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Buzzetti (Ance): «Se Renzi vuole pagare tutti i debiti della Pa, allora sblocchi il Patto di stabilità interno»

maggio 22, 2014 Matteo Rigamonti

«Gli enti pagano le imprese ancora a 7 mesi, anche se hanno i soldi in cassa. La colpa è dei vincoli posti loro da Bruxelles. Ma così le imprese non saldano più i fornitori, i dipendenti e le tasse». Intervista al presidente dell’Ance

Entro la fine dell’estate, il 21 settembre 2014, il premier Matteo Renzi ha promesso di pagare tutti i debiti della pubblica amministrazione. Per il momento, ne sono stati saldati 23,5 miliardi su un totale che la Banca d’Italia stima essere pari a circa 90 miliardi. Ma quali sono i principali ostacoli al pagamento dei debiti della Pa in Italia? E come mai i pagamenti avvengono ancora dopo molti mesi e non già entro 30 giorni, come da tempo ci chiede l’Europa? A spiegarlo a tempi.it è Paolo Buzzetti, presidente dell’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance), recentemente incaricato dal vicepresdente della Commissione Europea Antonio Tajani di riferire a Bruxelles lo stato di attuazione della direttiva sui pagamenti della Pa.

A quanto ammonta in questo momento lo stock di debito che lo Stato ha nei confronti dei costruttori?
A oggi le imprese di costruzione aspettano ancora dalla Pa il saldo di circa 11 miliardi di euro, a fronte dei 19 miliardi vantati complessivamente dal settore. Il fatto assurdo è che nell’80 per cento dei casi gli enti hanno i soldi in cassa per pagare, ma non lo fanno per paura di violare il Patto di stabilità interno. Ed è proprio questo uno dei più grossi problemi da risolvere: fino a quando non si farà una riforma strutturale del Patto e delle regole di contabilità nazionale, per le pubbliche amministrazioni, paradossalmente, sarà più conveniente non pagare che essere sanzionate. Una prospettiva inaccettabile, che rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti finora.

Cosa è cambiato da quando Monti ha varato il decreto sblocca debiti della Pa?
Il decreto varato ad aprile dello scorso anno, assieme all’entrata in vigore della direttiva europea sui pagamenti, ha sicuramente avuto effetti importanti. Dopo tante battaglie, che hanno visto l’Ance denunciare per prima e con forza la scandalosa piaga dei ritardi, sono stati sbloccati i primi 8 miliardi per i lavori pubblici. Un passo in avanti significativo, ma non sufficiente né in termini di risorse, visto che non è stato coperto neanche metà del debito totale nei confronti delle imprese di costruzione, né in termini di soluzioni strutturali a questa patologia tutta italiana.

Ora la pubblica amministrazione paga per tempo?
I tempi medi di pagamento sono leggermente diminuiti, ma stiamo parlando di situazioni ancora lontanissime dagli standard europei. Siamo passati, infatti, dagli 8 ai 7 mesi di attesa oltre i termini fissati dalla legge, con punte di ritardo che, purtroppo, continuano a superare i 2 anni. Su questo fronte le nostre imprese segnalano, in molti casi, comportamenti gravemente iniqui da parte delle pubbliche amministrazioni, che chiedono di accettare in sede di contratto tempi di pagamento superiori ai 60 giorni o di ritardare l’emissione degli Stati di Avanzamento Lavori e delle fatture.

Cosa ha comportato per il vostro settore non ricevere subito i soldi che vi spettavano e che ancora vi spettano?
Conseguenze pesantissime. Le imprese che non vengono pagate dalla pubblica amministrazione si trovano, a loro volta, nell’impossibilità di pagare i fornitori, i dipendenti, le tasse. Il nostro settore è stato e continua a essere quello più colpito dai ritardi. Migliaia di aziende hanno chiuso per mancanza di liquidità. E questo non si può accettare in un paese civile. Non si possono scaricare sulle spalle del tessuto produttivo le inefficienze della Pa e gli effetti perversi di una contabilità che non funziona.

Renzi riuscirà a pagare i debiti della Pa entro il 21 settembre oppure, come ha denunciato recentemente Tajani, l’«evidente volontà di non pagare» da parte dei tecnici del Tesoro non riuscirà ad essere superata?
Il presidente Renzi ha fatto molto bene a indicare da subito, come tema prioritario della sua azione di governo, il pagamento dei debiti arretrati della Pa, dimostrando chiaramente la volontà di intervenire per sanare il problema. È altrettanto vero, però, che finora è mancata la spinta decisiva per rimuovere le cause strutturali dei ritardi di pagamento, a partire dall’allentamento del Patto di stabilità interno. Ci preoccupa, inoltre, che nella prossima tranche di pagamenti prevista dal governo non siano incluse le spese per investimenti che riguardano in gran parte le infrastrutture. Per questo continuiamo e continueremo a far sentire la nostra voce, perché per risolvere il problema dei pagamenti l’unica strada è pagare tutti, nessuno escluso.

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