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Brandirali: grande moschea a Milano? Meglio piccoli luoghi di preghiera di quartiere

febbraio 21, 2012 Carlo Candiani

Dopo la visita del vicesindaco Maria Grazia Guida alla comunità musulmana di via Padova sono scoppiate le polemiche. Aldo Brandirali spiega le differenze e le divisioni all’interno della comunità islamica milanese, che cosa fare per garantire la libertà religiosa e che cosa non lo convince della nuova giunta Pisapia e della politica di Pdl e Lega

Per la fine del Ramadan, il vice sindaco di Milano, Maria Grazia Guida, ha voluto incontrare la comunità musulmana che fa riferimento alla Casa della cultura islamica di via Padova. Hanno fatto notizia le reazioni risentite di Abdel Hamid Shaari, presidente del Centro di viale Jenner che, comunque, ha ricevuto la visita di altri esponenti della Giunta Pisapia.

Per la fine del Ramadan, il vice sindaco di Milano, Maria Grazia Guida, ha voluto incontrare la comunità musulmana che fa riferimento alla Casa della cultura islamica di via Padova. Hanno fatto notizia le reazioni risentite di Abdel Hamid Shaari, presidente del Centro di viale Jenner che, comunque, ha ricevuto la visita di altri esponenti della Giunta Pisapia. Reazioni di disapprovazione sono state espresse da Pdl e Lega. All’incontro con la comunità di via Padova, ha partecipato anche Aldo Brandirali, esponente di lungo corso del Pdl milanese, più volte consigliere e già assessore, che è da sempre molto attento ai problemi dell’integrazione degli stranieri a Milano, ma che non si è ripresentato nelle ultime elezioni amministrative.

Brandirali, la sua è stata una partecipazione a livello personale o è stato segno di un’attenzione che, comunque, il mondo politico di cui lei ha fatto parte vuole mantenere con la realtà musulmana?
La mia partecipazione è stata innanzitutto una provocazione per avviare un dibattito all’interno del Pdl, perché ancora una volta occorre affermare che la libertà religiosa è insindacabile. Per la società democratica italiana è un principio che non è né di destra né di sinistra: abbiamo il dovere di garantire la libertà religiosa.

Alcuni, come l’ex vice sindaco Riccardo De Corato, hanno però rimarcato il fatto che in molti paesi arabi questa reciprocità di trattamento sia disattesa. 
È una stupidaggine! Perché la reciprocità in fatto di libertà religiosa comporta la presenza di uno Stato democratico. Non possiamo anticipare i processi che stanno avvenendo nel mondo arabo. In quei territori, nonostante i recenti movimenti popolari, la democrazia è ancora in divenire. Dobbiamo allora abbassarci al loro livello di non democrazia e non libertà?

Ha suscitato perplessità la reazione stizzita di Shaari, responsabile della realtà di viale Jenner. Si nota una certa diffidenza tra le due comunità cittadine musulmane. La scelta del vicesindaco di incontrare quella che fa riferimento alla Casa della cultura islamica di via Padova, testimonia una storia diversa di rapporto tra questa realtà e le amministrazioni cittadine?
C’è, prima di tutto, il problema della grande moschea: se questa sarà la soluzione, si compirà l’egemonia di una comunità islamica sulle altre comunità islamiche; e questo è, credo, il disegno sostanziale di Shaari. Non a caso, noi abbiamo sempre sostenuto il discorso di una regolamentazione di luoghi di preghiera diffusi sul territorio. La realtà è che ci sono tante comunità islamiche, hanno storie e origini diverse, paesi diversi di riferimento: noi dobbiamo garantire il pluralismo, nel confronto interno di questo mondo magmatico, e dobbiamo stoppare ogni progetto egemonico.

Il Centro islamico di via Padova è quindi il più attrezzato per il confronto, anche con l’amministrazione cittadina?
Il direttore della moschea di via Padova, Mahmoud Asfa, sostiene il discorso dei luoghi di preghiera diffusi, perché anche per la sua comunità è importante continuare il suo riferimento in Giordania. Shaari di viale Jenner ha riferimento in Arabia Saudita. Sono veramente situazioni diverse.

In questi primi mesi di governo a Palazzo Marino il sindaco Giuliano Pisapia sembra aver accantonato il progetto di grande moschea che l’aveva accompagnato durante la campagna elettorale. Anzi, prende più corpo, attraverso le dichiarazioni della stessa Guida, l’idea di regolamentare una serie di luoghi di preghiera per musulmani, piccoli e di quartiere. Ma questa non è una sua vecchia proposta, fatta durante l’amministrazione Moratti?
E che fu approvata all’unanimità, tranne che dalla Lega. Perché è una proposta ragionevole: il venerdì islamico per noi è giorno di lavoro, mentre i musulmani lasciano il loro posto di lavoro per pregare. Quindi, più vicino è il luogo per adempiere alle pratiche religiose e meno ore perdono. A Roma, dove si è costruita la grande moschea, si sta proponendo questo problema nelle borgate. Dico di più, la grande moschea è una proposta di carattere laicista e relativista, che segue la logica del “esiste il Duomo, costruiamo la Moschea”.

Come vede il dibattito interno tra Pdl e Lega?
Io lamento che, ad alimentare sempre il dibattito, siano le posizioni estreme: Matteo Salvini e De Corato, sono loro che dettano la linea. C’è una difficoltà di sintesi politica: le polemiche con la giunta Pisapia partono sempre dalle posizioni estreme.  

Come giudica i primi passi della giunta Pisapia?
La grande sceneggiata sulla mancanza di soldi è l’evidenza che si tenda a mentire. La menzogna nasconde il fatto che in realtà, tutto il programma della sinistra è un programma che chiede soldi perché aumenta la spesa pubblica; per cui la polemica sulla mancanza di soldi copre il fatto che spenderanno di più. Non hanno un vero progetto responsabile sulla città.

Potrà avere ripercussioni, nella maggioranza comunale, con un possibile effetto “domino” in giunta, la vicenda Penati?
Non credo. Hanno una capacità notevole di “digerire” le difficoltà. Il caso Penati sarà isolato, anche se è un caso di una gravità assoluta che ancora non è stato messo a sufficienza in luce nel dibattito politico milanese e di conseguenza nella pubblica opinione.

Un’ultima domanda: con quale sentimento accoglierà il nuovo arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola? E quale rapporto si aspetta tra la nuova autorità religiosa e il mondo politico milanese?
La presenza del cardinale Scola a Milano sarà un grande evento: è un uomo di grande cultura, che darà indicazioni con grandi significati, che la politica non potrà non cogliere. La qualità del confronto sarà sempre più alta.  

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