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Vedere papa Francesco in tv mentre i figli fanno wrestling. E essere «scandalosamente lieta»

marzo 14, 2013 Eva Anelli

«Fumata bianca!», dice l’sms del marito di ritorno dal lavoro. Corro in cucina a prendere i piatti già apparecchiati e a metterli sul tavolo della sala, ben di fronte alla tv. «Bambini!» – già nuotati in piscina, docciati, impigiamati, pronti per essere accuratamente inseriti nei loro lettini, la cena è in forno, papà sta per varcare la soglia domestica, ovvero: la serata era già partita bene – «Stanno per eleggere il nuovo Papa!», raggiante come Mosè sceso dal Sinai. Quelli in segno di rispetto smettono di menarsi per tre secondi, per altrettanto tempo si allarga loro un sorriso sincero sulla bocca, di spontanea e lieta partecipazione alla gioia materna, poi tutto svanisce in un repentino adombramento dell’espressione quando capiscono che questo significa che si passa dai cartoni di Rai Yoyo a un canale in cui c’è inquadrato un caminetto.

Si trascinano controvoglia giù dal divano, vanno a giocare a Era Glaciale in corridoio. Ogni tanto s’affacciano: «Allora?» «Ancora niente».

Poi, tutto in fretta: il marito arriva, si cena con lo sguardo fisso allo schermo, infatti non vedo quel che faccio e rovescio il mio bicchiere e bagno la primogenita. Loro cominciano a stufarsi dei genitori automi. Il secondogenito fa i suoi versi, il terzogenito sgretola la frittata e la usa come maschera esfoliante del viso, la primogenita non dà tregua con le sue domande, un sottofondo acustico di cui non distinguo né i singoli suoni né le vere e proprie richieste ma che percepisco nettamente solo come fastidio.

Inizio ad agitarmi, vorrei tutto perfetto ma non lo è: l’unico vero complotto, tra i tanti paventati in questi giorni, in queste ore, è quello per cui non mi si vuol lasciar ascoltare in pace un nome.

Si scostano le tende, si apre la portafinestra. Il pontefice fa dire il Padre Nostro, lo dico in piedi ad alta voce, come per dare il là anche ai bimbi, ma l’unico spettacolo che colgo con la coda dell’occhio è il secondogenito, svaccato sul divano, che stritola con le gambe, tipo mossa del boa constrictor, il terzogenito che passava di lì per caso. Parte uno scappellotto. «… sia santificato il tuo nome…». La primogenita chiede insistentemente qualcosa – non saprei dire con esattezza cosa. «Smettila! Non ora! Sei capace di stare zitta?!… sia fatta la tua volontà…». Il terzogenito vuol stare in braccio. «Giù! Stai giù!… Dacci oggi il nostro pane quotidiano…». Il secondogenito strappa di mano qualcosa al terzogenito facendolo piangere a un volume altissimo. Non sento più niente, solo la tempia che mi pulsa. “Totò” sulla mano al grande, scansamento del piccolo tipo “vai più in là a far casino, grazie”. Quello urla più forte. «… sia fatta la tua volontà…». Interviene il marito a sedare gli animi, si coccola i maschi litigiosi, chiede qualcosa alla femmina (così forse lei smetterà di far domande). «… ma liberaci dal Male. Amen».

I figli son sempre lì che rompono, i calzini sono sempre stesi sul calorifero ad asciugare, la cucina è ancora da fare, io non ho ancora cominciato la dieta; di gente a cui non gliene frega niente di ciò che è successo stasera, anche tra amici, ce n’è a bizzeffe; di gente che «meno male che non è quello di Cl», anche tra amici, pieno il mondo; di gente cui continuerò cordialmente a stare sui cabasisi, per dirla alla Montalbano, in quanto cristiana, un’infinità; di gente che vedi prima ma «non glielo faccio capire, poverina» c’è una lunga fila che parte dal passato, prosegue – solida più che mai – nel presente e, lo vedo, continua (con molta probabilità aumentando) nel futuro. Evapora l’emozione del bello appena accaduto tanto quanto la fumata bianca nel cielo piovigginoso di Roma stasera. Mi pare evidente, dalla contingenza del reale (tutto il reale: dal calzino al mondo) che schiaccia il mio entusiasmo, che la speranza di una gioia vera quaggiù non va riposta nel «speriamo che le cose cambino», quanto nel  «speriamo che lì dove io sia, col figlio che rompe e l’odio di molti per i cristiani, quindi anche per me, possa essere scandalosamente lieta».

