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La legge anti-stupro della California e l’ingenuità delle ragazze in un mondo che «non sa più capire il male»

ottobre 1, 2014 Redazione

La provocazione della “femminista dissidente” Camille Paglia mentre i media celebrano la prima legge Usa contro la «piaga» delle violenze sessuali nei campus: «Basta con l’illusione progressista di cambiare l’uomo correggendo la società»

È di questi giorni l’approvazione in California della “prima legge statunitense contro gli stupri nei campus universitari”. La nuova norma è stata ribattezzata “yes means yes”, sì significa sì, e prevede che per sentirsi in diritto di consumare un rapporto sessuale senza rischiare una denuncia, ogni studente di college dello stato si premuri di farsi consegnare dal partner un preventivo «consenso affermativo, consapevole e volontario». Un esplicito sì, appunto. Poiché nell’America della hookup culture, la cultura del rimorchio, non basta che la ragazza agganciata al party della confraternita non opponga resistenza alle avance sessuali: potrebbe essere ubriaca o drogata e dunque incapace di consenso.

TABÙ INFRANTO. Ma proprio mentre i media celebrano la nuova legge californiana come una misura «essenziale» e «scontata» per arginare la «piaga nazionale» degli stupri nei campus, Camille Paglia, critica d’arte allieva del grande Harold Bloom, intellettuale libertaria e libertina, femminista “dissidente” capace di dissacrare i più inviolabili tabù del pensiero politicamente corretto (qui l’intervista concessa a Tempi  l’anno scorso), non si lascia sfuggire l’occasione per demolire l’ennesimo luogo comune contemporaneo. Non c’è nessun “sessismo” da combattere qui, scrive la prima studentessa lesbica di Yale in un commento per il Time. Il problema, semmai, è che una certa mentalità ci ha fatto perdere di vista il senso del male.

I GUARDIANI DEI BAMBINONI. I college devono dedicarsi all’insegnamento e «piantarla con la loro supervisione infantilizzante delle vite sentimentali degli studenti, un’intrusione autoritaria che rasenta la violazione delle libertà civili», obietta l’autrice di Glittering Images. I veri crimini sono altri e «dovrebbero essere denunciati alla polizia, non a casuali e impreparati comitati per le lamentele del campus». In proposito Paglia cita l’inquietante vicenda di Hannah Graham, studentessa del secondo anno dell’Università della Virginia scomparsa dal campus due settimane fa, forse rapita da un uomo. Il fatto, secondo Paglia, è che gli allarmi sulla cosiddetta emergenza stupri negli atenei americani sono «selvaggiamente gonfiati» e «stanno oscurando il vero pericolo per le giovani donne», come testimonia il caso Graham.

IL PREZZO DELLA LIBERTÀ. Paglia strappa senza remore il velo della «propaganda isterica sulla nostra “cultura dello stupro”»: inutile mascherare le cose, scrive, «la maggioranza degli episodi nei campus descritti sconsideratamente come aggressioni sessuali non sono violenze criminose (perpetrate con la forza o con droghe) ma balordi melodrammi da rimorchio, frutto di segnali ambigui e imprudenza da entrambe le parti». E questa pericolosa ingenuità secondo la femminista dissidente ha una ragione ben precisa: «Troppe giovani donne borghesi, cresciute lontano dalla strada, sembrano immaginarsi la vita adulta come un’estensione delle loro comode case iperprotette». Purtroppo per loro però «il mondo resta un territorio selvaggio» e le ragazze devono sapere che «il prezzo della libertà della donna moderna è la sua responsabilità personale» per quanto riguarda la sua sicurezza.

LA VECCHIA UTOPIA. Altro che leggi anti-stupro, per proteggere le loro studentesse le università americane avrebbero bisogno innanzitutto di sbarazzarsi degli «attuali codici educativi di stampo progressista» che «perpetuano illusioni riguardo al sesso e al genere», insiste Camille Paglia. La premessa fondamentale di questa «impostazione di sinistra che discende dal marxismo» è secondo l’allieva di Bloom l’idea che tutti i problemi della vita umana derivino da una società ingiusta e che basterà correggere o regolare il meccanismo sociale per giungere all’utopia». Gli orrori e le atrocità della storia, spiega Paglia, «sono stati espunti dall’educazione primaria e secondaria eccetto i casi in cui possono essere marchiati come razzismo, sessismo e imperialismo», corpi estranei alla civiltà che possono essere espulsi e purificati. «Ma il vero problema risiede nella natura umana, eternamente lacerata dalla guerra tra le forze dell’oscurità e della luce», come insegnano «la religione e la grande arte».

GLI OCCHI NEL BUIO. Insomma, spiega Paglia, alla visione liberal del mondo «manca un senso profondo del male», e lo stesso vale anche per la cultura conservatrice, altrettanto propensa oggi a «proiettare il male nel nemico straniero che rigetta i valori occidentali». Camille Paglia fa l’esempio dell’ideologia del gender e della battaglia contro le differenze, il cui «assunto è che recriminazioni e proteste, una volta rese norma da burocrati universitari simpatetici e legislatori, siano in grado di cambiare tutti gli uomini e lo faranno». Il male però è radicato a un livello della natura umana che nessun progetto di ingegneria sociale potrà toccare. Guidate da un pericoloso «ingenuo ottimismo» le nostre giovani donne, conclude la femminista americana, «non sanno più riconoscere gli occhi animali che le scrutano nel buio».

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2 Commenti

  1. Filomena says:

    Lo stupro non è un reato contro la morale, ma un reato contro la persona e come tale va punito. E perché l’eventuale rapporto non costituisca reato è sufficiente che entrambi i soggetti coinvolti, maggiorenni siano consenzienti. Poi che anche in questo caso la morale sia contraria è del tutto irrilevante.

  2. Filomena says:

    Errore: NON invece che MA

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