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Veder fare e veder nascere la Bellezza

ottobre 25, 2013 Valeria De Domenico

Poesia, musica e pittura: il teatro di Gek Tessaro è il luogo in cui questi tre mondi si incontrano per raccontare ai più piccoli Bellezza e Semplicità, coinvolgendoli in un’esperienza creativa che neppure l’adolescenza (si spera!) potrà cancellare…

L’occasione per ricominciare (dopo una lunga pausa “riproduttiva”!) a parlare di eventi culturali dedicati ai più piccoli, ci è offerta dal Teatro Manzoni di Monza che per questo weekend ha organizzato la due giorni “Ho preso una Nota!“. L’idea di fornire ai bambini occasioni per sperimentare la bellezza della musica coinvolgendosi direttamente e mettendosi alla prova con proposte studiate e che attingono alla tradizione, ci piace, come dire,… “a prescindere”. Nello specifico, però, all’interno del progetto trovava posto uno spettacolo di Gek Tessaro: I Bestiolini, ispirato all’omonimo cartonato edito da Franco Cosimo Panini, nella collana Zero Tre.

Eravamo rimasti affascinati dal CD allegato al libro “Il cuore di Chisciotte” vincitore lo scorso anno del Premio Andersen come miglior albo illustrato, ma assistere dal vivo ad uno spettacolo di Gek Tessaro è un vero dono. Un regalo confezionato sul momento da artisti veri (un poeta-pittore, Gek, due musicisti e una cantante) sotto gli occhi sbalorditi dei bambini, che come ci ha raccontato a sipario chiuso Tessaro, “normalmente quando tornano a casa dai miei spettacoli si mettono a disegnare”.

Vedere fare: l’ho imparato quando tenevo i laboratori di pittura. Stavo ore a spiegare ai bambini come usare pennelli e colori e li perdevo, si distraevano… Poi appena iniziavo a dipingere, ecco che rimanevano incantati! Cominciavano a seguirmi e il loro seguirmi era un partecipare attivamente alla nascita di un’opera. E subito dopo avevano voglia di rifarlo!”

Ci colpiscono le parole che Gek usa: non si tratta di “guardare uno che fa una cosa spiegando come si fa”, ma di “veder fare” che è anche “veder nascere”. La differenza la capisci stando lì, al buio, mentre davanti a te sul fondale del teatro rapide pennellate proiettate da una lavagna luminosa, danno vita a paesaggi incantati sui quali in tempo reale spuntano alberi e sbocciano fiori, sussurri a tuo figlio “Guarda, guarda cosa fa!”. Veder nascere una cosa bella è un’emozione che non si cancella facilmente.

L’immagine non è mai stata così “narrativa”. Essa racconta, divenendo, se stessa, racconta le parole e racconta la musica che, come ci spiegava ancora Tessaro, è protagonista, poiché in alcuni momenti “viene avanti e io la disegno!”

E non si tratta di musica banale. “Spesso i bambini vengono trattati come imbecilli: continuiamo a propinar loro musichette leziose, poi ci meravigliamo se a 13 anni cominciano ad ascoltare i One Derection! Ma facciamogli sentire quello che piace a noi! Facciamogli ascoltare Chopin e Mozart!”. Sul fatto che proporre buona musica sia determinante per stimolare nei nostri figli uno spirito critico tale da rimanere a tempo debito indifferenti allo “stump stump” della discografia “adolescenziale” (perché esiste tutto un mercato appositamente creato e appositamente propinato tramite social network, TV tematiche e gadgettistica), si potrebbe aprire un dibattito. Purtroppo i flussi ormonali tra gli 11 e i 20 anni (un’eternità ormai!) mandano in tilt anche le menti meglio educate! Ma credo fermamente che valga quanto detto sopra: veder nascere una cosa bella è un’emozione che non si cancella facilmente e, se non in quel Triangolo delle Bermuda che sono i “teen years”, almeno da adulti, si spera, ricorderanno…

La musica negli spettacoli di Gek Tessaro, d’altronde, è bellissima e suonata dal vivo: una chitarra classica, una fisarmonica e la voce calda di Annalisa Buzzola che esegue canti spagnoli, polacchi, russi e alcuni brani inediti, appositamente creati per accompagnare sul palcoscenico la scanzonata esibizione dei Bestiolini. I protagonisti di questo spettacolo, infatti sono insetti, piccoli e semplici, senza pretese. Esserini minuscoli, che aspirano a un po’ di felicità, certi soltanto di voler esserci in questo mondo, “pieno di cose belle per chi sa vedere” .

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