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Da Abramovich agli arabi, fino a Thohir. Tutti i paperoni del calcio con cui non possiamo competere

giugno 17, 2013 Daniele Guarneri

Tutti parlano la lingua del business, hanno un patrimonio sterminato e una passione sfrenata per il Vecchio Continente. Che non ha i numeri per giocare alla pari

Niente da fare. Quando uno ha tanti soldi e sa parlare la lingua del business, ogni desiderio lo trasforma in realtà. La crisi ha trasformato l’Europa in una colonia di oligarchi russi, sceicchi arabi, paperoni americani e ora, pare, anche magnati indonesiani. Il continente dei conquistatori è oggi terra di conquista dove investire palate di quattrini. Partendo dal calcio. Erik Thohir è un milionario indonesiano. Nel 1993 ha fondato il gruppo editoriale Mahaka Media al quale fanno capo quotidiani, radio, televisioni, riviste. Insomma, una Mondadori indonesiana. In Europa l’oggetto dei suoi desideri si chiama Inter. Ai nerazzurri verrà l’orticaria per i possibili paragoni con Silvio Berlusconi, ma se le trattative con Massimo Moratti dovessero andare in porto, le casse di via Durini si riempirebbero di soldi freschi: nel 2013, infatti, Mahaka Media raggiungerà un patrimonio di circa 8 miliardi di euro.

Se sua emittenza Thohir sarà il prossimo paperone extra europeo a sbarcare nel Vecchio Continente, il primo, per importanza, è stato sicuramente Malcolm Irving Glazer, imprenditore statunitense che nel 2005 ha acquistato il Manchester United. Proprietario della First Allied Corporation, specializzata nella gestione e locazione di centri commerciali negli  Stati Uniti, il suo patrimonio è stimato da Forbes in 2,6 miliardi di dollari. Anche nella triade di proprietari dell’Arsenal c’è un americano, affiancato da un russo e da un iraniano. Ma i soldi veri sono arrivati nel 2006 grazie alla Fly Emirates che quell’anno, secondo il presidente del club londinese «ha siglato il più grande affare mai intrapreso nel calcio inglese»: la compagnia di Dubai è diventata sponsor dei Gunners per 8 anni e il nuovo stadio del club ha preso il nome (per 15 anni) di Emirates Stadium. Il tutto per 100 milioni di sterline. Rimanendo nel campo delle sponsorizzazioni, il nome della compagnia aerea dello sceicco Hamed Bin Saeed Al Maktoum è stampato anche sulle divise dell’Amburgo (la Bild stima un incasso di 7,5 milioni di euro l’anno) e dal 2010 su quelle del Milan (12 milioni a stagione). Fly Emirates è sponsor del Paris Saint-Germain (20 milioni) e dal prossimo anno del Real Madrid (130 milioni per 5 anni).

Passando alle proprietà, nel 2008 lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nahayan, ha rilevato il Manchester City. Il nome dello stadio? Etihad Stadium, in onore della compagnia aerea araba. Mansour ha anche un debole per le banche: possiede il 16,3 per cento di Barclays e partecipazioni in Unicredit. Un altro fuoriclasse nelle spese folli è il proprietario del Psg Tamim Bin Hamad Al Thani. Il quartogenito dell’emiro del Qatar ha convinto il Barcellona a mettere sulle divise il logo della Qatar Foundation (dal 2014 Qatar Airways) firmando con il club di Sandro Rossel la sponsorizzazione più ricca mai realizzata: 30 milioni all’anno per 5 stagioni. Per capirci: l’Inter incassa da Pirelli 12,9 milioni, la Juventus 13 dalla Jeep e il Napoli 10 da Acqua Lete e Msc. Tamim possiede anche il 17 per cento della Volkswagen, i magazzini Harrods e una quota dei supermercati Sainsbury’s. Ma i veri affari li fa con Al Jazeera, da un anno sbarcata in Francia.

Ma prima degli arabi, i padroni erano i russi. Anzi il russo. Roman Abramovic, petroliere, è il 68esimo uomo più ricco del pianeta con un patrimonio da 13 miliardi di dollari. Una fortuna accumulata a partire dalla metà degli anni Novanta, con l’acquisto per 100 milioni di dollari del 50 per cento della Sibneft, colosso petrolifero siberiano poi venduto per oltre 10 miliardi. È proprietario di quote della Aeroflot, la compagnia aerea russa, e dal 2003 è presidente del Chelsea. Tra le sue passioni: auto, yacht (il suo Eclisse è il più grande al mondo), aerei (come mezzo privato utilizza un Boeing 767), opere d’arte, immobili, e una media company russa. Da qualche tempo, però, non è più l’unico russo a far parlare di sé. Oggi si scrive di Dimitrij Rybolovlev, proprietario della squadra del Principato di Monaco. È il 93esimo uomo più ricco al mondo, è tra i proprietari della Uralkali, società produttrice di fertilizzanti che nel 2012 ha realizzato profitti per 1,6 miliardi di dollari e fondatore della Monaco Spot Invest, sponsor del suo club. Il nuovo magnate d’Europa farà sul serio? Ditelo voi: in due settimane sono arrivati i primi top player. Spesa totale: 130 milioni di euro, stipendi esclusi.

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