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Wassily Kandinsky, un artista in bilico tra folclore, rivoluzione e innovazione

ottobre 1, 2012 Mariapia Bruno

Era il 1910 quando Wassily Kandinsky lasciò gli studi giuridici ed etnografici che lo avevano portato a conoscere le tradizioni delle popolazioni originarie dell’impero russo per dedicarsi interamente alla pittura. Nel suo bagaglio, oltre a una ferrea conoscenza del folclore russo, numerosi taccuini, su cui aveva appuntato e schizzato i rari oggetti appartenenti alla tradizione dello sciamanesimo e tanti altri colorati reperti inghiottiti dalla lunga storia di un impero ormai traballante. Un decennio più tardi abbandonerà anche lui quella Russia Sovietica, che aveva sostenuto nei primi anni della rivoluzione, per accettare l’incarico offertogli da Walter Gropius di dividere con Paul Klee l’insegnamento al Bauhaus. La sua formazione è già forte e intrisa di quello spirito simbolista frutto del suo passato di studioso che in poco tempo lo farà diventare il punto di unione tra le avanguardie occidentali che si raccoglievano intorno al Cavaliere Azzurro (Der Blaue Reiter) e i maggiori protagonisti dell’avanguardia russa (da Michail Larionov a Goncharova).

Sempre coloratissime e accattivanti le opere di Kandinsky sottendono la teoria di un nesso strettissimo tra opere d’arte e dimensione spirituale. È proprio il colore a suscitare un duplice effetto, quello fisico, nato dalla sensazione provata nel momento del contatto visivo, e quello psichico, scaturito nel momento in cui il colore raggiunge l’anima. È un artista che ha riflettuto tanto e prodotto ancora di più, a cui Pisa dedica una grande mostra con circa cinquanta opere provenienti dal Museo di Stato di San Pietroburgo e da altri importanti musei russi intitolata a suo nome che dal prossimo 13 ottobre al 3 febbraio 2013 sarà aperta al pubblico presso il Blu | Palazzo d’arte e cultura.

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