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Bolt il “fulmine” ha un rivale per le Olimpiadi. È Blake, la “bestia”

luglio 2, 2012 Sara Caspani

Nei trials giamaicani il primatista del mondo ha dovuto arrendersi al “discepolo” Yohan Blake. Storia sportiva di un duello affascinante (tra sponsor, fidanzate e ragion di Stato)

Kingston (Giamaica) – Non si sta trattando di solo sport. È la certezza all’indomani della conclusione dei Trials giamaicani disputatisi questa settimana al National Stadium di Kingston che hanno presentato una squadra di atleti stratosferici nel settore velocità, riconfermando il primato della nazione giamaicana sullo sprint maschile e femminile. Eppure qualcosa è cambiato dall’aria olimpica di quattro anni fa, e nessuno potrebbe saperlo meglio di lui, il figlio del fulmine della velocità, Usain Bolt, che ha gareggiato, per la prima volta nella stagione, al fianco del giovane compagno di allenamento Yohan Blake, riconoscendogli il primato nazionale nei 100 come nei 200 metri.

Inutile dire lo choc provocato al governo giamaicano e al quasi infarto che ha colpito tutti gli sprinter implicati in Londra 2012. Solo tre faccia a faccia in questi tre anni hanno visto i due campioni a confronto e tutti si erano rivelati in favore di Bolt. L’ultimo precedente era stato quello della finale dei Mondiali di Daegu in cui Usain aveva dovuto rinunciare per falsa partenza. Da allora maestro e allievo, allenati entrambi al coach Glenn Miller, sono cresciuti fino a far ipotizzare un possibile ribaltamento di ruoli. La polemica non si è fatta attendere e anzi sembra che in molti attendano con ansia un passo falso del campione della velocità, per rinfacciargli comportamenti poco professionali. Sarà la storia d’amore con la bianca slovacca Lubica Slovak, o qualche fastidio trascinatosi dietro dall’incidente stradale di due settimane fa, di cui ora si attende l’esito dell’inchiesta, fatto sta che Bolt, a meno di un mese dall’incontro Olimpico, non si trova certo al culmine della sua preparazione atletica.

«Devo solo vedere cosa è andato storto e lavorarci sopra, non sono preoccupato perché nemmeno il coach Miller lo è», ha dichiarato dopo la seconda sconfitta consecutiva. Nei 100 metri aveva attribuito alla distrazione sui blocchi di partenza quel 9”86 veloce ma non eccessivo dietro al 9”75 di Blake: «Mi sono fatto distrarre dai movimenti ai blocchi di partenza. Carter si continuava a muovere». Mentre sui 200, la più semplice delle due distanze per le sue caratteristiche fisiche, è stata la curva a tradirlo.

E non è stato lasciato solo a rimuginare sulla sconfitta, perché il primo ministro giamaicano Portia Simpson Miller è voluta intervenire chiamando il coach Glen Miller per raccogliere informazioni sulle condizioni dello sprinter, preoccupata, come l’intera nazione, per le sua prestazioni. Niente a che vedere con problemi drastici, assicura l’allenatore, ma con una semplice stanchezza muscolare dovuta alla Diamond League a cui Bolt ha partecipato di recente.

Quasi fosse un affare di Stato, il campione è stato immediatamente richiamato alla serietà nella sua preparazione atletica, e gli amici stessi si sono sentiti in dovere di perorare la causa. Non si sono risparmiati neppure gli sponsor, la Puma al fianco di Bolt e l’Adidas al fianco di Blake, ansiose di stabilire quale dei due straordinari talenti andrà a conquistarsi il titolo di uomo più veloce della Terra. Da parte sua, Yohan Blake, ventiduenne dall’indole d’acciaio (soprannominato “la bestia” per la straordinaria costanza negli allenamenti) non è disposto a scendere a compromessi: «Mi alleno il doppio degli altri: anche di notte. Perché per una falcata di Bolt io devo farne due. I miei programmi non sono dettati dagli sponsor o dagli ingaggi del meeting, come quelli di altri grandi atleti». Blake non sembra essersi montato la testa in seguito alle due vittorie, sebbene la soddisfazione per questo colpo inflitto al vertice dello sprint sia tanta. Due caratteri dominanti, due anime votate dalla natura di un talento inestimabile, che dovrà, purtroppo o per fortuna, esprimersi nel medesimo momento temporale e sugli stessi centimetri di fatica. Il Fulmine contro la Bestia. Staremo a vedere chi meriterà la medaglia olimpica, sperando che le preoccupazioni e le pressioni esercitate dalla nazione giamaicana non scendano in pista con loro.

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