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Corte dei Conti rileva irregolarità nel Comune di Bologna

ottobre 17, 2012 Chiara Sirianni

Intervista a Marco Lisei, capogruppo Pdl a Palazzo d’Accursio: «Si tratta di una prassi consolidata, per far quadrare i conti, che però ci espone a rischio»

La Corte dei Conti ha rilevato una serie di irregolarità nella gestione dei conti del Comune di Bologna, con un documento inviato in data 11 ottobre a tutto il consiglio comunale, al sindaco e al vicesindaco. Nell’istruttoria si prendono in esame i conti dal 2008 al 2010, e si richiama il Comune a operare cambiamenti, viste le «criticità relative alla presenza di residui attivi con alto grado di vetustà e di elevato importo». Vale a dire importi che il Comune prevedeva di incassare. La cifra è riportata dallo stesso Comune in una nota del 10 luglio: 92 milioni, smaltiti per un totale di 9,5 milioni nel corso del 2011. La Corte individua una serie di criticità per quanto riguarda i «servizi in conto terzi» che porrebbero a rischio «i principi di veridicità, annualità e attendibilità del bilancio». Normale amministrazione o rischio dissesto? Abbiamo chiesto ragguagli a Marco Lisei, capogruppo Pdl a Palazzo d’Accursio.

Vi aspettavate questo richiamo?
Il problema è che il sistema è stato reiterato negli anni. Si tratta di crediti ipotetici, non reali, che il Comune vanta nei confronti di soggetti terzi. E che entrando a tutti gli effetti nel bilancio, in un certo senso lo falsificano. Abbiamo rilevato più volte la cosa, senza successo. I dirigenti comunali ci hanno sempre detto che stavano procedendo, man mano, per recuperare i crediti.

Ci può fare un esempio?
Le cifre sono molto alte e hanno delle date lontane nel tempo. Per esempio ci sono sei milioni e 400mila euro nei confronti del gestore del Palazzetto dello sport. Un credito che è stato quasi impossibile recuperare. Altre cifre sono legate alla biblioteca multimediale del Comune, al cui interno c’era un servizio di ristorazione con cui è nato un contenzioso, per vari milioni di euro di contravvenzione, la maggior parte delle quali prese da soggetti non residenti a Bologna, quindi di difficile riscossione.

C’è il rischio di un commissariamento?
Credo che il Comune abbia sottovalutato il problema. Spero che non ci siano conseguenze gravi nel breve periodo. Ma sicuramente le difficoltà emergeranno quando dovremo redarre il prossimo bilancio, soprattutto se si intende stralciare questi residui in maniera importate.

Come intendete agire?
Da parte del Comune c’è intenzione, non da oggi, di muoversi con un piano graduale. Io ho comunque fatto una richiesta ufficiale di tipo conoscitivo, che si terrà entro novembre. Anche perché vanno capite anche gli interessi legati alla questione Imu: alcuni comuni hanno dovuto ridefinire le aliquote, che si sobo rivelate sottostimate, e le entrate soto state minori rispetto alle aspettative. Di conseguenza, le hanno dovute ritoccare. A Bologna siamo in questa fase e il Comune non si è ancora pronunciato.

In passato si è trattata di una scelta obbligata, o si poteva agire altrimenti?
Si tratta di una prassi consolidata nella redazione del bilancio, che però espone a un rischio. In sintesi, per far quadrare i conti si mantengono queste voci nei crediti, che gonfiano il bilancio. Va detto che quando il quadro economico era diverso, uno scoperto non rappresentava un problema. Oggi sì, perché quei soldi vanno recuperati, e anche con una certa urgenza.

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