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La spettacolare storia della Ca’ Granda di Milano, l’ospedale divenuto un esempio d’eccellenza «grazie alla carità della gente»

agosto 29, 2014 Leone Grotti

Giancarlo Cesana, Francesca Vaglienti e Alberto Bertazzi hanno raccontato al Meeting di Rimini la storia e l’attualità dell’Ospedale Maggiore. Cesana: «Quel che abbiamo fatto è anche merito di Formigoni»

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Rimini. «Dopo il Duomo, la Ca’ Grande è la più grande opera popolare di Milano e come il Duomo l’ospedale è rimasto in piedi solo grazie alla carità della gente». Così Giancarlo Cesana – medico, docente e presidente della Fondazione Irccs Ca’ Granda – ha così ieri al spiegato perché la struttura fondata nel 1456 dal duca Francesco Sforza, meglio conosciuta come Ospedale Maggiore di Milano, si è guadagnata un incontro del Meeting. L’opera popolare e laica, splendida anche dal punto di vista architettonico, affonda le sue radici nella tradizione cristiana ed è diventato «un polo di ricerca e spedalità di eccellenza solo grazie alla carità».

Ca Granda cortile_farmacia_1I LAICI E LA CHIESA. Quando il docente all’università degli Studi di Milano Alberto Bertazzi ha parlato di «eccellenza» non si è riferito solo ai giorni nostri, perché la Ca’ Granda «nel XV secolo era dotata di strutture che oggi ci sogniamo». La docente di Storia medievale alla Statale di Milano, Francesca Vaglienti, ci è arrivata partendo da un dato: «Ci sarà un motivo se al tempo della Ca’ Granda l’aspettativa di vita in Italia era di 25/30 anni, mentre a Milano almeno il 30 per cento della popolazione superava i 70 anni». Quando Sforza decise di costruire la Ca’ Granda, Milano aveva già 17 ospedali, che l’Ospedale Maggiore «razionalizzava e coordinava» appoggiandosi «sui laici e sulla Chiesa» e fornendo un servizio unico.

OSPEDALE PER I POVERI. L’Ospedale Maggiore «è stato costruito per i poveri, per chi non poteva pagare. Ma era così efficiente che anche i ricchi hanno cominciato ad andarci, a pagamento». La Ca’ Granda, nel 1470, «disponeva di una farmacia interna che lavorava solo per i pazienti e cercava le medicine per le diverse malattie; si effettuavano autopsie per capire e curare le nuove malattie; ogni paziente era innanzitutto lavato, vestito di una veste candida, messo su un letto singolo con materasso di piume e per ogni due letti veniva costruito un bagno. Cosa che oggi non abbiamo. Ogni letto era a baldacchino per permettere la sicurezza e la privacy degli ammalati».

meeting-rimini-cesana-ca-granda1«CARITÀ IMMENSA». Ha fatto notare la docente: «L’avanzamento di cure era dovuto al fatto che la carità era tanto più maggiore quanto la cura dei malati funzionava. Ma solo vestire, lavare e far vivere in modo degno queste persone era già una carità immensa, una rivoluzione. Alcuni non erano mai stati trattati così in vita loro. E pensiamo che ad alleviare le sofferenze dei pazienti c’erano santi del calibro di san Camillo De Lellis. Insomma era la grande casa di tutti i milanesi, che tutto il popolo ha costruito, e l’assistenza medica era garantita all’80 per cento della popolazione».

I MERITI DI FORMIGONI. Oggi la Ca’ Granda è una fondazione «deputata all’assistenza e alla ricerca». Cesana, che ne è presidente, ha ricordato la battaglia condotta in questi anni per salvare l’immenso patrimonio dell’ospedale che andava in rovina «dalla burocrazia statale e dalla ‘ndrangheta» e metterlo al servizio di tutta la comunità. «Intanto sono arrivato a questo ruolo grazie a Formigoni e quello che abbiamo fatto è anche merito suo. Lo dico per ricordare che le eccellenze anche in sanità non nascono per caso, ma sono frutto di un lavoro», ha affermato.
Un esempio è il ritorno alla sua funzione della splendida abbazia di Mirasole: «Da cinque secoli non veniva più usata e cadeva a pezzi. Noi siamo riusciti a restaurarla e far entrare stabilmente quattordici monaci dei Canonici Regolari Premostratensi. Sarà un caso, ma la storica firma sul contratto di comodato d’uso gratuito è stata firmata nell’anniversario della morte di don Giussani».

«L’INTELLIGENZA DELLA CARITÀ».Un altro esempio sono i tanti immobili «che abbiamo messo in un fondo di social housing», grazie al quale «riusciremo a ricavare i soldi per costruire parti dell’ospedale» e allo stesso tempo «aiutando la popolazione milanese e non solo». Queste opere raccontate da Cesana, come affermato dal docente Bertazzi, «non sono altro che un esempio di come si possono affrontare i problemi con l’intelligenza della carità». Di cui tutta la Ca’ Granda è un simbolo vivente.

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3 Commenti

  1. Pippo scrive:

    haha grazie a formigoni.. sì certo per averlo messo a fare il presidente della fondazione

    • giovanni scrive:

      pippo invece di farti le pippe mentali, leggi bene ciò che è scritto nell’articolo

  2. Giuseppe scrive:

    …e va bene diamo lo zuccherino pure a Formigoni.
    Saluti Giuseppe

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