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Bode Miller vince il bronzo. Ma ci sono lacrime che pesano più di una medaglia

febbraio 18, 2014 Emmanuele Michela

Lo statunitense sta per chiudere una carriera fatta di velocità e godimento, follia e successi. Ma per una volta, davanti a una vittoria si è fermato a piangere: «Mi manca mio fratello»

Stavolta Bode Miller ha dovuto abbassare la testa, e davanti non aveva i paletti ostici di qualche discesa della Coppa del Mondo, né il muro bianco delle montagne che in 37 anni di carriera ha imparato a cavalcare in tutto il mondo. Per una volta lo sciatore statunitense ha deposto il sorriso che ha accompagnato i suoi exploit sportivi, ha messo da parte l’immagine scanzonata dell’hippy che girava il mondo in camper, per arrendersi di fronte al dolore e al pianto di chi è vuoto nonostante il successo. È accaduto domenica, appena dopo il bronzo al Super G di Sochi, che lo ha reso il più vecchio sciatore alpino a prendere una medaglia. Ma appena dopo il traguardo, del record non gliene importava nulla: «Avrei preferito riavere indietro mio fratello…», ha confessato commosso ad un giornalista di NBC, con il cuore rivolto verso Chelone, il fratello 29enne morto nel sonno lo scorso aprile per un attacco di epilessia: addosso ancora i traumi di un incidente in moto che nel 2005 lo aveva portato in coma, in testa le speranze di poter partecipare ai giochi col suo snowboard.

GLI ULTIMI MESI BURRASCOSI. E poi il silenzio davanti al microfono, la testa appoggiata alla transenna senza riuscire ad aggiungere altro. Comunque andrà lo slalom gigante, le Olimpiadi di Bode Miller sono state già un’impresa per quel bronzo conquistato nel Super G. Perché la medaglia è arrivata al culmine di un periodo davvero nero per l’americano: nel 2012, 35enne, veniva operato al ginocchio e per più di un anno doveva stare fermo, e chiunque può immaginare che, a un’età del genere, un lungo stop divenga facilmente sinonimo di ritiro. Non per lui, che ha covato la speranza di tornare alla quinta Olimpiade, e che in questi mesi ha dovuto gareggiare anche contro altri avversari. Il primo è stato il dolore per la morte del fratello, il secondo l’affidamento di Nathaniel, il figlio avuto nel 2012 da una breve relazione con una donna, conteso e affidato dai giudici prima al padre e poi alla madre. E il terzo dolore è stato invece l’aborto spontaneo che ha dovuto subire Morgan Beck, la pallavolista Usa che intanto Bode a ottobre 2012 ha sposato.

È CRESCIUTO IN UNA FAMIGLIA HIPPY. Ha sempre vissuto così Miller, correndo sul filo di lana del godimento: figlio di una famiglia di hippy, è cresciuto in una casa in un bosco, natura senza acqua corrente né elettricità. Col piglio di chi ha imparato tutto per domare la vita, si è buttato nello sci agonistico: una volta per recuperare da un infortunio si è costruito in casa una macchina dei pesi, si allenava con una carriola e con un monociclo da circo. E una volta diventato professionista ha cominciato a girare per le piste a bordo del suo camper, con l’obiettivo di divertirsi e vivere tutto alla leggera. “Go fast, be good, have fun”, è il titolo della sua autobiografia, e non può essere più descrittivo di chi era Bode. Per una volta però a Sochi Miller non è riuscito ad andare veloce e si è dovuto fermare davanti al vuoto lasciato da quel fratello. Per il quale baratterebbe medaglie, record e godimento.

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