo carico di lavoro che affligge gli uffici giudiziari. Siamo in presenza di un fenomeno imponente di dilatazione, in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi, del lavoro giudiziario provocato non solo da un aumento della litigiosità nel campo civile o della attività criminale in campo penale, ma anche dalle trasformazioni della società».

GEOGRAFIA GIUDIZIARIA. Il ministro ha risposto anche alle polemiche che dal territorio si sono sviluppate dopo la chiusura o gli accorpamenti di piccoli tribunali. Secondo la Cancellieri «non solo sono state eliminate le strutture di modeste dimensioni, dove in alcuni casi era evidente la sproporzione tra il numero di persone addette all’ufficio ed il basso carico di lavoro, ma è stata anche alleggerita la pressione sugli uffici metropolitani di maggiori dimensioni, come Milano, Torino e Napoli».

AMNISTIA, INDULTO E “SVUOTA CARCERI”. Il ministro ha quindi riferito intorno all’annoso problema del sovraffollamento delle carceri italiane, giunte da tempo in una condizione tanto disumana da farci ricevere una condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo: «I provvedimenti di amnistia e indulto – ha detto il ministro – qualora assunti, non sarebbero destinati a produrre effetti di breve periodo, come in passato, in quanto si sono adottate e si stanno adottando una serie di misure volte a contenere anche nel futuro i nuovi ingressi in carcere. Al Parlamento resta la responsabilità di scegliere se ricorrere a quegli strumenti straordinari evocati dal Presidente della Repubblica e che certamente ci consentirebbero di rispondere in tempi certi e celeri alle sollecitazioni del Consiglio d’Europa». Uno dei provvedimenti citati esplicitamente dal ministro è quello che è stato definito “svuota carceri” che è stato varato dal Consiglio dei ministri lo scorso dicembre e ora è al vaglio della Camera: «I primi risultati sono assai incoraggianti: al 9 gennaio 2014 i detenuti in carcere erano 62.326 (59.644 uomini e 2.682 donne), in progressivo decremento rispetto alla precedente rilevazione del 4 dicembre 2013 quando il numero era di 64.056 detenuti».

PIANO CARCERI. Il ministro ha anticipato che il nuovo Piano carceri prevede «12.324 posti detentivi, di cui 3.100 grazie all’apertura di 4 nuovi istituti penitenziari. Nell’arco dell’anno 2014 è previsto inoltre il recupero di almeno 1.500 posti, attualmente non fruibili, nella maggior parte dei casi per cause di natura strutturale che saranno resi disponibili grazie a interventi di ripristino già in corso ed al recupero di edifici destinati ad Ospedale Psichiatrico Giudiziario».

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