Io però non son cambiata per niente: lo scappellotto l’ho dato, sono stata una madre distratta e nervosa; mi son risentita quando ho letto i peggio commenti su Facebook, la cucina non la faccio sorridendo come Cenerentola ma scazzata come la sorella antipatica di Crudelia De Mon. Sarà dura, molto dura.

Ma che parola intelligente hai detto subito Francesco: cammino.

Non è cambiato niente. Ma qualcosa è successo.

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17 Commenti

  1. giovanna scrive:

    cara Eva, non ti conosco, ma il mio incontro con Papa Francesco è stato UGUALE al tuo! identico, persino nei dettagli della piscina e di Rai YOYO, sentirtelo raccontare con tanta simpatia mi ha fatto una grande compagnia! GRAZIE giovanna

  2. Veronica scrive:

    Io avevo persino la frittata uguale!!! (Il marito purtroppo era assente…) É ho pensato che ucciderne tre il gg del l’elezione del Papa sarebbe stato peccato doppio….

  3. Serena scrive:

    Cara Eva grazie! La scelta ogni momento e’ proprio quella che hai descritto bene tu: o scandalizzarsi( e rimanere più fermi delle pietre) o mettersi in cammino!

  4. Maddalena scrive:

    Anche da noi scene simili, con urlo della terza che ha coperto l’annuncio del nome “….um” (??…grazie cara) e commento del secondo: “Anche lui come me l’Ave Maria non la sa ancora bene”… Che gioia immensa però! E stamattina un sorriso sdentato ha detto: “diciamo l’Ave Maria oggi, perchè Papafrancesco (tuttoattaccato) ha detto che va dalla Madonna!”… nel caos qualcosa è rimasto!

  5. Antonio scrive:

    aaaah! mitica mamma blogger! anche da noi, più o meno…

  6. Enrico scrive:

    Siete belle, donne, trafelate e di corsa ma in cammino come ci vuole papafrancesco.
    Io non ricordo cosa ho mangiato, ma dopo mi sono accorto di aver bevuto più vino che acqua, ohibò.
    Continuavo a sorridere e mi sentivo felice, da “solo” a tavola, con mia figlia che, tornata dal lavoro, faceva la spola tra cameretta bagno e cucina intanto che si cambiava per andare a fare la notte di turno in ambulanza.
    Forse è stato un anticipo esclusivo della Pasqua, uno squarcio di resurrezione nella quaresima, una schiarita impensabile dopo “il fulmine a ciel sereno”.
    Il futuro è del Padre e noi siamo tutti suoi figli. Viva la Vita.

  7. sandro scrive:

    grazie.
    bell’articolo.
    anche da noi e’ successo lo stesso finimondo, ma e’ la vita e l’importante e’ essere lieti.
    ciao

  8. Massimiliano scrive:

    Mi viene da vomitare

  9. giuseppe scrive:

    Anche a me

    • guglielmo scrive:

      Anche io adoro l’articolo. Un grande pezzo di giornalismo. Contenuti stupendi confezionati con una grammatica perfetta. Un capolavoro. E qui mi fermo perché sto iniziando a piangere dall’emozione. Il particolare della frittata…la preghierina…i bambini che giuocano! Grazie! Mi vengono i brividi. Si, per la febbre.

      • Marco scrive:

        Condivido. Ottimo esempio di giornalismo. Se e’ vero (come e’ vero) che si impara a scrivere da ciò che si legge, sto bene io che mi sono fermato ai classici greci e latini. Pare invece che la giornalista dei sentimenti che ha confezionato l’articolo abbia letto i classici della Susanna Tamaro. E che sia stata contagiata da quella che io chiamo “sindrome di Giovanna d’Arco”.

        • Benita Fanal scrive:

          Spero anch’io che la giornalista “scandalosamente lieta” ci omaggi presto di un altro articolo come questo. Brava! Brava! Bravaaaaaaaaaaaaa!

          • Ranunzio scrive:

            Eva, non dare ascolto a questi commenti poco positivi, si tratta di invidiosi , di cattivoni anticattolici che non capiscono la tua arte. Questo livore significa solo che soffrono di stipsi letteraria, che non sono in grado di scrivere, e se anche lo fossero i loro articoli farebbero venire le coliche saturnine ad uno struzzo zoppo. Ciaoooooo.

            • Marco scrive:

              Ma vada a pelare le patate.

              • pisquano scrive:

                Si, mi piaci marco, andiamo tutti e due a pelare le patate insieme con la gioornalista a casa della zia della compagna di banco in seconda media del fratello secondogenito della cugina di secondo letto della nonna materna della convivente della tamarro. Ciao bello.

                • marco scrive:

                  Adesso si chiama convivente? Si, non lo sapevi che i cattolici gay sono solo diversamente etero. Ah bella, non la sapevo.

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